Diritti / Varie

La spesa militare torna a crescere

A livello globale nel 2015 sono stati spesi oltre 1,67 miliardi di dollari per l’acquisto di sistemi d’arma. Gli Stati Uniti continuano a guidare la classifica, mentre l’Arabia Saudita -principale responsabile della guerra in Yemen- conquistano il podio, subito sotto la Cina (seconda). L’81% della "military expenditure" fa riferimento a 15 Paesi. E per l’Italia? L’asticella è a 23,8 miliardi di dollari, sottostimati secondo Rete italiana disarmo 

Oggi, 5 aprile, è il “Global Day of Action against Military Spending”, una giornata di azione mondiale per chiedere una riduzione delle spese militari. Che nel 2015, dopo tre anni di stallo, sono invece aumentate dell’1% circa, secondo le stime del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), il più autorevole centro di ricerca in materia: l’ammontare complessivo delle spese militari è stimato dai ricercatori svedesi in 1.676 miliardi di dollari, equivalenti al 2,3% del prodotto interno lordo mondiale. 

Nel complesso i primi 15 Paesi di questa speciale classifica spendono per gli eserciti e le armi almeno 1.350 miliardi di dollari, equivalenti all’81% del totale. A guidare la lista ci sono -come sempre- gli Stati Uniti d’America, che da soli investono poco meno di 600 miliardi di dollari e contribuiscono al 36% della spesa militare complessiva (una quota minore rispetto al recente passato, a causa di una crescita robusta di altri Paesi). 
Dietro gli USA c’è la Cina, che ha visto una crescita annuale del 7,4% (per complessivi 215 miliardi di dollari) e poi l’Arabia Saudita, che ha visto crescere la propria spesa militare del 5,7%, fino ad oltre 87 miliardi di
dollari (l’aumento è dovuta soprattutto agli investimenti diretti per la guerra in Yemen, che riguardano anche bombe italiane). Pur superata dal budget Saudita, la Russia ha comunque incrementato la propria spesa militare del 7,5% (oltre 66 miliardi di dollari totali).

 
Nel 2015, il SIPRI non ha pubblicato alcuna stima relativa ai Paesi del Medio Oriente, “poiché non esistono dati disponibili per un significativo numero di Paesi -spiega una nota dell’istituto di ricerca svedese-. Laddove i numeri ci sono, evidenziano comunque un aumento della spesa del 4,1%. Nel caso dell’Iraq, invece, è possibile definire l’aumento delle spesa militare su scala decennale, dal 2006 al 2015: è stata del 536%, il più importante a livello mondiale nel periodo considerato”. 
 
Rete italiana disarmo commenta invece i numeri relativi al nostro Paese, che vedono l’Italia “piazzarsi” dodicesima a livello mondiale, con una spesa di circa 24 miliardi di dollari e una quota pari al’1,4% del totale: “Guardando ai dati ufficiali della legge di Stabilità 2015 si raggiunge infatti un totale di 23,12 miliardi di euro, corrispondenti (considerando un cambio medio 2015 di 1,1 dollari per ogni euro) a oltre 25 miliardi di dollari e
non a meno di 24 miliardi come valutato dal SIPRI. Il motivo della differenza sta forse nei fondi “extra bilancio” (in particolare dalle missioni militari e dal Ministero per lo Sviluppo Economico) su cui la Difesa può contare e i cui dati non sono facilmente rintracciabili, soprattutto per quanto riguarda osservatori stranieri”.

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