Diritti

La schedatura che non è una schedatura

Dunque, il ministro dell’Interno che schederà, con tanto di impornte digitali, tutti gli ebrei (rom e sinti) del paese, e al tempo stesso dice che non si tratta di una schedatura. E che naturalmente la cosa è fatta nell’interesse degli…

Dunque, il ministro dell’Interno che schederà, con tanto di impornte digitali, tutti gli ebrei (rom e sinti) del paese, e al tempo stesso dice che non si tratta di una schedatura. E che naturalmente la cosa è fatta nell’interesse degli stessi ebrei (rom e sinti), dal momento che sarà possibile, attraverso la schedatura che non pè una schedatura di far accedere ai ghetti per gli ebrei (campi nomadi) solo gli aventi diritti. Gli ebrei (rom e sinti) non aventi diritto saranno invece allontanati. Così gli ebrei (rom e sinti) potranno vivere nei ghetti (campi) in modo decente.
Il progetto, come al solito, è accolto con leggerezza e serenità da media e mondo politico: il ministro ha detto che la schedatura non è una schedatura e quindi possiamo stare tranquilli. Si muove l’Agenzia incaricata di proteggere la privacy, ma il ministro ha già detto che andrà avanti comunque con la schedatura che non è una schedatura. I commissari all’emergenza ebrei (rom), che poi sono i prefetti di Roma, Milano e Napoli, possono procedere.

Amos Luzzatto, ebreo ottantenne, ricorda: “Sono stato bamdino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricondo che mi indicavano col dito: mamma, guarda, quello è un giudeo. […] Prendere le impronte ai bambini rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile”.

Forse è per questo che Maroni garantisce: la schedatura degli ebrei (rom e sinti) non è una schedatura.

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