Ambiente / Attualità

La scarsità di neve senza precedenti sui ghiacciai lombardi

L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha pubblicato a inizio luglio i risultati sullo “stato di salute” di alcuni dei principali corpi glaciali del territorio. Riscontrati spessori di neve “notevolmente inferiori rispetto agli scorsi anni”, con conseguenze pesanti anche per l’apporto idrico a fiumi e laghi

Il ghiacciaio del Fellaria in Valmalenco © Salmen Bejaoui, unsplash

“Una stagione di accumulo eccezionalmente secca, aggravata nei mesi di maggio e giugno da temperature nettamente superiori alla norma, ha provocato una scarsità di neve senza precedenti sui ghiacciai lombardi”. A lanciare l’allarme è l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) della Lombardia al termine della campagna 2022 di misurazione dello stato di salute di alcuni dei principali corpi glaciali del territorio, i cui risultati sono stati pubblicati a inizio luglio. Con l’eccezione delle zone di accumulo presenti a quote superiori ai 3.500 metri di altitudine, sono stati riscontrati spessori di neve “notevolmente inferiori rispetto agli scorsi anni”. Inoltre la scarsa quantità di accumulo “unitamente alle scadenti caratteristiche fisiche e meccaniche interne al manto nevoso sono presagio di un’estate drammatica per il glacialismo alpino”.

Il documento è il frutto di un lavoro di monitoraggio svolto tra maggio e giugno scorsi, periodo dell’anno in cui solitamente la massa nevosa raggiunge lo spessore e l’estensione maggiori. I tecnici di Arpa hanno effettuato una serie di carotaggi e di misurazioni; in particolare sono stati raccolti i dati relativi alla densità e all’altezza del manto nevoso sulla base dei quali è stato calcolato l’equivalente idrico della neve (in inglese Snow water equivalent, da cui l’acronimo Swe), ovvero la massa d’acqua di disgelo (espressa in chilogrammi) per metro quadrato di superficie che risulterebbe dalla sua completa fusione. Maggiori sono la densità del ghiaccio e l’altezza della copertura nevosa, più grande sarà la quantità d’acqua potenzialmente disponibile.

“Queste campagne di misurazione consentono sia di valutare la quantità totale di equivalente in acqua immagazzinata nella neve, sia la sua distribuzione sul territorio regionale -si legge nel report di Arpa Lombardia-. Il parametro Swe, pertanto, riveste un ruolo chiave nel bilancio idrologico delle regioni alpine, rappresentando una riserva idrica a rilascio graduale e al tempo stesso una componente importante per il rischio idrogeologico”. I risultati sono tanto chiari quanto allarmanti: a fine giugno, quando l’innevamento dovrebbe essere al suo massimo, si sono riscontrate invece condizioni tipiche di fine estate e i ghiacciai sono privi della copertura nevosa che dovrebbe proteggerli dal sole e dalle alte temperature. Una situazione che aumenta in maniera esponenziale la fusione dei corpi glaciali.

L’indice Swe (la massa dell’acqua di disgelo, espressa in chilogrammi per metro quadrato, che deriverebbe dalla completa fusione del manto nevoso) degli otto ghiacciai lombardi studiati dall’Arpa Lombardia © Arpa Lombardia

Il rilevamento ha interessato otto ghiacciai di importanza strategica per il sistema idrogeologico della Lombardia che alimentano alcuni tra più importanti bacini idrici della Regione. Le acque di fusione del Vioz e del Dosegù nel sottogruppo Cevedale-San Matteo, del Vitelli nel sottogruppo Ortles-Cristallo e del ghiacciaio di Alpe Sud sul monte Sorbetta si gettano nell’Adda. Mentre dall’Adamello e dal Pisagna scendono le risorse idriche che alimentano il fiume Oglio. Infine, il Fellaria Occidentale e quello Orientale nel Gruppo del Bernina alimentano il bacino del torrente Mallero che attraversa la Valmalenco per gettarsi poi nell’Adda.

Stima potenziale dell’equivalente idrico della neve per il bacino idrografico montano Adda-Mera-Lario in milioni di metri cubi © Arpa Lombardia

La Snow water equivalent delle singole formazioni glaciologiche registrata tra maggio e giugno 2022 si attesta ai minimi dal 2016, anno in cui sono iniziate queste misurazioni. L’Adamello è il ghiacciaio in condizioni più critiche, con un indice Swe di appena 499 a fronte di 1.967 registrato nel 2021 per effetto delle abbondanti nevicate. Situazione altrettanto drammatica per Alpe Sud che, dopo aver registrato valori record nel 2021 (1.858), ha un indice di appena 227. Il Fellaria orientale è l’unica formazione a mantenere un buon innevamento e con un indice Swe di 1.375, ma comunque in forte calo rispetto alla media dei quattro anni precedenti. Sul Dosegù, la quantità di neve presente è di circa un terzo rispetto all’anno precedente (519 rispetto a 1.456) mentre sul Pisagna ci sono appena 312 chilogrammi di acqua equivalente per metro quadrato contro i 1.790 chilogrammi dell’anno scorso e i circa 2.500 del 2019. “Molti ghiacciai presentano oggi le condizioni tipiche di fine estate in annate relativamente nevose -sottolinea Arpa-. Presumibilmente l’estate 2022 segnerà bilanci di massa negativi in tutti i ghiacciai della Regione, con decrementi volumetrici considerevoli e la possibile scomparsa di alcune formazioni di piccole dimensioni”.

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