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Diritti / Intervista

La mediatrice europea chiede a Frontex regole più chiare sul salvataggio in mare

© Jérémie Lusseau - SOS MEDITERRANEE

Nell’attività di sorveglianza marittima l’Agenzia attualmente non può adempiere ai suoi doveri e dipende troppo dalle decisioni degli Stati membri. Inoltre non ha linee guida chiare su quando può lanciare un mayday. È questa la conclusione dell’indagine seguita al naufragio di Pylos, in Grecia, della mediatrice O’Reilly. La nostra intervista

Secondo la mediatrice europea Emily O’Reilly l’Agenzia Frontex nelle sue operazioni di ricerca e salvataggio in mare “non può adempiere pienamente ai suoi obblighi in materia di diritti fondamentali” e “dipende troppo dagli Stati membri per agire quando le barche che trasportano migranti sono in pericolo”. È la conclusione della “sua” indagine pubblicata il 28 febbraio e avviata dalla mediatrice a seguito del naufragio di Pylos che nel giugno 2023 ha provocato la morte di oltre 600 persone. Un’inchiesta che ripercorre puntigliosamente i fatti e tenta di ricostruire eventuali responsabilità dell’Agenzia, analizzando, parallelamente, anche altri casi, come il naufragio di Steccato di Cutro (KR).

Sotto accusa è l’impotente sistema di sorveglianza dell’area, su cui Frontex ha investito negli ultimi anni oltre cinquecento milioni di euro, che osserva dall’alto quanto succede in mare. L’Agenzia poteva o doveva fare di più? “Non siamo nella posizione di dire, in entrambi i casi, se avrebbe dovuto lanciare un mayday ma è certo che non ha linee guida interne chiare per decidere quanto farlo”, dice ad Altreconomia O’Reilly. Il direttore di Frontex, Hans Leijtens, le ha risposto che “non siamo l’Agenzia europea di ricerca e salvataggio” ma soprattutto che, nel caso dell’Adriana naufragata al largo delle coste greche, “il semplice fatto che fosse affollata non la qualifica come un caso di distress”, che quindi giustificherebbe il lancio di un mayday. Non è un tecnicismo: la qualifica del salvataggio come operazione di polizia o ricerca e salvataggio, da un lato, e il ruolo di Frontex nel sottostare alle decisioni dei Paesi membri, dall’altro, hanno una ricaduta concreta sulla vita delle persone. E soprattutto giustificano o meno la compatibilità della sorveglianza dall’alto con il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. L’indagine della mediatrice è un primo passo per iniziare a fare chiarezza su questi aspetti. L’abbiamo intervistata.

Perché avete avviato un’indagine sul ruolo di Frontex nelle operazioni di ricerca e salvataggio?
EOR Quando oltre 600 persone muoiono nonostante il loro viaggio fosse noto a un’Agenzia dell’Unione europea, alle autorità di due Stati membri, alla società civile e alle navi private, è fondamentale capire come sia potuta accadere una cosa del genere, non solo per determinare le responsabilità ma anche per trarre importanti insegnamenti che possano prevenire tragedie simili. In linea con il mio mandato, ho deciso che era necessario esaminare nello specifico come Frontex rispetta i suoi obblighi in materia di diritti fondamentali, non solo in questo incidente, ma più in generale nella sua partecipazione alle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.

Che cosa avete ricostruito in merito al naufragio dell’Adriana?
EOR Abbiamo scoperto che Frontex ha fatto quattro diverse offerte per assistere le autorità greche fornendo una sorveglianza aerea della nave ma non ha ricevuto alcuna risposta. In base alle norme vigenti, l’Agenzia non poteva recarsi nei momenti critici sul luogo del naufragio dell’Adriana senza l’autorizzazione delle autorità greche. Dato che le apparecchiature di registrazione a bordo della nave della Guardia costiera greca erano state spente per motivi non ancora chiari, la sorveglianza di Frontex avrebbe fornito una migliore registrazione degli eventi e una maggiore possibilità di ricostruire le responsabilità. Avrebbe potuto influenzare positivamente la condotta della guardia costiera.

Frontex avrebbe dovuto lanciare un mayday?
EOR Non siamo in grado di fare una valutazione, né possiamo dire se avrebbe salvato o meno delle vite in questa particolare situazione. Per migliorare le future operazioni di soccorso marittimo e garantire la responsabilità, Frontex dovrebbe adottare linee guida chiare su quando lanciare un mayday.

È l’Agenzia che non rispetta i doveri legali che le sono stati imposti o è la legislazione che è carente?
EOR Frontex non ha violato alcuna norma nella sua risposta all’Adriana. Ma la nostra indagine ha riscontrato diverse carenze, ad esempio il fatto che l’Agenzia non ha linee guida interne sull’emissione di segnali di emergenza (ad esempio le chiamate mayday) e che non riesce a garantire che i suoi controllori dei diritti fondamentali siano sufficientemente coinvolti nel processo decisionale sulle emergenze marittime.

“Abbiamo chiesto alla Commissione europea, al Consiglio dell’Ue e al Parlamento europeo di istituire una commissione d’inchiesta indipendente per valutare le ragioni dell’elevato numero di morti nel Mediterraneo e per trarre insegnamento dal naufragio dell’Adriana”

Lei ha fatto anche un parallelo con la tragedia di Crotone. Ci sono elementi in comune? Frontex avrebbe dovuto dare il mayday anche in quel caso?
EOR Come per l’Adriana, non siamo in grado di stabilire se Frontex avrebbe dovuto lanciare un mayday. Ho citato il naufragio di Crotone nella mia inchiesta perché anche questo incidente ha dimostrato con quali modalità Frontex collabori con le autorità nazionali. In quel caso, L’Agenzia voleva anche inviare un aereo sul luogo dell’incidente e ha chiesto il permesso al Centro di coordinamento dei soccorsi italiano.

Il Mediterraneo è un cimitero a cielo aperto. Che cosa chiedete a Frontex e alle istituzioni europee?
EOR Date le crescenti preoccupazioni per le violazioni dei diritti fondamentali in Grecia, Frontex dovrebbe esaminare se è stata raggiunta la soglia che le consente di porre formalmente fine alle sue attività con questo Paese. Questa possibilità esiste ai sensi dell’articolo 46 del regolamento. L’Agenzia dovrebbe inoltre affrontare una serie di carenze individuate nell’indagine. Tra queste, l’adozione di linee guida interne su come reagire alle emergenze marittime (compresa l’emissione del mayday ed eventualmente di altri segnali di emergenza) e l’introduzione di disposizioni pratiche per garantire la presenza di un osservatore dei diritti fondamentali nella sala di sorveglianza europea quando gravi incidenti marittimi vengono rilevati dalle attività di sorveglianza di Frontex. Abbiamo chiesto alla Commissione europea, al Consiglio dell’Ue e al Parlamento europeo di istituire una commissione d’inchiesta indipendente per valutare le ragioni dell’elevato numero di morti nel Mediterraneo e per trarre insegnamento dal naufragio dell’Adriana. L’inchiesta dovrà infatti formulare delle raccomandazioni.

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