Diritti

LA FIDUCIA DELLA POLIZIA…

LA FIDUCIA DELLA POLIZIA E’ davvero molto difficile, di questi tempi, mettere in cantiere, o anche solo ipotizzare, riforme concrete che riguardino le forze dell’ordine. L’ossessione securitaria è così diffusa che nel mondo politico, e anche nel senso comune, ogni…

LA FIDUCIA DELLA POLIZIA

E’ davvero molto difficile, di questi tempi, mettere in cantiere, o anche solo ipotizzare, riforme concrete che riguardino le forze dell’ordine. L’ossessione securitaria è così diffusa che nel mondo politico, e anche nel senso comune, ogni iniziativa che riguardi i corpi di polizia e il loro rapporto con la cittadinanza sono visti con sospetto e spesso con ostilità. La retorica securitaria prescrive un conformismo assoluto attorno a poche parole d’ordine, che vanno dall’abusato concetto di ‘tolleranza zero’ alla teoria dei troppi vincoli che terrebbero a freno l’azione delle forze di sicurezza, fino al tema intramontabile della scarsità di mezzi.

Per evere un’idea di qual è la filosofia che regna all’interno della polizia, si possono leggere le affermazioni di Laura Galtiero, appena rieletta segretaria regionale ligure del Siulp, il principale sindacato di categoria. La Galtiero si riferisce alla proposta di introdurre l’obbligo, per gli agenti in servizio di ordine pubblico, di avere codici alfanumerici sulla divisa, in modo che siano sempre identificabili. E’ una norma in vigore in molti paesi europei e viene generalmente vista come una forma di garanzia e di trasparenza per tutti: per i cittadini, che in caso di abusi e irregolarità possono individuare i responsabili, per gli stessi agenti, che avrebbero un argomento in più (il rischio di pagare personalmente) per opporsi a eventuali ordini aberranti superiori (in uqesto senso, la vicenda di Genova insegna). Più in generale questa riforma andrebbe nella direzione della trasparenza e gioverebbe senz’altro alle relazioni – oggi non facilissime, specie per la ferita causata dal G8 di Genova – fra cittadinanza e forze dell’ordine.

La sindacalista imposta però la questione in termini di "reciproca fiducia fra lo Stato, chi  rappresenta lo Stato e i cittadini”, sostenendo che la norma sarebbe una sorta di  attacco agli agenti. "Se si vuole creare un sistema di trasparenza e mettere un numero dietro il casco di ciascun agente – sostiene Laura Galtiero -, in modo che durante eventuali incidenti sia identificabile l’operatore di polizia, stessa cosa bisogna fare per il pubblico. Altrimenti, se si tratta di una soluzione unilaterale, significa che c’è un problema alla base.  Insomma, vogliamo sapere se lo Stato si fida o no di chi lo rappresenta”. La tesi è sconcertante. La fiducia non può mai essere a scatola chiusa, che si tratti della polizia o di qualunque altra istituzione. Il rifiuto sembra pregiudiziale e l’argomento usato – mettere sullo stesso piano forze dell’ordine e privati cittadini – del tutto fuorviante.

E’ lo stesso pericoloso argomento usato da chi vorrebbe giustificare le vollenze commesse a Genova dalle forze dell’ordine, con gli atti di teppismo compiuti da gruppi di black bloc. Il punto è proprio questo: i poliziotti non sono dei teppisti e non possono, in alcun caso, agire come loro. I teppisti vanno contrastati e fermati con gli strumenti di cui la polizia dispone e nessun agente, in quanto agisca correttamente, anche con le azioni violente consentite dalla legge e con l’autorità che questa conferisce loro, ha qualcosa da temere da parte dello Stato. E quindi può tranquillamente utilizzare un casco che contempli un codice di riconoscimento. E’ lo stesso principio che vale per gli impiegati pubblici e privati impegnati allo sportello o al telefono di un call center: rendersi riconoscibili, incentiva la fiducia. Proprio il contrario di quanto ritiene la sindacalista Siulp.  

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