Diritti

La discriminazione autorizzata

La Cassazione ha annullato la condanna inflitta all’attuale sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, e altri cinque suoi compagni di partito, per una campagna anti-zingari giudicata in primo grado ed appello discriminatoria (6 mesi in primo grado, 2 in appello),…

La Cassazione ha annullato la condanna inflitta all’attuale sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, e altri cinque suoi compagni di partito, per una campagna anti-zingari giudicata in primo grado ed appello discriminatoria (6 mesi in primo grado, 2 in appello), sostenendo che “la discriminazione per l’altrui diversità è cosa diversa da quella per l’altrui criminosità“.
E’ sempre difficile prendere i giudizi della Cassazione, legati a episodi specifici, per trarne regole generali, ma non si può trascurare il peso che una motivazione del genere può avere in una situazione come l’attuale, caratterizzata da una forte campagna politica e mediatica di tipo xenofobo, che colpisce specialmente i rom. Viviamo in un paese nel quale i media non si fanno problemi a mettere in prima pagina notizie decisamente minori come un furto o uno scippo, se commessi da rom, o a riportare come se nulla fosse presuente notizie sui rom che rapiscono i bambini, fingendo di non sapere che questa leggenda circola nell’immaginario italiano ed europeo ma è – appunto – una leggenda.

Fra i rom, indubbiamente, ci sono dei ladri, come in tutti i gruppi umani, e probabilmente ve ne erano nei gruppi di zingari di cui si occuparono il sindaco di Verona e i suoi amici (i fatti risalgono al 2001, quando Tosi era consigliere regionale), ma dobbiamo domandarci: ha senso, anche in circostanze del genere, che interi gruppi umani – quindi anche persone che nulla hanno a che fare con i reati contestati ad alcuni – siano indicati in base all’appartenenza a un gruppo “etnico” o nazionale e siano collettivamente indicati come “il problema” da affrontare? 

Anche qui vale l’esercizio di sostituire la parola ebrei alla parola rom. Sarebbe possibile fare una campagna, un’iniziativa politica per dire che gli ebrei che vivono nel ghetto alla periferia di Verona (o di Roma o di Firenze o di qualunque altro luogo) vanno allontanati perché alcuni di loro truffano, fanno strozzinaggio o rubano? E se ci fosse un gruppo di famiglie – mettiamo – di Catania, e qualcuno dicesse che quei catanesi – alcuni dei quali si ritiene che rubino e siano legati alla malavita – vanno tutti allontanati?

Tosi e i suoi colleghi direbbero e farebbero le stesse cose? La Cassazione esprimerebbe lo stesso giudizio?  

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