Diritti

La crisi giustifica gli aiuti di stato a Finmeccanica

Pur se in epoca di crisi economica, il sostegno statale all’industria militare continua a non mancare, anche in Italia. In questo senso va riletta la decisione del Governo italiano (presa a fine ottobre) di sottoscrivere una parte dell’aumento di capitale…

Tratto da Altreconomia 102 — Febbraio 2009

Pur se in epoca di crisi economica, il sostegno statale all’industria militare continua a non mancare, anche in Italia. In questo senso va riletta la decisione del Governo italiano (presa a fine ottobre) di sottoscrivere una parte dell’aumento di capitale sociale deliberato dal cda di Finmeccanica. Il ministero del Tesoro, azionista di maggioranza, ha deciso di acquistare circa 31.200.000 degli oltre 152 milioni di nuove azioni emesse (controvalore totale di 1,2 miliardi di euro) con l’esborso complessivo di circa 250 milioni di euro. Il gruppo Finmeccanica ha poi comunicato il completamento dell’operazione di aumento di capitale, con il nuovo assetto che vede il Tesoro al 30,2% del capitale sociale. Per quale motivo era necessaria questa iniezione di capitali? Non certo per una difficoltà nei conti visto che il colosso italiano è stabilmente in crescita ed è da tempo inserito nella top ten delle industrie armiere mondiali. Il problema vero è stato lo shopping di aziende messo in atto dal gruppo in diverse direzioni, con lo scopo principale di acquisire un miglior posizionamento sul mercato statunitense. Prima a livello di importanza è stata la scalata a Drs Technologies, azienda statunitense leader nel settore dei servizi e dei prodotti elettronici integrati per la Difesa. Costo dell’operazione:  5,2 miliardi di dollari. In seguito la controllata Fincantieri è riuscita a comprarsi Manitowoc Marine Group (Mmg), fra principali costruttori navali di medie dimensioni negli Stati Uniti (che opera anche per la Marina e la Guardia Costiera statunitensi). Il valore della transazione, perfezionata ad inizio gennaio 2009, è stato di circa 120 milioni di dollari. In questo quadro non va nemmeno dimenticato il completamento dell’opa residuale sulla già controllata Datamat. Infine, sono di novembre le notizie di un interesse del gruppo italiano a sviluppare progetti con alcune delle industrie militari israeliane tra cui Iai (aeronautica), Rafael (agenzia per lo sviluppo di armamento da guerra) ed Elbit (elettronica militare). L’intesa riguarderebbe lo sviluppi di futuri apparati nel campo militare per poi operarne la produzione e vendita su tutti i mercati mondiali. In aggiunta Finmeccanica sarebbe in avanzate trattative con l’ufficio scientifico del ministero israeliano dell’Industria e degli affari per la sottoscrizione di un protocollo di cooperazione con le imprese locali. La firma dovrebbe avvenire proprio a febbraio 2009, con un tempismo davvero perfetto.

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