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Diritti / Approfondimento

La costruzione dei nuovi Cpr in Italia è al palo. Il “Piano straordinario” ancora non c’è

Le reti di protezione del Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio © Invitalia

A quattro mesi dagli annunci, il ministero della Difesa, incaricato della progettazione e realizzazione dei Centri di permanenza per il rimpatrio, dichiara che sono ancora in corso i “lavori preparatori”. Nel 2023 non sono state effettuate spese. Il piano del governo esiste, per ora, solo sulla carta

Mentre i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) in Albania diventano realtà attraverso l’ultimo bando milionario, sul lato italiano l’obiettivo del Governo Meloni di costruirne uno per Regione è fermo. A oggi di concreto non c’è nulla: non è stata effettuata nessuna spesa e i luoghi in cui realizzare le strutture non sono stati ancora ufficialmente individuate. “Tutte le attività sono in fase preparatoria” ha fatto sapere ad Altreconomia la Direzione generale dei lavori del ministero della Difesa, incaricata dall’esecutivo di occuparsi del tema. Da novembre 2023, infatti, le strutture ricettive e di trattenimento per i migranti (dagli hotspot ai Cpr fino ai Centri di accoglienza straordinaria) fanno parte dell’elenco delle opere di difesa e sicurezza nazionale.

Il 7 novembre 2023 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva sottolineato, di fronte al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, come il governo considerasse “prioritario realizzare nuovi Cpr con l’obiettivo di disporre di almeno un centro per Regione”, con procedure “derogatorie e acceleratorie previste per le opere di sicurezza nazionale”. Un progetto che, da lì a pochi giorni, sarebbe diventato realtà con la conversione del decreto legge del 19 settembre. La nuova normativa prevede infatti che “su proposta dei ministri dell’Interno e della Difesa di concerto con quello dell’Economia” venga approvato “un Piano straordinario per la per la localizzazione delle aree interessate dalla realizzazione di dette strutture e che il piano possa essere aggiornato periodicamente, anche a seguito di modifiche degli stanziamenti”. “Tale piano, soggetto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale -scrive il ministero della Difesa ad Altreconomia– non è ancora stato adottato e le attività sono in fase preparatoria”.

La Direzione generale dei lavori del ministero guidato da Guido Crosetto ha inoltre sottolineato come nel 2023 “non siano state effettuate spese”. Il “tesoretto” di 20 milioni allocato dalla stessa legge di inizio novembre per permettere alla Difesa -“mediante le proprie articolazioni del Genio militare, l’impiego delle forze armate e della società Difesa Servizi”- di progettare e realizzare le strutture resta così ancora intonso. Una cifra, tra l’altro, molto bassa se si considera l’unico progetto di ampliamento della capienza nei Cpr attualmente attivo che riguarda Caltanissetta.

A Contrada Pian del Lago, infatti, a fianco della struttura di detenzione già esistente ne verrà costruita un’altra per aumentarne le capacità di trattenimento. A metà marzo Invitalia, l’Agenzia nazionale di proprietà del ministero dell’Economia che già in passato si era occupata di gestire gli appalti dei lavori relativi ai Cpr, ha pubblicato una gara su mandato del ministero dell’Interno da 11,7 milioni di euro per la realizzazione di “tre blocchi alloggiativi per un totale di 56 posti”. Gli interventi riguardano anche la viabilità esterna al centro, gli impianti termici ed elettrici così come la realizzazione di una nuova recinzione di sicurezza alta sette metri. Ma gli oltre 11 milioni di euro restano un buon parametro per valutare i 20 attraverso i quali la Difesa dovrebbe realizzare le nuove strutture sul territorio italiano. Una cifra bassissima. Resta centrale, poi, oltre alla spesa necessaria per realizzare i centri, quella richiesta per la manutenzione.

Nel caso del Cpr di Via Corelli a Milano, da inizio 2020 al marzo 2023 in totale sono stati spesi più di 3,3 milioni di euro per la gestione della struttura, di cui il 58% è stato impiegato per lavori di adeguamento, manutenzione o interventi di ripristino dei luoghi danneggiati. Nel reportTrattenuti. Una radiografia del sistema detentivo per stranieri”, curato da ActionAid, si sottolinea come “il prolungamento del periodo di permanenza medio all’interno dei Cpr coincide con il picco di spesa per le manutenzioni straordinarie”. Evidentemente, il Piano straordinario del Governo Meloni, che ha prolungato a 18 mesi il tempo massimo di detenzione, deve fare i conti con la realtà. Oltre che di “volontà” degli enti locali di avere una struttura simile nel proprio territorio, anche economica. Per ora, tutto resta sulla carta.

Relazione tra tempi di permanenza e costi manutenzione © Action Aid, “Trattenuti. Una radiografia del sistema detentivo per stranieri”, 14 luglio 2023

La Direzione generale dei lavori ha confermato ad Altreconomia che “tutte le attività finalizzate alla realizzazione delle strutture” saranno effettuate “a norma delle vigenti disposizioni in materia di contratti pubblici e di trasparenza, che prevedono la pubblicazione degli atti e dei documenti riferiti al ciclo di vita del contratto pubblico e ai pagamenti effettuati”. Lo spauracchio del velo nero sulla costruzione e realizzazione dei nuovi luoghi di trattenimento, nuove “opere di sicurezza nazionale”, sembra così, per adesso, evitato.

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