Diritti

LA CAMORRA, L’ESERCITO, LA POLITICA…

LA CAMORRA, L’ESERCITO, LA POLITICA Il "dibattito" sull’esercito a Napoli rimette sotto i riflettori il modesto spessore delle "politiche securitarie" – dietro lo slogan "mandiamo l’esercito" – quando sono così improvvisate e proposte sull’onda di fatti di cronaca più o…

LA CAMORRA, L’ESERCITO, LA POLITICA

Il "dibattito" sull’esercito a Napoli rimette sotto i riflettori il modesto spessore delle "politiche securitarie" – dietro lo slogan "mandiamo l’esercito" – quando sono così improvvisate e proposte sull’onda di fatti di cronaca più o meno enfatizzati. Sarebbe sbagliato dire un no preconcetto e assoluto al rafforzamento degli apparti di sicurezza nelle zone del paese dove la presenza della malavita è così forte da avere il controllo effettivo del territorio: lo stato ha il dovere di far sentire la sua presenza e in certe situazioni la presenza degli agenti può essere un fattore di lotta e dissuasione necessario. Il punto è però che in alcune parti d’Italia – Napoli e la Campania in testa – la camorra ha un potere che si è radicato nel tessuto sociale e produttivo, a dispetto di una frammentazione in clan rivali che alimenta una continua e sanguinosa guerra tra fazioni.

Perciò, nell’intraprendere politiche di contrasto, sarebbe bene ribadire che l’invio di nuove forze di sicurezza può essere necessario – nell’ottica dello stato – per arginare l’escalation militare dei clan, ma che serve ben altro per debellare – o anche solo limitare – lo strapotere economico-sociale della criminalità organizzata. Serve un’offensiva sul piano culturale e politico. Serve il superamento di quella strategia dell’adattamento che caratterizza il nostro ceto politico locale e nazionale. Come diceva Sciascia con riferimento alla mafia siciliana, "la palma è salita al Nord": il potere  mafioso si è introdotto a tutti i livelli dle potere politico ed economico e non è pià limitato al Mezzogiorno d’Italia.

I leader politici, se volessero davvero affrontare l’emergenza camorra, dovrebbero per prima cosa guardare in casa loro: dentro i partiti, nella "classe" degli amministratori locali, nei luoghi del potere. Scoprirebbero che una vasta opera di bonifica, con un’apertura alle parti sane della società, sarebbe un attacco alla camorra ben più pericoloso di quello che potrebbero portare i soldati.

Ma l’Italia di questi anni non sembra in grado di affrontare una sfida del genere. 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia