Economia / Opinioni

Italia, qualcosa da dichiarare?

Redditi falsi e conti correnti all’estero sottraggono risorse alle casse dello Stato. E i nuovi bonus rischiano di aumentare frodi e creare crediti fasulli. La rubrica di Alessandro Volpi

Tratto da Altreconomia 244 — Gennaio 2022
Il Principato di Monaco © Victor He, unsplash

Alcuni numeri incredibili con cui aprire l’anno. Da un recente studio realizzato dal centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali emergono dati davvero singolari. Il 57% degli italiani, vale a dire oltre 14,5 milioni di famiglie su un totale censito da Istat di 25,7 milioni, vive in media con meno di 10mila euro lordi l’anno. Più nel dettaglio esisterebbero quasi 15 milioni di italiani che vivono con 3.500 euro lordi all’anno e altri 11,66 milioni che vivrebbero con una media di 11.250 euro lordi l’anno.

Questi dati sono ricavati dalle dichiarazioni dei redditi del 2019 da cui emerge anche che i contribuenti delle prime due fasce di reddito (fino a 7.500 e da 7.500 a 15mila euro) sono 18.140.077, pari al 43,68% del totale dei dichiaranti. In totale questi dichiaranti pagano solo il 2,31% di tutta l’Irpef. In sostanza ben oltre la metà degli italiani sarebbe decisamente molto povera -non arriva a 10mila euro lordi l’anno- e quasi la metà paga Irpef per quattro miliardi sul totale di 175 miliardi annui. In questo Paese incredibile -perché letteralmente non credibile- si spendono però 125 miliardi di euro annui nel gioco d’azzardo, ben 10 miliardi in più della spesa sanitaria pubblica, circolano secondo Istat 40 milioni di auto e sette milioni di motoveicoli, e sono presenti circa 1.800 miliardi di euro parcheggiati sui conti correnti. 

Vista da questa prospettiva, l’Italia sembra davvero il Paese dei balocchi, come del resto dimostra un altro dato fornito, in maniera ufficiale, dai Paesi che hanno adottato il Common reporting standard. Risulta che due milioni di italiani hanno depositato su conti esteri 210 miliardi di euro, senza considerare quelli dirottati negli Stati Uniti che non hanno aderito all’accordo e non rendono note queste informazioni; in particolare non lasciano traccia le somme finite in sette Stati della Confederazione che sono veri e propri paradisi fiscali. 

In altre parole gli italiani, che sembrano denunciare pochissimo, hanno all’estero una cifra più o meno analoga al Recovery plan per rispettare gli obblighi del quale, di fatto, stiamo quantomeno stravolgendo il nostro sistema di democrazia parlamentare. In tale ottica, vale la pena ricordare che dei circa 40mila residenti del Principato di Monaco quasi settemila sono italiani, contribuenti, in realtà assai ben poco, del fisco di Alberto II, piuttosto che di quello del loro Paese. La sottrazione di risorse alle casse dello Stato avviene anche attraverso strade “laterali” favorite dalla sopravvivenza del mito, fasullo, delle cartolarizzazioni. I provvedimenti relativi ai bonus, dal 110% al bonus facciate, hanno previsto la possibilità sia della cessione del credito sia dello sconto in fattura. A questo proposito è stata creata una piattaforma ad hoc presso l’Agenzia delle entrate su cui sono risultati movimenti per oltre 19 miliardi di euro in un anno.

Sono 201 i miliardi di euro depositati su conti esteri da due milioni di italiani. Senza considerare quelli dirottati negli Stati Uniti.

Con due rischi evidenti. Il primo è quello delle frodi, segnalato dallo stesso direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, determinato dalla creazione di crediti fasulli messi in circolazione con grande facilità nell’enorme mole di cessioni e poi monetizzati, magari da operatori legati alla criminalità organizzata. Il secondo rischio è che quella monetizzazione avvenga a carico dei contribuenti e sia molto più alta dello stanziamento originariamente previsto per i bonus stessi: oltre 19 miliardi di euro infatti andranno a finire nella spesa pubblica. In pratica un’altra bolla speculativa con soldi della collettività. Buon anno.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento

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