Diritti

Intercettazioni rivelatrici

 La nuova normativa contro le intercettazioni telefoniche dei magistrati, in discussione in parlamento (si fa per dire, visto il livello di dipendenza dall’esecutivo), è un banco di prova su almeno due fronti, collegati fra loro. Il primo riguarda l’assetto istituzionale, le…

 La nuova normativa contro le intercettazioni telefoniche dei magistrati, in discussione in parlamento (si fa per dire, visto il livello di dipendenza dall’esecutivo), è un banco di prova su almeno due fronti, collegati fra loro. Il primo riguarda l’assetto istituzionale, le garanzie democratiche, il bilanciamento dei poteri: la normativa è stata voluta e sarà introdotta per intralciare alcune inchieste, o meglio alcuni filoni d’inchiesta: corruzione, voto di scambio, relazioni d’incerta legittimità fra potere politico e potere economico e criminale. E’ un attacco palese alla magistratura.

Il secondo fronte riguarda la libertà d’informazione. La normativa in sostanza cancella le cronache giudiziarie, impedendo la pubblicazione delle intercettazioni ma anche notizie sulle inchieste finché non si arriva al rinvio a giudizio. Sono norme incompatibili con il diritto di cronaca dei giornalisti e il diritto ad essere informati che spetta ai cittadini. Queste norme stanno per diventare legge. In un paese davvero democratico, una stampa davvero indipendente saprebbe imporsi e potrebbe riuscire a fermare una legge del genere, cercando e trovando l‘appoggio dei cittadini.

I giornalisti italiani saranno in grado di mettere in campo una mobilitazione all’altezza della situazione?  O il loro conformismo, la loro scarsa credibilità, l’inattitudine a concepirsi come "contrappeso" del potere costituito, alla fine prevarranno?

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