Interni / Opinioni

Incendi, abusivismo e mafie. A proposito di “sicurezza”

La campagna mediatica contro il nemico che non c’è ha fatto perdere di vista le vere “emergenze”. Che rischiano di colpirci ancora

Tratto da Altreconomia 197 — Ottobre 2017
Case abusive a Castelvetrano
Case abusive a Castelvetrano

“L’estate sta finendo” cantavano i Righeira. E quella italiana che ci siamo lasciati alle spalle è stata particolarmente calda. Tre esempi: incendi, abusivismo e mafie.

Incendi. La nostra bellissima penisola ha visto andare in fumo migliaia di ettari di vegetazione a causa del moltiplicarsi di incendi, la maggior parte dei quali di origine dolosa. Interessi criminali, l’idea di distruggere per conservare o trovare un posto di lavoro come guardia forestale o per ricavare uno spazio per poter fabbricare, una patologica e perversa voglia di protagonismo mediatico, la superficialità di certi comportamenti. Secondo Legambiente, tra la metà di giugno e quella di luglio sono andati in fumo 26mila ettari di boschi, tanti quanti se ne erano contati complessivamente lo scorso anno. I casi che hanno destato maggiore allarme si sono verificati nel Centro-Sud, in particolare nel Lazio, Campania, Sicilia. Per settimane si è avuta la sensazione che una parte d’Italia fosse oggetto di una strategia del fuoco criminale. Le fiamme hanno distrutto abitazioni, hanno costretto cittadini e turisti ad allontanarsi rapidamente dalle loro case e dalle strutture dove stavano trascorrendo alcuni giorni di vacanza. Ci vorranno anni per recuperare.

Abusivismo. “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. Così la pensava Peppino Impastato, giovane attivista e consigliere comunale di Cinisi (Palermo) ucciso dai mafiosi nel 1978. Queste parole tornano alla mente pensando alla vicenda di Angelo Cambiano, per poco più di due anni sindaco di Licata, comune tristemente noto per l’alto numero di case abusive. Questo giovane insegnante di matematica prestato alla politica è stato definito da Avviso Pubblico un “Sindaco sotto tiro” in quanto oggetto di plurimi atti intimidatori. Cambiano è stato il sindaco che ha dato inizio all’abbattimento di diversi immobili abusivi, un’azione destinata a restituire bellezza e a ripristinare la legalità nella sua città. Peccato che tra i proprietari di questi immobili vi fossero anche alcuni amministratori locali oltre che diversi cittadini. Così a metà agosto il primo cittadino di Licata ha visto venire meno la fiducia della sua maggioranza. Hanno votato contro di lui anche i rappresentanti del partito politico dell’attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che da ministro dell’Interno si era recato a Licata promettendo pieno sostegno all’azione di Cambiano. Di abusivismo edilizio, motivato da alcuni come uno “stato di necessità”, si muore (si pensi ai fatti di Ischia).

23.734: è il numero delle operazioni antidroga effettuate in Italia nel corso del 2016 (+23% sul 2015). Il dato è riportato nell’ultima relazione della Direzione centrale servizi antidroga del ministero dell’Interno. Le prime tre Regioni interessate sono Lazio (4.030 operazioni), Lombardia (3.608) e Campania (2.086)

Mafie. In piena stagione turistica, in Puglia, sul Gargano alcuni gruppi mafiosi locali hanno ucciso sia pregiudicati sia cittadini inermi. A fine luglio, a Vieste, alle due del pomeriggio è stato ucciso nel suo ristorante Omar Trotta, coinvolto in attività di traffico e spaccio di droga. I due killer hanno sparato incuranti delle persone nel locale. Pochi giorno dopo a San Marco in Lamis è stato ucciso un boss della mafia foggiana, suo cognato e due fratelli agricoltori, Luigi e Aurelio Luciani, la cui unica colpa è stata quella di essere involontari testimoni. Anche a Palermo si è tornati ad uccidere, in un mercato rionale. Ma la gente che ha assistito al delitto gridava che “non è successo niente”.

“Bisogna vincere l’omertà e per farlo bisogna creare una cultura della legalità che in certi territori è ancora molto latente” ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia