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In fuga dal Cie

A Contrada Pian del Lago (Caltanissetta), un gruppo di ristretti nel centro di identificazione e espulsione ha tentato la fuga. Per comprendere i "disordini" riportati dai media nazionali, è bene recuperare la scheda dedicata all’interno del rapporto curato da Medici per i diritti umani"Arcipelago Cie". Con un’analisi della spesa pubblica impiegata per "contrastare" gli "irregolari"

"Un’area asfaltata e alcuni edifici circondati da un’alta recinzione di sbarre" che "risulta particolarmente oppressiva e inadeguata a garantire permanenza dignitosa dei trattenuti". Questo fu il lapidario esito del sopralluogo del centro detentivo di Caltanissetta datato 7 novembre 2012 e condotto da Medici per i diritti umani, l’associazione che ha recentemente curato l’approfondimento sui tredici ex Centri di permanenza temporanea assistenza italiani, ora Centri di identificazione e espulsione, intitolato "Arcipelago Cie"
 
L’ente che ha gestito in proroga il centro fino al marzo 2013 è stata la cooperativa Albatros 1973, che ha lasciato il campo -riaperto nel marzo 2012 dopo un incendio di fine 2009- a seguito di una gara ad evidenza pubblica (per il prossimo triennio 2013-2016) partita da una base d’asta di 30 euro al giorno per persona. "Con un ribasso di questo tipo, recita il rapporto, il bilancio non permetterebbe di assicurare i servizi essenziali per i migranti trattenuti". La capienza del campo a orologeria è di 96 posti, su un totale di 552 relativi a tutto il complesso (Centro di accoglienza, Centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e Centro di identificazione ed espulsione). Tra il 2008 e il 2012, la gestione dei tre segmenti ha toccato quota 19,2 milioni di euro, che rappresentano una parte di quei "costi disumani" riportati nell’omonimo rapporto di Lunaria (con il sostegno di Open Society Foundations) sulla spesa pubblica investita per il "contrasto dell’immigrazione irregolare". 
 
Con una recinzione alta oltre sei metri e le sbarre metalliche ripiegate a uncino alle estremità, il Cie di Caltanissetta è suddiviso in tre padiglioni (36 posti il primo, 30 gli altri due). Le stanze accolgono sei persone, e l’unica attività ricreativa certificata dal sopralluogo dell’associazione Medici per i diritti umani è l’utilizzo di un campo di calcio privo delle porte ("per motivi di sicurezza"). Quella che fu presentata come una forma garantista di accoglienza si è trasformata in pura detenzione, estensibile per iniziativa dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni a 18 mesi; lo sa bene la metà dei reclusi che proviene dal carcere a fronte del 10% che è lì a seguito di sbarchi.
 
Se il campetto non ha le porte, i reclusi -perché "irregolari"- non hanno sostanzialmente possibilità di accedere al servizio psicologico, dato che al momento del sopralluogo, Medu rileva che delle due psicologhe in servizio a Contrada Pian del Lago solo una accede al Cie. Inoltre, gli "ispettori", nel novembre 2012, non sono riusciti a farsi consegnare copia dei protocolli sanitari stipulati tra la responsabile del centro e l’azienda sanitaria provinciale.
 
Questa è la detenzione amministrativa, che limita la libertà personale non riuscendo nemmeno a raggiungere i "risultati" promessi. Provando a rimanere sul terreno di chi difende l’esistenza dei centri, è possibile verificare che "su 169.126 persone “transitate” nei centri tra il 1998 e il 2012, sono 78.081 (il 46,2%) quelle effettivamente rimpatriate", come spiega il rapporto "Costi disumani".
 
Inefficace anello della catena dei "delitti contro i migranti", come l’ha definita Pietro Marcenaro, già presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato nella XVI legislatura, che parte dal Mediterraneo e giunge anche a Caltanissetta.

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