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In Emilia, a un anno dal terremoto

I volontari di tutta Italia si sono dati appuntamento nei Comuni devastati dal doppio sisma del 20 e 29 maggio. Una occasione per riflettere sulla ricostruzione, raccogliere le storie di "chi c’era" e s’è impegnato fin dal primo momento. Ma anche per fare il punto sui ritardi, quelli ad esempio che riguardano i fondi per le aziende agricole, in primis quelle che producono Parmigiano

Un anno fa il cuore dell’Emilia era in ginocchio, devastato dalle scosse del 20 e del 29 maggio. Case e capannoni venivano giù. Oggi i segni del sisma sono ancora evidenti, ma i passi avanti sono stati enormi. Grazie anche alle organizzazioni del volontariato che non hanno mai smesso di presidiare i comuni colpiti. Fra loro l’associazione nazionale delle pubbliche assistenze (Anpas), che dal 24 al 26 maggio ha organizzato il 14° meeting nazionale proprio nelle zone colpite dal sisma.
Sabato un corteo di 100 ambulanze ha attraversato quei territori, incontrando i sindaci e cittadini di Cavezzo, Bomporto, Crevalcore, Camposanto, San Prospero, Concordia, Mirandola.
Un lungo corteo capitanato da Fausto Casini, presidente nazionale Anpas che è stato ripreso da un drone costruito dai volontari della Croce Verde di Lucca e presentato a Franco Gabrielli, capo dipartimento di Protezione Civile, presente in piazza Costituente a Mirandola. Con loro erano presenti alcuni esponenti del mondo accademico fra cui Marco Mucciarelli, Andrea Volterrani, Dario Albarello e Gaetano Manfredi.
“In questi giorni -racconta il presidente Casini- ci siamo confrontati con scienziati e geologi di caratura internazionale. Ci hanno detto che i cittadini devono esercitarsi a convivere con il rischio se vogliamo avere un sistema resiliente. Per questo vogliamo una difesa pacifica della patria con il ripristino dei fondi per il Servizio civile: è inutile parlare di politiche giovanili o di educazione civica se poi, come è previsto nell’ultima legge finanziaria, si uccide il primo esperimento che tutta l’Europa ci invidia. A ottobre 2013 partiranno soltanto 12mila ragazzi in Servizio civile.
Il 2 giugno, al posto della parata militare, potevamo fare una sfilata con i volontari e forse ci saremmo pagati anche il biglietto. La sobrietà è mettere un tetto allo stipendio dei manager pubblici, è privilegiare gli interventi sul lavoro, lavorare sui rifiuti con l’intervento delle persone prima che con gli inceneritori”.

Ed erano 1.500 i volontari Anpas presenti, tutti legati con un filo rosso del ricordo di quei giorni. Il corteo di ambulanze è partito dal campo nord di Bologna per arrivare dopo qualche ora nel centro di Mirandola. La paura fra la gente ancora molta, come dimostrano le tante telefonate giunte ai giornali locali al passaggio del corteo di ambulanze. 

Tante le storie da raccontare, fra cui quella di Giorgio Boldrini della Croce Blu di Soliero, 45 giorni di fila “sul campo” a San Felice. La mattina del 29 maggio, alla seconda scossa, Giorgio saltò dentro la scuola -dove molti avevano trovato riparo dopo il primo terremoto- e coi muri che ballavano, facendo evacuare insieme agli altri volontari 80 persone con disabilità ospitate. 
Giorgio e i volontari della Croce Blu di Soliero ci accompagnano fra i luoghi del sisma. Molti capannoni sono ancora accartocciati, alcune attività hanno chiuso, soprattutto quelle di proprietà di aziende non italiane che non hanno voluto investire nella ricostruzione.
Ma la maggior parte delle aziende è ripartita e il numero dei lavoratori in cassa integrazione è sceso da oltre 41.000 a circa 2.600 dipendenti.



(Video a cura della redazione di Volontariato Oggi)

In ginocchio sono rimaste però le aziende agricole. Nei giorni scorsi la Coldiretti ha denunciato la situazione delle 6mila aziende agricole danneggiate, il 25% del totale. In un anno non è arrivato alcun aiuto, mentre un sostegno fondamentale è giunto dagli acquisti solidali: un milione di chili di parmigiano danneggiato acquistato fuori dai soliti canali commerciali. Il Parmigiano recuperato dalle macerie è diventato uno dei simboli della reazione al sisma con quasi 600mila forme di parmigiano cadute a terra e 37 caseifici di Modena, Reggio Emilia, Mantova e Bologna danneggiati insieme a oltre 600 allevamenti. Una catena di solidarietà che ha salvato molte aziende, ma non basta.

La Coldiretti denuncia come “le procedure di rilevamento dei danni e gli stanziamenti dei fondi hanno avuto tempi sufficientemente veloci grazie all’impegno delle istituzioni regionali, una burocrazia estremamente frammentata tra regole e pubblica amministrazione ha impedito che i finanziamenti, pur disponibili, raggiungessero cittadini e imprenditori in tempi adeguati alla gravità dell’evento”.

Secondo la Coldiretti è una situazione paradossale in quanto i soldi sono stati stanziati, ma non riescono ad arrivare alle imprese: “Si è creata una situazione di stallo soprattutto a causa di un rimpallo di responsabilità tra professionisti, Comuni, struttura commissariale e Regione, prigionieri di regole e norme urbanistiche non chiare e molto frammentate, con l’aggravante delle banche che procedono molto lentamente nella concessione del credito, anche se c’è la garanzia della Cassa depositi e prestiti. Gli imprenditori agricoli sono quindi ripartiti  mettendo mano ai loro risparmi per acquistare macchine, mettere in sicurezza edifici e lavorare i loro prodotti, assicurando continuità sul mercato”.

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