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Ambiente / Attualità

Impianti di risalita a tutti i costi: il caso del monte San Primo e la protesta dei cittadini

Un progetto da cinque milioni di euro prevede nuove infrastrutture per incentivare lo sci nel Triangolo lariano. Le realtà del territorio denunciano un intervento estremamente impattante dal punto di vista ambientale, che non tiene conto degli effetti dei cambiamenti climatici che renderà sempre più rare le nevicate nella zona

Un momento della manifestazione di protesta che si è svolta domenica 11 dicembre sul monte San Primo © Circolo ambiente Ilaria Alpi

Da settimane decine di associazioni del territorio della provincia di Como e centinaia di cittadini protestano contro un progetto di “rilancio turistico” del comprensorio promosso dalla Comunità montana del Triangolo lariano che prevede la realizzazione di tapis-roulant, impianti di risalita e delle infrastrutture necessarie per garantire l’innevamento artificiale sul monte San Primo. “Queste infrastrutture verrebbero realizzate su un versante del San Primo a una quota molto bassa, compresa tra i 1.100 e i 1.500 metri, dove già oggi a causa del cambiamento climatico le precipitazioni nevose sono molto più scarse rispetto al passato -spiega ad Altreconomia Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi, tra le prime realtà a mobilitarsi contro questa iniziativa-. Si tratta di un progetto anacronistico, incentrato sulla realizzazione di nuovi impianti sciistici e sull’innevamento artificiale”.

Con i suoi 1.680 metri, il Monte San Primo è la vetta più alta del Triangolo lariano: l’area montuosa incuneata tra i due rami del Lago di Como in cui si trovano località, cime e rifugi molto frequentati dagli escursionisti locali e non solo. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando le nevicate a queste altitudini erano ancora regolari e abbondanti, sono costruiti impianti di risalita molto frequentati in passato, ma che sono stati sempre meno utilizzati e in anni più recenti sono stati abbandonati a causa degli effetti del cambiamento climatico che rendono sempre più difficile la pratica dello sci da discesa in quest’area. Eppure, nonostante tutte le evidenze scientifiche in materia, Regione Lombardia e la Comunità montana vogliono tornare a investire proprio su questo comparto.

Il progetto denominato “OltreLario: Triangolo lariano meta dell’outdoor” può contare su un finanziamento da cinque milioni di euro. Tre milioni sono stati assegnati dal ministero dell’Interno al Comune di Bellagio (CO) sul cui territorio ricade il comprensorio del monte San Primo. Un milione di euro a testa è stato messo sul piatto da Regione Lombardia e dalla Comunità montana del Triangolo lariano. Quest’ultima, in una delibera di Giunta del 6 luglio 2022, dettaglia gli interventi previsti e i relativi importi: 300mila euro per la realizzazione di tre tapis-roulant, 230mila euro per un laghetto artificiale e delle relative opere di contenimento (muri, terrapieni, scogliere), 250mila euro per di un impianto di innevamento, 500mila euro per la realizzazione di nuovi parcheggi, 130mila euro per la sistemazione della cartellonistica e dei sentieri che collegano l’Alpe di Torno e l’Alpe del Borgo. Il totale, comprendendo l’Iva, le spese tecniche e un piccolo investimento per “promozione e comunicazione”, ammonta a poco più di due milioni di euro.

“Il cuore del progetto sono gli investimenti dedicati agli impianti di risalita, all’innevamento artificiale e ai parcheggi -sottolinea Roberto Fumagalli-. E queste sono solo le spese su cui abbiamo qualche informazione: ma non sappiamo nulla di come verranno investiti i restanti tre milioni di euro. E questo è un elemento che ci preoccupa”.

Non bisogna poi trascurare il fatto che a quote così basse, gli impianti di risalita sono destinati a restare sempre più spesso fermi per mancanza di neve. “Da trent’anni i climatologi e i nivologi studiano l’innevamento alpino e lo vedono diminuire”, ha scritto Luca Mercalli, presidente della società italiana di meteorologia, in un testo in cui prende posizione a favore della mobilitazione per il monte San Primo. Citando il lavoro di ricercatori delle Università e degli enti di ricerca di tutta Europa, Mercalli ricorda come “il riscaldamento globale renderà sempre più frammentario e intermittente l’innevamento sotto i 2.000 metri”, sconsigliando di conseguenza gli investimenti in nuovi impianti sciistici al di sotto di questa quota. “Quando vediamo che ancora oggi, quando perfino ai 3.500 metri del Plateau Rosa si annullano le gare di Coppa del mondo, pubbliche amministrazioni utilizzano denaro pubblico per progetti di sviluppo di comprensori sciistici a bassa quota ci chiediamo: il nostro lavoro, i nostri avvertimenti, la nostra ricerca scientifica, serve a qualcosa?”, commenta Mercalli.

Un momento della manifestazione di protesta sul monte San Primo dell’11 dicembre 2022 © circolo ambiente Ilaria Alpi

Altrettanto preoccupanti sono gli impatti ambientali del progetto, che prevede la realizzazione di nuove infrastrutture e ulteriore cementificazione in aree verdi dove peraltro sono ancora presenti i vecchi impianti di risalita della cui rimozione non si parla. Per questo motivo le 26 associazioni che hanno aderito all’appello “Salviamo il Monte San Primo” (tra cui, oltre al Circolo ambiente Ilaria Alpi figurano Wwf Lombardia, Club alpino italiano, Legambiente, Lipu, Fridays for future) chiedono alla Comunità montana e al Comune di Bellagio di rinunciare al progetto o almeno “di stralciare le opere con maggiore impatto ambientale” a partire da tapis-roulant e impianti di risalita, impianto di innevamento artificiale, laghetto e parcheggi. Questi ultimi, sottolineano le associazioni, andrebbero a incentivare la mobilità su auto private che già oggi, in particolare durante le giornate festive, causano traffico e inquinamento nella zona.

In alternativa le associazioni propongono di utilizzare i fondi per “interventi di salvaguardia della naturalità dei luoghi e per agevolare una fruizione dolce” del territorio insieme a progetti paesaggistici “che conservino l’ambiente montano in maniera sostenibile”. Oltre a potenziare il trasporto pubblico, ad esempio attraverso un sistema di navette, che permetta agli escursionisti di raggiungere i sentieri senza dover far ricorso all’auto.

Per Gianni Del Pero, geologo e presidente del Wwf Lombardia, siamo di fronte a un “progetto sconclusionato. Già oggi sul San Primo nevica raramente e le proiezioni per il futuro ci dicono che le precipitazioni tenderanno a scomparire per l’innalzamento progressivo della quota neve -spiega ad Altreconomia-. A questo bisogna aggiungere il fatto che negli ultimi anni tutto il bacino del Lago di Como sta vivendo una grave crisi idrica che sta mettendo in sofferenza anche le risorgive naturali”. Il presidente del Wwf Lombardia evidenzia come le precipitazioni piovose registrate tra gennaio e novembre 2022 siano state pari ad appena un terzo rispetto a quelle attese: “Si tratta di una situazione che osserviamo dal 2003 e il trend è in diminuzione -riprende Del Pero-. Pensare di pompare acqua dai fiumi e dai bacini a valle per portarla in vetta per produrre neve artificiale è assurdo”.

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