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Il welfare si paga (di più)

Asili nido, case di riposo, assistenza: i servizi sociali vengono erogati anche in funzione di un indicatore di “benessere economico” . Si chiama “Isee” e non sempre si dimostra equo: il governo vuole riformarlo

Tratto da Altreconomia 136 — Marzo 2012

Siamo già abituati a pagare i servizi sociali territoriali: gli asili nido, le case di riposo, l’assistenza scolastica. Quello che potrebbe accadere a breve, è che dovremo pagare (e di più) non solo i servizi assistenziali, ma anche quelli sanitari e che alcune agevolazioni (detrazioni fiscali, pensioni di invalidità,…) saranno concesse solo in base al reddito.
Quanto costano i servizi locali lo decide ogni singolo Comune: è quindi possibile che la frequenza ad un asilo nido (per proseguire nell’esempio) abbia costi molto diversi in zone talvolta anche molto vicine.
Un Comune, però, può anche decidere di far pagare lo stesso servizio con rette molto diverse a seconda delle condizioni personali e familiari del richiedente.

Dal 1998, lo Stato ha introdotto (D.Lgs 109/98) il cosiddetto Isee (Indicatore della situazione socio-economica equivalente), ovvero un indicatore unico in tutta Italia per misurare il grado di benessere economico di una famiglia facendo sintesi di tre dati: il reddito familiare (invece di quello individuale, come accadeva spesso), la valutazione del patrimonio (e quindi anche quello della ricchezza complessiva e non solo dei redditi, inclusi eventuali mutui e depositi bancari), e il numero dei componenti della famiglia (anche tenendo conto in particolare di età ed eventuali handicap).

Vale la pena di ricordare che l’Isee si applica, oltre che alla determinazione del costo dei servizi, anche per stabilire le rette universitarie e l’assegno di maternità. Attualmente, però, l’Isee è al centro di una riforma che ne estenderà l’applicazione.
È quanto previsto dal Decreto Salva Italia varato lo scorso dicembre dal governo, che si è impegnato a ridefinirne la determinazione e l’ambito di applicazione entro il prossimo 31 maggio. Il dibattito, ovviamente, è acceso. L’Isee attuale ha alcuni limiti importanti. Alcuni elementi patrimoniali, ad esempio, che non vengono considerati (i beni immobili ed i conti corresti esteri o  le rendite finanziarie, ma anche l’assegno di invalidità), ed inoltre è un indice che -soprattutto nei redditi medi- penalizza il risparmio a favore del consumo.
A parità di reddito, un lavoratore parsimonioso e risparmiatore avrebbe un Isee più alto di uno spendaccione, e quindi pagherebbe di più i servizi sociali o avrebbe tasse universitarie più alte. L’Isee rileva una fotografia della situazione al 31 dicembre di ogni anno e non è attualizzato.
Questo significa, ad esempio, che è relativamente semplice fare in modo che quel giorno esatto il conto corrente della famiglia risulti poco dotato, ma nel contempo non tiene conto di fattori repentini che possono insorgere nell’anno, come la perdita del lavoro o la cassa integrazione.

L’individuazione di una misura equa non è dunque semplice, e tra le poche cose certe c’è che il nuovo Isee allo studio dal governo prenderà in considerazione anche redditi per ora esclusi ed accrescerà l’incidenza dei patrimoni nel calcolo Isee. In effetti, trovare un indicatore che misuri con precisione la ricchezza delle famiglie è cruciale, poiché già si prefigura (pur non essendoci documentazione definitiva) che il nuovo Isee potrà probabilmente riguardare anche due ulteriori ambiti: le detrazioni fiscali e le prestazioni previdenziali. In sintesi, è possibile che alcune detrazioni fiscali e prestazioni assistenziali potrebbero essere concesse in maniera proporzionata all’Isee.
Su questo tema il dibattito è molto acceso poiché tra gli interventi che potrebbero essere sottoposti alla cosiddetta “prova dei mezzi”, c’è l’assegno di accompagnamento, che è un’erogazione economica mensile che viene garantita dall’Inps a chi è totalmente invalido. Attualmente questa provvidenza ammonta a circa 500 euro mensili ed è erogata a chiunque ne abbia diritto indipendentemente dal reddito personale o familiare del beneficiario. Subordinare questo intervento al reddito personale o anche a quello familiare, come talvolta viene paventato nel dibattito, viene inteso da alcuni come una misura di equità e da altri come l’ennesima vessazione a danno delle persone disabili.

Intanto, mentre la discussione incalza, in Lombardia la regione sta approvando il cosiddetto Fattore famiglia lombardo che si sovrapporrà all’Isee e rischia di riguardare anche il costo delle prestazioni sanitarie. —

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