Diritti

Il sindaco di Roma promette, anzi minaccia

Leggendo le promesse del nuovo sindaco di Roma – tutte sul tema della sicurezza, che la sua controparte ha dissennatamente accettato come argomento centrale della contesa elettorale – emerge un modello di società, e soprattutto un assetto normativo e costituzionale, assai…

Leggendo le promesse del nuovo sindaco di Roma – tutte sul tema della sicurezza, che la sua controparte ha dissennatamente accettato come argomento centrale della contesa elettorale – emerge un modello di società, e soprattutto un assetto normativo e costituzionale, assai diverso dall’attuale, che pure è ben lontano da criteri di rigoroso rispetto dei diritti civili e delle libertà garantiti dalla Costituzione.
In un paese, qual è il nostro, ripetutamente biasimato e segnalato nei rapporti di comitati internazionali indipendenti (anche dell’Onu)  per le vessazioni cui sottopone i cittadini stranieri e soprattutto la minoranza rom, il sindaco di Roma propone di “redistribuire” fuori dal Comune almeno la metà dei 25 mila rom e sinti che definisce “nomadi” (ma che nomadi non sono, come tutti sanno, tranne gli “imprenditori morali” che su queste cose speculano), di sgomberare un centinaio di “campi” considerati abusivi, di espellere gli stranieri che commettono reati. Come si vede, siamo fuori non solo dal percorso indicato dallo stato di diritto – chi commette reati va perseguito a norma di legge, e anche l’espulsione è disciplinata dalla legge – ma anche dal rispetto dei valori di libertà ed uguaglianza proclamati dalla Costituzione.

Il sindaco di Roma sembra immaginare una società in cui lo straniero è titolare di diritti limitati e può essere espulso più o meno a piacimento (quando parla di “stranieri che commettono  reati”, non sembra riferirsi a sentenze passate in giudicato, ma a valutazioni d’altro tipo, prive di fondamento giuridico), e in modo assai evidente considera con grande disprezzo il popolo rom, che in tutta Europa e non da ora è soggetto a gravi vessazioni (fra parentesi, quasi nessuno cita mai una parola assai dolorosa per l’orgoglio dell’Europa, ossia “porrajmos”, il termine che indica lo sterminio degli zingari organizzato dall’europeissimo regime nazista).

Il sindaco di Roma, purtroppo, non è un esaltato: sa quel che dice e conta di realizzare quel che promette. Avrà bisogno di un grosso aiuto affinché le leggi nazionali lo aiutino e la Costituzione venga da tutti accantonata. E’ assai probabile che sarà accontentato, appena il nuovo governo si sarà insediato. Basterà che il nuovo esecutivo riproponga il decreto espulsioni del 1° novembre 2007, quello varato in tutta fretta dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani, magari lasciando anche quegli aspetti palesemente incostituzionali che furono eliminati nella seconda versione (decaduta per la fine anticipata della legislatura). Poi si tratterà di agire con spregiudicatezza. Quelle norme offrono il destro a espulsioni di massa e “pulizie” varie, contenendo una serie di espressioni, per motivare espulsioni anche di cittadini comunitarie, come “sicurezza pubblica”, “ordinata vita civile” e così via, che lasciano un grande, quasi incontrollato, margine di discrezionalità.

Quando questo avverrà, l’Europa ci segnalerà per violazione dei diritti umani e all’estero avranno piena conferma dei timori per il futuro del nostro paese che in questi giorni si leggono sui giornali stranieri, quasi increduli per il ritorno in forze dei partiti di destra.

Quando il sindaco di Roma avrà realizzato i suoi progetti, molti italiani applaudiranno, ma avremo tutti perso una bella fetta di libertà e di diritti (oltreché di dignità): la storia insegna che quando  si calpesta la propria Costituzione, non si tutelano le minoranze, si accantona lo stato di diritto, siamo di fronte a una democrazia che muore. Gli italiani del 2008 sono impauriti e manipolati, e cercano conforto nella forza del potere: pensano che stringendosi attorno all’autorità, rifiutando lo straniero, creando un regime di cittadinanza differenziata (la serie A per gli autoctoni, la serie B per gli altri), si potranno recuperare le proprie certezze. E’ una tragica illusione, già vista molte volte nella storia. Avremo semplicemente una democrazia autoritaria, e le stesse incertezze: per il lavoro precario, per la crisi economica incombente su tutto il mondo ricco, per gli equilibri ambientali che saltano, per una pressione alle frontiere che renderà più violento e più ingiusto lo stato. Avremo probabilmente ancora più paura.

Nel frattempo il sindaco di Roma pensa anche di dotare la polizia municipale di armi da fuoco, elmi antisomma e via dicendo: è il preludio a una militarizzazione del territorio che renderà ancora più tristi o ostili le nostre città. Oggi abbiamo grandi zone delle maggiori città – a cominciare da Roma – desertificate dall’assenza di vita sociale, perché si è costruito senza progettare gli spazi con i cittadini e ignorando le loro esigenze, perché siamo soffocati dalle lamiere di automobili che da tempo hanno smesso d’essere un mezzo di trasporto diventando ingombranti agglomerati di ferraglia che rubano territorio ai cittadini e costringono chi li guida a tempi di percorrenza grotteschi, perché si è distrutta la rete del piccolo commercio  – nervatura della vita di quartiere – a vantaggio dei mega-mercati…

Le nostre città sono brutte e inospitali, coi vigili urbani armati saranno anche pericolose.

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