Diritti

Il ringhio di Maroni contro Famiglia Cristiana

Il ministro Maroni si è infuriato con Famiglia Cristiana, annunciando querele, per un editoriale che ha il merito di non cercare giri di parole per qualificare alcune norme del pacchetto sicurezza appena approvato dal Senato. Ne ricordiamo qualcuna: la qualificazione come reato penale dell’ingresso e soggiorno…

Il ministro Maroni si è infuriato con Famiglia Cristiana, annunciando querele, per un editoriale che ha il merito di non cercare giri di parole per qualificare alcune norme del pacchetto sicurezza appena approvato dal Senato. Ne ricordiamo qualcuna: la qualificazione come reato penale dell’ingresso e soggiorno illegale nel paese; l’eliminazione del divieto di denuncia, per i medici che si trovino a curare malati senza permesso di soggiorno; una gabella per la richiesta di permesso di soggiorno; restrizioni per il matrimonio e la riunificazione delle famiglie; un registro nazionale per i senza fissa dimora; l’autorizzazione delle ronde cittadine. Molte di queste norme faticheranno a superare il vaglio della Corte costituzionale, se e quando questa sarà chiamata a giudicare, e comunque contraddicono lo spirito di un’autentica democrazia, intaccando in particolare il principio di uguaglianza.

Famigli Cristiana scrive dunque: "Il  soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica". E più avanti. "E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, gia’ colpevole attorno ai tavoli del bar". "L’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei’Bravi’ di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perche’ poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo".

Di fronte a tutto questo, insiste Famiglia Cristiana, "nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare ‘rospi’ padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa". E sono gli stessi -aggiungiamo noi – chein nome della fede osano dare dell’assassino al padre di Eluana Englaro.

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