Diritti

IL PROCESSO DI COSENZA CI RIGUARDA…

IL PROCESSO DI COSENZA CI RIGUARDA Tutti rinviati a giudizio. Come previsto, l’inchiesta di Cosenza sfocia in un processo, con tredici attivisti che rischiano pene pesantissime per reati che riguardano, prevalentemente, opinioni espresse e una generica e generale partecipazione a…

IL PROCESSO DI COSENZA CI RIGUARDA

Tutti rinviati a giudizio. Come previsto, l’inchiesta di Cosenza sfocia in un processo, con tredici attivisti che rischiano pene pesantissime per reati che riguardano, prevalentemente, opinioni espresse e una generica e generale partecipazione a manifestazioni contro vertici intergovernativi (Napoli e Genova, nel fatidico 2001).

Va detto, per l’ennesima volta, che l’impianto dell’inchiesta non è convincente, basato com’è su frasi, testi scritti, commenti, insomma su scambi verbali e affermaizoni di principio, e non su fatti concreti. “Dobbiamo rendergli la vita difficile”, frase pronunciata da uno degli imputati, diventa secondo il pm Fiordalisi un elemento di prova rispetto al reato di “turbativa dell’azione di governo”. Dobbiamo sempre ricordare che un reato del genere, come altri simili improvvisamente ripescati negli ultimi due-tre anni (ad esempio la devastazione e saccheggio per i 26 manifestanti sotto processo a Genova), sono stati introdotti nel nostro sistema penale dal codice rocco, in piena epoca fascista, e avevano un chiaro intento repressivo rispetto a formazioni non allineate al regime.

Il processo di Cosenza, che inizierà il 2 dicembre, sarà un’altra cartina di tornasole sulla condizione dei diritti civili nel nostro paese. Rispetto ai processi di Genova, c’è una particolarità: nel mirino è finito un gruppo politico omogeneo, che fa riferimento all’area dei centri sociali e dei disobbedienti, cui viene contestato anche il reato associativo. Sembra una specie di operazione chirurgica, condotta mettendo a repentaglio le garanzie previste dalla costituzione e dallo stato di diritto. Sarebbe un errore pensare che si tratta di qualcosa che riguarda solo un’area politica. Come sarebbe un errore, da parte di chi si trova oggi nel mirino, cercare lo scontro e condurre una battaglia esasperata nell’isolamento: questo è il tempo delle alleanze, è il momento di organizzare una resistenza allargata all’attacco portato ai diritti civili e alla libertà d’espressione del dissenso.

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