Diritti

Il popolo rom come cavia

La notizia di oggi è che il Tribunale di Cosenza ha sospeso per sette giorni  l’ordinanza con la quale il prefetto Melchiorre Fallica ordinava l’espulsione di circa novanta persone abitanti in un improvvisato "campo rom" della città. Il prefetto, per motivare…

La notizia di oggi è che il Tribunale di Cosenza ha sospeso per sette giorni  l’ordinanza con la quale il prefetto Melchiorre Fallica ordinava l’espulsione di circa novanta persone abitanti in un improvvisato "campo rom" della città. Il prefetto, per motivare e giustificare il gravissimo provvedimento, ha indicato come al solito le spaventose condizioni igieniche in cui le famiglie si trovavano a vivere.

Molte associazioni a Cosenza stanno contestando le espulsioni e chiedono che siano trovate soluzioni per consentire alle persone che vengono cacciate, di trovare una sistemazione degna. Può darsi che le nuove norme del "pacchetto sicurezza" consentano di eseguire le espulsioni: lo spostamento di cittadini comunitari da un paese all’altro (stiamo parlando di persone provenienti dalla Romania) è condizionato al possesso di una serie di requisiti pensati apposta per contrastare l’insediamento di rom dell’Est Europa e lavoratori poveri: c’è un tetto di reddito familiare piuttosto alto e  si pretendono condizioni abitative pressoché irraggiungibili per persone dai redditi incerti e in particolare per le famiglie rom, che alla condizione di povertà sommano l’ostracismo di molta gente e troppo spesso anche delle istituzioni.

Il caso di  Cosenza va seguito perché emblematico: permette di seguire in diretta lo strazio del principio di eguaglianza e dell’idea di cittadinanza, uno strazio che in Italia è divenuto norma di legge e che la "nuova Europa" sta accettando. Il popolo rom è la cavia: le norme più vessatorie si applicano in primo luogo a loro.  Una democrazia incapace di difendere le minoranze non è più una democrazia: ce lo insegna la storia.

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