Diritti

IL PERSEGUITATO FRANCESCO CARUSO…

IL PERSEGUITATO FRANCESCO CARUSO E se avesse ragione Francesco Caruso? Se avesse ragione a dire, dopo la conferma dell’obbligo quotidiano di firma in caserma che sopporta già da nove mesi, che il suo “è un confino politico, non a Ventotene,…

IL PERSEGUITATO FRANCESCO CARUSO

E se avesse ragione Francesco Caruso? Se avesse ragione a dire, dopo la conferma dell’obbligo quotidiano di firma in caserma che sopporta già da nove mesi, che il suo “è un confino politico, non a Ventotene, ma a Benevento, eppure la sostanza non cambia. Questo assurdo provvedimento serve solo ad ostacolare e impedire la mia attività politica, la partecipazione a qualsiasi iniziativa politica, sociale e culturale, ma mi impedisce anche di incontrare i miei genitori, trovare un lavoro, partecipare alle presentazioni del mio libro”.

Per la Cassazione, interpellata dalla difesa di Caruso, l’obbligo di firma è ancora giustificato per la “sussistenza di gravi indizi per il reato di associazione sovversiva”. L’inchiesta è quella della procura di Cosenza, che avrebbe individuato in tredici attivisti della rete del Sud Ribelle il nucleo di un’organizzazione sovversiva che avrebbe agito per impedire “l’azione di governo” (tutelata da un’apposita legge anti sovversiva risalente al Codice Rocco introdotto dal fascismo) in occasione dei summit di Napoli e Genova nel 2001. Caruso e gli altri sono accusati di cospirazione politica, con l’obiettivo – fra l’altro – di “sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato”. Nelle pagine dell’inchiesta si legge anche che il gruppo mirava a impedire la globalizzazione dei mercati… Tutti reati, come si vede, di tipica impronta autoritaria e di difficile definizione concettuale, e sempre lontanissimi da riferimenti a fatti concreti.

Se anche volessimo semplificare al massimo, e immaginare che il succo dell’accusa ai tredici riguarda l’organizzazione dei disordini a Napoli e Genova, ci troveremmo ancora nel campo della fanta-politica e della fanta-giustizia, per chiunque sappia come si svolsero i fatti in quelle città. Qualcuno ricorda i Black Bloc? Qualcuno si è accorto che a Genova c’è già un processo contro alcuni manifestanti, per episodi diversi e isolati, e che nessuno dei tredici è fra loro?

Che vanno cercando i pm cosentini, se non l’affermazione di un astratto principio repressivo contro gruppi che svolgono attività politiche evidentemente non gradite?

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