Economia / Approfondimento

Il monopolio di Meta (Facebook) nel mirino dall’Antitrust inglese

Negli ultimi 20 anni le multinazionali digitali hanno inglobato oltre mille aziende concorrenti, rafforzando il proprio potere a danno di cittadini e Stati. Facebook è tra queste. Dal Regno Unito arriva una sentenza storica sul caso dell’acquisizione di Giphy

Brett Jordan, unsplash

Mentre dagli Stati Uniti la nuova holding di Mark Zuckerberg, Meta Platforms, minaccia di chiudere Facebook e Instagram in Europa se non verranno concesse regole meno restrittive sul trattamento dei dati personali degli utenti, nel Regno Unito un pronunciamento dell’Autorità inglese sulla concorrenza (Competition and Markets Authority – Cma) di fine 2021 mette a rischio lo strapotere del colosso di Menlo Park.

Il 30 novembre 2021, infatti, la Cma ha rilevato che l’acquisizione del motore di ricerca e archivio di immagini animate Giphy da parte di Meta, avvenuta nel maggio 2020 per un valore di 400 milioni di dollari, rappresenta una violazione delle norme sulla concorrenza nonché un rischio sia per gli utenti dei social sia per gli inserzionisti, che potrebbero trovarsi costretti a sottoscrivere condizioni più svantaggiose. L’ente inglese ha quindi imposto a Meta di vendere Giphy “nella sua interezza” a un acquirente autorizzato dalla stessa Cma. Secondo The Counterbalance, newsletter sull’economia e i monopoli curata dal giornalista e scrittore Nicholas Shaxson, tra le anime del Tax Justice Network, la scelta dell’ente inglese di scorporare l’azienda in parti più piccole sarebbe la giusta strategia e un primo passo contro lo strapotere delle multinazionali digitali.

La Cma, in un suo rapporto sulle piattaforme di social e sulla pubblicità digitale pubblicato a luglio 2020, stima che le piattaforme di Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp) raccolgano tre quarti degli utenti inglesi attivi sui social media e quasi la metà dei profitti da annunci sul web. Inoltre, anche se i servizi come la ricerca (su Google) e i social media sono apparentemente gratuiti per coloro che li usano, il documento ricorda che “vengono pagati indirettamente attraverso la pubblicità. I costi degli annunci digitali, che nel 2019 ammontavano a circa 14 miliardi di sterline nel Regno Unito, si riflettono sui prezzi dei beni di consumo. Questi costi sono probabilmente più elevati di quanto sarebbero in un mercato più competitivo e questo influisce sul prezzo che i consumatori pagano per alberghi, voli, elettronica di consumo, libri, assicurazioni e molti altri prodotti che fanno largo uso di pubblicità digitale”.

A fronte di questa situazione, l’Antitrust inglese ha ritenuto che un’ulteriore espansione del gigante digitale avrebbe influito negativamente sugli utenti, sugli inserzionisti e sui cittadini. La Cma aveva inoltre già sanzionato a ottobre 2021 la piattaforma social per 50,5 milioni di sterline per essersi “rifiutata coscientemente” di fornire le informazioni richieste dall’Autorità inglese.

Secondo quanto ricostruito da Shaxson, negli ultimi vent’anni le cinque maggiori imprese digitali Google, Amazon, Facebook/Meta, Apple e Microsoft hanno acquistato più di 1.000 aziende diverse. Per Tommaso Velletti, professore di Economia all’Imperial College di Londra, le operazioni sono state compiute senza un controllo adeguato da parte degli organi competenti. “Nessuna di quelle transizioni è stata bloccata e il 97% non è stata sottoposta a una adeguata valutazione”, ha spiegato Valletti a The Counterbalance. La stessa contestata manovra con cui Meta ha assorbito Giphy è stata conclusa prima di ottenere una approvazione dall’Autorità inglese sulla concorrenza. “Alcune aziende si credono superiori alla legge e assumono spesso un atteggiamento sprezzante nei confronti dei legislatori”, denuncia The Counterbalance.

A ottobre 2021 i “Facebook papers”, documenti e informazioni diffusi dalla ex manager Frances Haugen, avevano portato l’azienda sul banco degli imputati con l’accusa di non aver limitato la presenza sulla sua piattaforma di contenuti violenti o di incitamento all’odio sia per carenza di personale sia per non danneggiare i propri profitti. Gli argomenti controversi sarebbero stati promossi poiché possiedono maggiore capacità di “coinvolgere” il pubblico. La testimonianza rilasciata dalla whistleblower al Parlamento inglese ad ottobre 2021 non indicherebbe, però, la giusta strategia per limitare il potere della piattaforma social. “Haugen commette un errore grave: il voler aggiustare e regolare Meta -scrive The Counterbalance-. Questo è ciò che l’azienda vuole ed è quello su cui sta puntando perché ci distrae dall’unica strategia efficace: quella di intaccarne il monopolio”.

Le cosiddette “Big Tech” infatti preferirebbero scendere a patti con i governi, essendo in grado di influenzare le negoziazioni a loro favore, piuttosto che venire costretti da una sentenza. “Una regolamentazione finirebbe per peggiorare la situazione, perché unirebbe il potere politico con il controllo dei mercati e legittimerebbe la posizione dominante di Meta” afferma Matt Stoller, giornalista e fondatore di American economic liberties project, organizzazione attiva nel contrasto dei monopoli. Separare le aziende “come diamanti lungo le naturali linea di frattura segnate da fusioni o compravendite” permetterebbe di indebolire il potere dei colossi digitali sia perché il potere di una multinazionale è superiore a quello delle sue parti, sia in quanto permetterebbe ai governi di avere a che fare con un numero maggiore di interlocutori.

La sentenza della Cma ha rafforzato l’ambizione di molti legislatori e attivisti: quella di ridurre il monopolio di Meta, separando le sue tre componenti principali Facebook, WhatsApp e Instagram. La Federal trade commission (Ftc) organo americano incaricato di vigilare sul mercato e sulla concorrenza a gennaio 2022 ha ritenuto peraltro la società di Mark Zuckerberg responsabile di “comportamenti contrari alla competitività e al libero mercato” strategia che finisce per penalizzare gli utenti finali riducendo le loro offerte sia in qualità sia in quantità. Per la Ftc la questione sarà sanata solo quando Meta rinuncerà al suo controllo su Instagram e WhatsApp.

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