Diritti

IL METODO SCELBA…

IL METODO SCELBA I sociologi che studiano le dinamiche dell’ordine pubblico, chiamano "de-escalation" la strategia seguita negli ultimi decenni dalle polizie degli stati democratici eruopei. Si tratta, in sostanza, di rinunciare all’antico schema dello scontro frontale, con gli agenti da un…

IL METODO SCELBA

I sociologi che studiano le dinamiche dell’ordine pubblico, chiamano "de-escalation" la strategia seguita negli ultimi decenni dalle polizie degli stati democratici eruopei. Si tratta, in sostanza, di rinunciare all’antico schema dello scontro frontale, con gli agenti da un lato e scioperanti e manifestanti dall’altro, a vantaggio di tecniche che privilegiano il dialogo e la prevenzione di eventuali contrasti. La "de-escalation", in Italia, non è più "la" strategia delle nostre forze dell’ordine, ma un’ipotesi che a volte (sempre più rare) viene praticata e altre volte no. Dal 2001 in poi, alla "de-escalation" viene preferito il vecchio sistema che potremmo chiamare – con tutte le cautele dovute al cambiamento dei tempi – il "metodo Scelba", che prevede l’uso massiccio e pressoché indiscriminato della forza.

L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è del 2 giugno. A Roma, durante la triste parata militare per celebrare la festa della repubblica, la polizia ha caricato una piccola manifestazione di protesta (al massimo ottocento persone). Vari testimoni hanno rfierito di un blocco illegittimo del corteo, giustificato dalla presenza di uno striscione (contro Pisanu e i Cpt) non gradito alle forze dell’ordine e di una successiva aggressione a colpi di manganello contro alcuni manifestanti. Un paio sono finiti all’ospedale. Nella versione della polizia, dopo lo stop imposto al corteo, qualcuno avrebbe lanciato degli oggetti contro i poliziotti e così sarebbe partita la carica.

Quale che sia la versione giusta, tre cose sono certe. 1) La "de-escalation", tipica delle polizie democratiche, è diventata niente più che un’opzione per le nostre forze dell’ordine, che preferiscono l’uso immediato dei manganelli anche di fronte a poche e pacifiche persone (il corteo era zeppo di parlamentari e consiglieri comunali e regionali; uno dei feriti è un assessore municipale); 2) la polizia si sente legittimata a fermare cortei e sequestrare striscioni se il testo non è gradito a non si sa bene quale autorità, dimenticando che la Costituzione tutela la libertà di manifestazione del pensiero, e il tutto avviene senza che nessuno – il questore, il prefetto, il sindaco, il ministro – abbia qualcosa da obiettare; 3) l’idea che il compito delle forze dell’ordine sia quello di garantire il pieno esercizio dei diritti fondamentali di tutti – quello di assistere serenamente alla parata per chi lo desidera e quello di esprimere pacificamente il proprio dissenso per altri – sembra non sia percepita dalla nostra polizia e in generale dal nostro stato.

E’ di questo che si parla, quando ci si riferisce alla progressiva trasformazione in senso autoritario della nostra democrazia.

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