Economia

Il lato oscuro dell’acciaieria

L’ArcelorMittal è il gigante mondiale dell’acciaio, con oltre 300mila dipendenti, filiali in una sessantina di Paesi e una capitalizzazione di mercato superiore ai 40 miliardi di euro. Ha visto la luce nel 2006, dopo la fusione delle due omonime compagnie,…

L’ArcelorMittal è il gigante mondiale dell’acciaio, con oltre 300mila dipendenti, filiali in una sessantina di Paesi e una capitalizzazione di mercato superiore ai 40 miliardi di euro. Ha visto la luce nel 2006, dopo la fusione delle due omonime compagnie, di proprietà rispettivamente francese e indiana, stabilendosi con la sua sede centrale a Lussemburgo.
In Italia le cinque controllate hanno vari stabilimenti sparsi soprattutto nel centro e nord Italia, con una forza lavoro di circa un migliaio di persone. Il fiore all’occhiello della Arcelor Mittal Italia è la ex Magona, con sede a Piombino e acquisita nel 2002, una delle aziende che hanno fatto la storia del comparto siderurgico del nostro Paese a partire dalla fine del Diciannovesimo Secolo.

Anche la Magona ha risentito in maniera sensibile dell’attuale crisi economica, ricorrendo massicciamente negli ultimi mesi allo strumento della cassa integrazione. L’intero stabilimento di Piombino è stato chiuso per un mese sul finire del 2008, mentre la fabbrica di Avellino, unica presente nel Meridione, è rimasta inattiva per ben sei mesi.

Al di là delle problematiche di carattere occupazionale, sempre più pressanti, la compagnia si fa un vanto di avere un particolare occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e la sicurezza – tanto  che nel 2008 nel suo impianto di Piombino non si sono registrati incidenti.

Peccato che agli sforzi compiuti del Nord del pianeta non faccia il paio una condotta irreprensibile nel Sud, almeno a detta di numerose realtà della società civile internazionale e da gruppi locali che da anni monitorano le attività della ArcelorMittal.   
Non a caso in concomitanza con l’assemblea annuale della compagnia indo-francese, la Global Action on ArcelorMittal coalition ha reso pubblico un nuovo rapporto sulle presunte malefatte nei quattro angoli del Pianeta perpetrate dalla multinazionale dell’acciaio. Tramite l’esame di sette casi studio, che spaziano dal Sud Africa all’India, fino alla Repubblica Ceca, si denunciano le gravi violazioni dei diritti delle popolazioni locali e i danni all’ambiente causati dalla corporation. La coalizione, composta da importanti realtà della società civile internazionale come Friends of the Earth e CEE Bankwatch, ha inoltre rivelato nello studio come in Liberia ci siano una serie di preoccupanti sviluppi sulla questione della miniera di Mount Nimba. Oltre agli impatti negativi sull’omonima riserva naturale e alle procedure ben poco chiare riguardo al reinsediamento degli sfollati, ci sono numerose perplessità sulla donazione di ben 100 pick up che, sebbene destinati a “attività agricole” sarebbero invece finiti nelle mani di notabili liberiani.

I progetti della multinazionale guidata dal magnate indiano Lakshmi Mittal nell’Est Europa – in particolare in Bosnia-Erzegovina e Kazakisatan – hanno beneficiato di copiosi finanziamenti pubblici da parte della Banca europea per la ricostruzione e lo Sviluppo e della Banca mondiale, per un totale di 600 milioni di dollari in dieci anni. Ciò nonostante il livello di inquinamento collegato allo sviluppo dei progetti è diminuito solo marginalmente, mentre va segnalato che per la stesura del piano di tutela ambientale in Bosnia ci sono voluti ben tre anni e mezzo di tempo, senza tuttavia che questo stesso piano fosse in alcun modo messo in pratica. Nella miniera kazaka, poi, nel 2008 si sono registrati due incidenti mortali, che hanno provocato il decesso di 35 lavoratori.

Sebbene negli ultimi mesi la ArcelorMittal abbia più volte promesso di voler compiere dei passi in avanti in merito alla riduzione degli impatti delle sue attività, non ci sono al momento segnali di una reale inversione di tendenza. Anzi, con la scusa degli effetti della crisi globale, si sta provando a ritardare degli investimenti nel campo della tutela ambientale nella Repubblica Ceca.

Per scaricare il testo del rapporto:
http://bankwatch.org/documents/ArcelorMittal_Going_Nowhere.pdf  

 

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