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Il gioco non dev’essere un azzardo

Da Empoli (Fi) parte l’iniziativa degli enti locali per una gestione “responsabile” delle moderne sale giochi, perché le slot machine hanno un doppio costo: sviluppano dipendenze e sono controllate dalla criminalità  

Tratto da Altreconomia 129 — Luglio/Agosto 2011
con avvisopubblico

Conti in rosso, separazioni familiari, licenziamenti, usura, criminalità organizzata. Sono queste alcune delle conseguenze di una nuova forma di dipendenza: quella da gioco.

A gettare un faro su questa patologia che sta assumendo le dimensioni di massa è stata, da ultimo, la Commissione parlamentare antimafia, che nel novembre 2010 ha approvato una relazione specifica. Risultano indagini dell’autorità giudiziaria in materia di “gioco” lecito e illecito direttamente riferibili alla criminalità organizzata con arresti e sequestri in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Toscana, Liguria e Lombardia ha scritto la Commissione. Il gioco, in particolare le cosiddette slot machine, ormai presenti in tutti i bar e i locali pubblici italiani dopo la loro legalizzazione con la legge finanziaria del 2003, sono un affare importante per le mafie italiane, uno strumento fondamentale per riciclare nell’economia legale il denaro sporco.

I dati ufficiali illustrano chiaramente il valore del business: il solo gioco legalizzato coinvolge circa 30 milioni di persone, di cui 7 milioni con frequenza settimanale, e sviluppa un fatturato di circa 60 miliardi di euro. In buona sostanza ogni giocatore spende 1.860 euro l’anno per il gioco, praticamente il valore di uno stipendio di un funzionario e di quasi due stipendi da operaio. Ancora: dai circa 500 siti web fuorilegge individuati e “inibiti” dalle autorità nei primi mesi del 2006, a fine aprile 2010 si è arrivati a 2.232, con un numero di tentativi di accesso passati dai circa 90 milioni del 2006 ai 400 milioni del 2008, cifra che oggi si stima quasi raddoppiata. 

“La diffusione estesa sul territorio delle più fantasiose forme di ‘tassazione indiretta’ (derivanti dal cosiddetto ‘gratta e vinci’, dal lotto e sue varianti, dalle slot machine, dalle sale bingo, dal gioco via internet, dal videopoker) -ha scritto la Commissione antimafia- in verità alimentano la ‘malattia del gioco’, invece di curarla”. Un’accusa chiara e pesante di fronte alla quale un comune italiano, quello di Empoli (Fi), ha sentito il bisogno di attivarsi. L’assessore Filippo Torrigiani ha elaborato uno specifico regolamento, poi votato all’unanimità dal consiglio comunale, relativo all’apertura e alla gestione delle sale giochi che è diventato un modello per molti enti locali italiani. “La nostra non è assolutamente una crociata contro nessuno -afferma Torrigiani-. Siamo a favore della libera impresa e dei soggetti che lavorano in modo serio. Vogliamo far conoscere ai cittadini i danni che il gioco può generare”.

Il regolamento del Comune di Empoli stabilisce delle norme specifiche per quanto riguarda le distanze che le sale giochi devono avere da luoghi “sensibili”, come le scuole, le condizioni igienico-sanitarie e l’impatto con l’ambiente circostante, gli orari di apertura e chiusura (non prima delle 9, non dopo le 24), e obbligano i gestori a distribuire materiale sul tema del gioco responsabile unitamente ai recapiti di associazioni che si occupano di curare la dipendenza da gioco. “Le sale giochi non sono delle attività commerciali, chiarisce Torrigiani. 
La normativa di riferimento è quella prevista dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Il regolamento mira a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico cercando un equilibro con quanto previsto dall’articolo 41 della Costituzione in materia di libertà d’impresa, e avendo particolare attenzione per le fasce sociali più sensibili, come i giovani. Mira a diffondere un’educazione al gioco, valorizzandone la funzione di aggregazione sociale e il momento di comunicazione tra individui”. In attesa che il governo vari l’annunciato Testo unico sui giochi, e recependo alcune indicazioni recentemente fornite dalla Corte costituzionale in materia di poteri di ordinanza dei sindaci, ad Empoli hanno già organizzato un percorso formativo per gli esercenti, intitolato “Gioco responsabile. Mettici la testa”, a cui Interverranno politici, imprenditori, medici e rappresentanti delle forze dell’ordine.

“Nelle prossime settimane -conclude Torrigiani- con Avviso Pubblico daremo vita alla nascita di una rete nazionale di enti locali del gioco responsabile”. 

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