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Il gettito in Comune

Dal 2005 le città italiane partecipano all’attività di accertamento fiscale. Una pratica che ha permesso di recuperare 186 milioni di euro. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, risultano molto attivi numerosi piccoli enti, mentre i capoluoghi di Regione latitano: nel 2013, Aosta, Venezia, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Palermo e Cagliari non hanno recuperato nemmeno un euro, mentre altri -come Roma o Reggio Calabria- paiono partecipare solo pro forma, incassando pochi spiccoli

Tratto da Altreconomia 165 — Novembre 2014

La slide numero 6 utilizzata da Matteo Renzi per presentare la legge di Stabilità 2015 è dedicata all’evasione fiscale, da cui -secondo i “numeri” del premier- dovranno arrivare il prossimo anno almeno 3,8 miliardi di euro.
Tra gli interventi che dovrebbero garantire questo risultato c’è l’utilizzo delle banche dati già a disposizione dell’Agenzia delle entrate, e relativa a “ricavi o compensi, ai redditi, al volume d’affari e al valore della produzione” imputabili al singolo contribuente, che “emergendo” da una condizione di evasione fiscale avrebbe la possibilità di pagare una parte del dovuto. Nella bozza di legge di Stabilità si parla di “regolarizzazione degli errori e delle omissioni” (i corsivi sono nostri), senza alcun riferimento a chi evade per scelta, e per dolo. Inoltre, la misura dovrebbe fondarsi su una relazione diretta tra l’Agenzia delle entrare e il contribuente o un suo intermediario (il commercialista), e questo di fatto cancella quanto di positivo è stato fatto negli ultimi nove anni in materia di lotta all’evasione fiscale da parte dagli enti locali. In particolare, dal dicembre 2005 è in vigore la legge che prevede la “partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento”, un meccanismo virtuoso che ha portato a recuperare 186 milioni di euro d’imposte evase, nonostante i Comuni aderenti siano appena novecento, l’11 per cento del totale. Sono cinque gli ambiti in cui gli enti locali sono chiamati ad intrecciare le banche dati con quelle dell’Agenzia, e vanno dall’area urbanistica e territorio a quello delle residenze fittizie all’estero, passando per le proprietà edilizie e il patrimonio immobiliare, il commercio e le professioni oltre che il possesso di “beni indicativi di capacità contributiva”. “Se un cittadino dichiara 10mila euro e poi gira con una Maserati, ciò segnala una incongruenza evidente” mi racconta Maria Costi, che è il sindaco di Formigine, nel modenese, un Comune da record: nel corso degli anni, ha accertato complessivamente “maggiore imposta” per oltre 3 milioni di euro, di cui 858mila euro nel solo 2012, risorse che sono andate ad arricchire il bilancio comunale.

Per quanto riguarda le dichiarazioni relative al triennio 2012-2014, il 100% della “maggiore imposta accertata” resta all’ente locale “responsabile” della segnalazione. “Ci tengo a sottolineare, però, che il nostro non è un comportamento vessatorio -sottolinea il sindaco di Formigine-, e che ci siamo limitati a segnalazioni macroscopiche, incrociando i dati a nostra disposizione, quelli che evidenziavano una capacità di spesa non congruente”.
Maria Costi spiega che le attività sono state svolte dall’ufficio tributi, all’interno del quale lavorano 6 persone su un totale di circa 200 dipendenti del Comune, e che in alcuni casi “le segnalazioni sono andate anche all’autorità giudiziaria”, in relazione a soggetti non residenti nel territorio comunale che però a Formigine -33.865 abitanti, subito a Sud di Modena tra Sassuolo e Maranello- arrivavano per investire. “Noi agevoliamo le attività che si insediano sul territorio, ad esempio attraverso una esenzione IMU per tre anni, per la quota parte che va al Comune, ma per questo dobbiamo capire e conoscere ‘chi sono’ questi soggetti”. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate dell’Emilia-Romagna, sul totale delle maggiori imposte accertate il Comune di Formigine ha incassato al 31 dicembre 2013 oltre 864mila euro, risorse che -spiega il sindaco- “vanno a coprire in parte il taglio ai trasferimenti pubblici, scesi da 6 milioni di euro a 900mila, e permettono di finanziare la spesa corrente dell’ente, ad esempio la manutenzione dell’edilizia scolastica, ambito in cui il Comune ha investito molto negli ultimi anni, o il servizio civile”. Inoltre, aggiunge Costi, “abbiamo finanziato un fondo di garanzia per il credito e non abbiamo aumantato l’aliquota IMU”.

Formigine è la punta di diamante nella regione italiana più virtuosa nell’applicazione della legge 248/2005, “Misure di contrasto all’evasione fiscale”. In Emilia-Romagna, infatti, oltre il 50 per cento dei Comuni (171 su 340) hanno inviato segnalazioni all’Agenzia delle entrate, cinque volte la media nazionale. E dei 186 milioni di euro di evasione complessivamente accertata grazie alla collaborazione con i Comuni italiani, oltre 70 riguardano il territorio emiliano-romagnolo. Ciò non significa, però, che da Piacenza a Rimini ci sia una naturale tendenza all’evasione, ma solo che si lavoro in modo più efficace. Basti un dato: a marzo 2014, l’Agenzia delle entrate Emilia-Romagna aveva già messo a disposizione i dati relativi all’azione svolta nel 2013, mentre quelli su scala nazionale, che sono “appannaggio” del ministero dell’Economia ma vengono resi pubblici dal ministero dell’Interno, chiamato a ripartire le somme tra gli enti interessati, ancora (al 20 ottobre 2014, ndr) non ci sono. I dati diffusi ad agosto 2013, e relativi al 2012, segnalano che tra i capoluoghi di Regione Aosta, Venezia, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Palermo e Cagliari  non hanno recuperato nemmeno un euro, mentre altri paiono partecipare solo pro forma, come Roma (che ha incassato meno di 9mila euro) o Reggio Calabria (964,04 euro). L’Agenzia delle entrate evidenzia che le  regioni più virtuose (a marzo 2014) sono Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Liguria e a seguire Piemonte, Veneto, Calabria, Lazio e Marche. 

Per l’Emilia parlano i numeri, con 4.200 accertamenti eseguiti (a fronte di oltre 24mila segnalazioni) e circa 22 milioni di euro già incassati (guida la classifica Bologna, con 1,4 milioni di euro, seguito da Formigine e poi da Rimini, con 717mila). “I risultati ottenuti sono l’esito di un percorso complesso, avviato con la stipula del protocollo di intesa con l’ANCI Emilia-Romagna, nell’ottobre del 2008 -spiega ad Ae Pierluigi Merletti, direttore regionale dell’Agenzia delle entrate Emilia-Romagna-.  Da quel momento, l’obiettivo dell’Agenzia è stato quello di tradurre in modalità operative ciò che era solo una norma di legge. Tra i tanti, cito i fattori che ritengo siano stati di maggiore impatto: la formazione rivolta dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate Emilia-Romagna ai tecnici comunali, circa 1.400, con il coinvolgimento di 228 Comuni e 12 Unioni di comuni; l’istituzione di una rete di referenti presso ciascuna Direzione provinciale, allo scopo di tenere un contatto costante con gli operatori comunali e fornire l’assistenza necessaria, soprattutto nelle prime fasi; l’individuazione, proprio grazie a questo scambio continuo, di solide metodologie operative e di ‘best practices’ a supporto del lavoro dei Comuni”.

Merletti spiega ad Ae come si passa dalla segnalazione all’accertamento: “Quando la segnalazione arriva, per via telematica, alla Direzione Provinciale competente, viene presa in carico dal referente provinciale e quindi sottoposta alla valutazione del responsabile dell’ufficio, che decide se inserirla nel Piano dei controlli, vale a dire nell’elenco delle verifiche da effettuare. L’esito della segnalazione dipende dalla sua consistenza sotto il profilo quantitativo e qualitativo. Se si tratta di una segnalazione qualificata in senso stretto, ossia che evidenzia ‘senza ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi ed elusivi’, viene inclusa direttamente nella lista dei controlli; ci possono essere però casi in cui la segnalazione, seppure potenzialmente interessante, necessita di una ulteriore fase di indagine da parte dell’Agenzia delle Entrate (accesso presso i locali di esercizio dell’attività, contraddittorio con il contribuente, questionario). Vi sono, infine, casi in cui la segnalazione non contiene elementi sufficienti per procedere all’accertamento e viene così archiviata”.
Il livello qualitativo delle segnalazioni è mediamente aumentato nel corso degli anni, così Merletti ritiene fondamentale evidenziare un ultimo punto, che “riguarda la rendicontazione del lavoro realizzato e del modo in cui le risorse recuperate grazie alla lotta all’evasione sono state utilizzate per finanziare i servizi comunali: è evidente -spiega ad Ae- che questo tipo di comunicazione può esercitare un’influenza positiva sul comportamento del singolo contribuente, andando a rafforzare la tax compliance”. In line con la lezione dell’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che spiegava: “Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima”. Un pensiero che il premier Renzi, purtroppo, non condivide. —        

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