Interni / Varie

Il futuro? Segui l’asfalto

L’eredità dell’Esposizione universale: costi impennati, procedimenti giudiziari, incertezza sulla destinazione dell’area, tre autostrade. Viaggio alla riscoperta dell’"effimero infrastrutturale", autentica ipoteca sul futuro della mobilità lombarda

Tratto da Altreconomia 175 — Ottobre 2015

Per capire davvero l’Esposizione universale che si conclude a fine ottobre serve volare in alto, sopra il cielo di Milano e quello lombardo.
Un primo colpo d’occhio va -d’obbligo- verso il centro città, sul Palazzo di Giustizia. Ad agosto, Matteo Renzi ha ringraziato la Procura di Milano per “aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale”. Cancellate dalla narrazione dell’Esposizione, sembrano davvero lontane le inchieste che hanno decapitato la società Expo 2015 spa tra il 2014 e il 2015, portando in carcere l’ex responsabile acquisti della società, Angelo Paris, Antonio Acerbo, commissario per la realizzazione del Padiglione Italia (che ha patteggiato l’accusa di corruzione) e Antonio Rognoni, già direttore generale di Infrastrutture Lombarde spa, che era (fino al 2014) la stazione appaltante unica per Expo.

L’inchiesta che ha portato all’arresto (e quindi al rinvio a giudizio) di Rognoni riguarda l’“appalto uno” di Expo, quello vinto dall’impresa Mantovani per la realizzazione della Piastra espositiva. Prima ancora c’era stato l’“appalto zero”, quello per la rimozione delle interferenze (un elettrodotto, la strada che attraversava l’area agricola di oltre un milione di metri quadrati che ha ospitato l’Esposizione), vinto dalla cooperativa CMC di Ravenna. E anche su questo ha indagato, o forse ancora sta indagando, per turbativa d’asta la Procura di Milano. È certo però che CMC aveva vinto grazie a un ribasso del 42,8% sulla base d’asta, ma i costi aggiuntivi hanno portato il valore complessivo dell’appalto a 136 milioni di euro, superiore a quanto preventivato (97 milioni di euro). Non è l’unico caso: il Padiglione Italia e gli edifici sul Cardo sono costati almeno 53 milioni di euro, quasi il doppio dei 28 preventivati. Spese che verranno (forse) analizzate quando la Corte dei Conti guarderà ai bilanci 2014 e 2015 di Expo 2015 spa. Cioè tra qualche anno. Già la delibera della magistratura contabile sul bilancio 2013, pubblicata nel dicembre dello scorso anno, evidenzia anomalie e mancanze nella gestione degli appalti. Per “lavori” sono costati complessivamente oltre un miliardo di euro (al 31 dicembre 2014). 

Alcuni documenti che Altreconomia ha potuto visionare, ad esempio, mostrano come Arexpo spa (la società pubblica che ha acquistato da Fiera Milano e dalla famiglia Cabassi i terreni che ospitano l’Expo, poi dati in comodato a Expo 2015 spa) non sia stata in grado di giustificare l’incremento dei costi di bonifica, una parte consistente degli extra-costi riconosciuti a CMC e Mantovani. Se ne tornerà a parlare dopo il 31 ottobre, quando entrerà nel vivo anche la discussione tutta urbanistica sul futuro dell’area. Dopo una gara andata deserta, dopo che il Milan ha congelato la proposta di realizzare lì il nuovo stadio, come avrebbe voluto il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, si parla con insistenza di funzioni pubbliche, come un polo scientifico e tecnologico. È il progetto più accreditato, e favorirebbe un riutilizzo “pubblico” al 100 per cento dell’area. La metà della superficie, infatti, è vincolata: dovrà diventare parco, un’area più grande del Parco Sempione. Ma queste scelte, è evidente, chiuderebbero alla possibilità di incassare -come preventivato da Arexpo- oltre 300 milioni di euro,  più del doppio rispetto al prezzo d’acquisto (vedi Ae 162).

Qui è necessario il secondo colpo d’occhio. Perché l’operazione “immobiliare” ha lo stesso una spiegazione. Seguiamo l’asfalto: dall’alto il sito Expo è tagliato da un viadotto, che è un duplicato di infrastruttura già esistente, un raccordo tra via Novara e l’A4 e l’A8 che esiste già, come viabilità speciale Fiera. Si tratta di un investimento interamente a carico del pubblico, per 150 milioni di euro, la cui utilità è tutta legata a un’urbanizzazione in corso: l’infrastruttura servirà da disimpegno al quartiere e al previsto centro commerciale di Cascina Merlata. Il “lottizzante” -che realizza appartamenti e centri commerciali- è una società immobiliare i cui principali azionisti sono Intesa Sanpaolo (“banking partner” di Expo 2015 spa, uno sponsor che ha pagato oltre 30 milioni di euro, vedi Ae 168), e Unipol, e coinvolge anche la cooperativa di costruzione. 
Per vedere l’eredità più significativa di Expo, davvero, bisognerebbe sorvolare la Lombardia, dov’è steso quello che Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, definisce “l’effimero infrastrutturale”, le tre autostrade che  “non servivano all’Esposizione universale ma rappresentano un’ipoteca sul futuro della mobilità in Lombardia”. La Bre.Be.Mi (tra Brescia e Milano), inaugurata in pompa magna nel luglio 2014, ha già richiesto un intervento pubblico di 320 milioni di euro. La Tangenziale Est Esterna -che è stata aperta ad Expo già inaugurato- è al momento vuota (è attivo uno sconto weekend del 45% sui pedaggi per spingere ad usarla). Della Pedemontana sono percorribli solo alcune tratte: dal 1° novembre saranno a pagamento, e il pedaggio cancellerà il poco traffico attratto in questi mesi. In compenso le infrastrutture utili non ci sono: alla Metro 5 mancano alcune fermate, mentre i lavori per la Metro 4 sono appena iniziati. — 
 
© Riproduzione riservata

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia