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Il commercio equo sostiene la resistenza dei contadini palestinesi

Mohammed Hmidat direttore dell’impresa sociale palestinese Al Reef © PARC

Al Reef è un’impresa sociale che dal 1993 supporta i piccoli produttori della Cisgiordania costretti ad affrontare le limitazioni delle autorità israeliane e le violenze dei coloni. Abbiamo intervistato il direttore, Mohammed Hmidat

Tratto da Altreconomia 265 — Dicembre 2023

Il giorno in cui Mohammed Hmidat è arrivato in Italia, il 25 ottobre scorso, un contadino palestinese è stato ucciso a bruciapelo in Cisgiordania da alcuni coloni israeliani, che hanno dato fuoco anche ai campi e agli ulivi. Ma per Hmidat, purtroppo, non è una novità: è il direttore esecutivo di Al Reef un’impresa sociale palestinese che dal 1993 sostiene ed esporta -in Italia attraverso Altromercato– i prodotti di piccoli agricoltori e cooperative palestinesi, secondo i principi del commercio equo e solidale. “Il nostro obiettivo non è solo promuovere lo sviluppo sociale ed economico dei contadini -spiega- ma contribuire alla lotta non violenta del popolo palestinese, rafforzandone la resilienza”. Perché coltivare vuol dire prima di tutto restare e presidiare le terre che vengono attaccate e confiscate.

Anche per questo Al Reef opera in alcune delle aree più “sensibili” della Cisgiordania: a Jenin, Nablus, Gerico e nella valle del Giordano, nella cosiddetta Area C, quella sotto il totale controllo israeliano. Anche se, come dice Hmidat, “ormai non c’è più differenza, è tutta una grande Area C”. Al Reef è una costola dell’Associazione per lo sviluppo agricolo (Parc), che prima della nascita dell’Autorità nazionale palestinese (nel 1994) ha svolto, di fatto, il ruolo del ministero dell’Agricoltura aiutando i contadini nella gestione delle terre e nella raccolta dell’acqua (controllata dagli israeliani), fornendo servizi e sementi.

Ma i prodotti andavano commercializzati e così è nata Al Reef, controllata al 98,4% da Parc e per il restante 1,6% dall’Associazione degli agronomi arabi. A essere esportati negli Stati Uniti, in Europa, Giappone e Australia sono olio d’oliva, datteri, cous cous (che in Palestina chiamano maftoul) e zaatar, un mix di spezie a base di timo. Al Reef ha ricevuto diverse certificazioni ed è particolarmente attenta al rispetto dell’ambiente, per fornire prodotti non soltanto solidali, ma di alta qualità e sicuri.

Negli ultimi anni sta portando gli oltre 500 coltivatori a convertirsi al biologico: “Inizialmente è stato difficile convincerli -racconta Hmidat- ma i clienti esteri ce lo chiedevano. Abbiamo iniziato nel Nord della valle del Giordano, con un produttore che ha accettato la scommessa. È andata bene e ora ne abbiamo altri che hanno fatto questa scelta”.

Dietro a ogni prodotto ci sono storie, come quella delle donne che dal 2008, nella zona di Gerico, producono cous cous biologico. Inizialmente l’attività, sempre affidata a cooperative femminili, era nella Striscia di Gaza ma a causa della situazione politica è stata interrotta nel 2007. Al Reef e Parc allora hanno fornito un sito produttivo, servizi di garanzia della qualità, materie prime, attrezzature, servizi marketing e promozione a un nuovo gruppo. Attualmente la produzione giornaliera è di circa 500 chilogrammi.

Un’operaia della “Women’s couscous cooperative” di Gerico, una delle realtà che commercializza i propri prodotti attraverso Al Reef © Parc

“La maggior parte delle donne -racconta il responsabile di Al Reef- è la persona con il reddito più elevato all’interno della famiglia. Conosco una di loro, vedova, suo marito è mancato da molti anni. Ai giornalisti che la intervistano racconta che grazie al suo lavoro tre persone hanno potuto frequentare l’università. Per noi è una delle tante piccole, grandi storie di successo”.

La situazione politica non condiziona, però, solo le attività a Gaza: già prima del 7 ottobre -quando le forze armate di Hamas sono penetrate nel territorio di Israele, uccidendo oltre 1.200 civili e in risposta si è scatenata la violenta rappresaglia sulla Striscia- anche in Cisgiordania la vita dei contadini non è mai stata semplice. “I check point, gli attacchi dei coloni, la chiusura delle strade da sempre fanno sì -continua Hmidat – che non ci siano luoghi sicuri e che sia molto difficile pianificare le nostre attività. Dobbiamo continuamente affrontare ritardi che rischiano di far saltare le vendite. A metà novembre, i nostri partner ci chiedevano i datteri in vista del Natale, ma a causa della guerra siamo in ritardo con le consegne. Sia noi sia i contadini non abbiamo potuto uscire di casa per una settimana, era troppo pericoloso. Non abbiamo potuto raggiungere i produttori e non ci hanno consegnato i materiali per il packaging, che dobbiamo importare da Israele”.

L’occupazione militare, come avviene per tutti i palestinesi, condiziona ogni aspetto del lavoro: dalla raccolta delle olive (che viene fatta in gruppo, “per non pagare il costo delle olive con il sangue”) alle dimensioni dimezzate per i container palestinesi rispetto a quelli israeliani.  “Se compri dei prodotti in Cisgiordania -spiega Claudio Brigadoi, responsabile acquisti di Altromercato– per questioni di sicurezza devi dimezzare la capacità dei container perché devono passare il confine israeliano ed essere scannerizzati. Questo significa che spedire dei prodotti dalla Cisgiordania ha un costo doppio rispetto a quelli provenienti da Israele”.

© Parc

“La situazione per chi coltiva peggiora di anno in anno -continua Hmidat- perché una parte della terra va ai coloni e perché viene adulterata. A causa della costruzione degli insediamenti, l’acqua diventa più salata e a volte scompare del tutto. Quindi c’è una mancanza sia di terra sia d’acqua e per i contadini è sempre più difficile lavorare. Tra giugno e luglio, ad esempio, frutteti e oliveti hanno bisogno di un’irrigazione supplementare, ma i contadini, anche a causa del cambiamento climatico, non possono farla: non c’è nemmeno quella da bere”.

È per aggirare il problema dell’approvvigionamento idrico che la produzione dei datteri è mutata: “L’acqua sempre più salata ha creato un cambiamento nell’offerta di prodotti della valle del Giordano, influenzando le coltivazioni di verdure, banane e limoni. Siamo passati ai datteri medjoul, che ne richiedono meno e tollerano anche quella salata. Essendo più dolci e succosi abbiamo aumentato le piantagioni: in termini di entrate le vendite di datteri hanno superato quelle dell’olio”.

La valle del Giordano è strategica, oltre che la zona più fertile della Cisgiordania: occuparla, per il governo israeliano, significa anche spezzare la continuità araba, tra palestinesi e giordani. La scelta di Al Reef di sostenere i piccoli insediamenti agricoli, che da quelle parti sono numerosi e sempre più a rischio -anche della perdita della vita- è ancora una volta una scelta di resilienza. 


UN AIUTO PER GAZA

Altromercato ha lanciato una raccolta fondi con un duplice obiettivo: sostenere i produttori di Parc e la popolazione di Gaza. Dal 7 ottobre, infatti, oltre agli abitanti della Striscia, anche le famiglie dei produttori di Parc in Cisgiordania -con cui Altromercato collabora dal 1994- stanno vivendo giorni drammatici. Sono impossibilitati a produrre e commercializzare i loro prodotti, a causa della limitazione nei movimenti. Sebbene si trovino in difficoltà, però, hanno deciso di portare aiuti a Gaza.

La raccolta fondi è finalizzata ad acquistare i prodotti a condizioni eque e solidali (continuando così a supportare i programmi di agricoltura biologica e il lavoro della cooperativa delle donne di Al Reef) che saranno donati alla popolazione di Gaza non appena sarà possibile varcare i confini. La raccolta si collega al progetto di Parc e Al Reef “Building hope for Gaza”, che ha come obiettivo l’invio di aiuti di prima necessità (cibo, acqua, medicine, forniture sanitarie, prodotti per la pulizia e l’igiene). La distribuzione verrà fatta in collaborazione con le sedi di Parc nella Striscia e la società civile. La campagna è promossa da Altromercato ed Equo Garantito, con il supporto della Fondazione Altromercato.

Per donare
La donazione va fatta a Fondazione Altromercato (via Roma 61, Bolzano) con bonifico o versamento su CC postale, specificando nella causale “Erogazione liberale per Parc-Palestina”.
Conto bancario IBAN: IT 26 B 08081 11610 000306006582
Conto corrente postale: 1058137025

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