Diritti

Il codice violato

La commercializzazione dei sostituti del latte materno è regolamentato, da trent’anni, dall’Oms. Chi non si adegua, finisce sotto la lente di Ibfan

Tratto da Altreconomia 131 — Ottobre 2011

Trenta anni fa, l’Organizzazione mondiale della Salute emanava il codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.
Da allora, l’allattamento al seno è minacciato da politiche commerciali e marketing spavaldo. La prima settimana di ottobre verrà celebrata la “Settimana mondiale per l’allattamento al seno”, organizzata dall’Alleanza mondiale per l’allattamento al seno (waba.org).
In Italia le iniziative sono coordinate dal Movimento allattamento materno italiano (www.mami.org). Ibfan Italia (ibfanitalia.org) è l’associazione nazionale aderente all’International Baby Food Action Network, una rete di 200 piccole organizzazioni diffuse in 100 Paesi nei 5 continenti: in occasione della Sam ha redatto il rapporto Il codice violato, che ogni 3 anni (l’ultimo è del 2008) fa il punto sulle violazioni al Codice in Italia. Adriano Cattaneo, epidemiologo a Trieste e per anni presidente di Ibfan Italia,  spiega: “A differenza di Waba e Mami, che promuovono l’allattamento, noi ci occupiamo soprattutto di ‘protezione’, ovvero verifichiamo le violazioni al Codice, alle leggi nazionali e in generale lavoriamo contro tutto ciò che minaccia l’allattamento al seno”. Il rapporto (che è redatto da una ventina di volontari, quasi tutte mamme) ha come scopo “quello di riassumere lo stato dell’arte per l’applicazione del Codice internazionale sul marketing dei sostituti per l’Italia -spiega Cattaneo-. I primi, redatti nel 2001 e 2004, erano di denuncia delle violazioni, sia dei casi sia dei soggetti. Dal 2008 ci siamo concentrati anche su temi specifici, e abbiamo aggiunto una sezione di good news in cui raccontiamo buone pratiche. Per esempio quest’anno ricordiamo della nascita del Comitato nazionale per l’allattamento al seno all’interno del ministero della Salute. Oppure il fatto che aumenta il numero di gruppi di auto-aiuto mamma-mamma sul tema dell’allattamento. Abbiamo incontrato molte iniziative positive, a partire dagli ospedali. Ma penso anche alle ‘comunità amiche dei bambini’,  ai negozi che organizzano un angolo per la mamma che allatta. Sono tutte realtà che favoriscono il rispetto del Codice, e che abbiamo mappato nella speranza che vengano imitate. Un esempio molto interessante è quello delle farmacie. Spesso, guardando agli scaffali dedicati ai bambini, sembra di essere in un supermercato. Questo comporta delle violazioni, anche della legge italiana: ad esempio, non si possono fare promozioni e sconti sul latte in polvere 1 (ovvero da 0 a 6 mesi, ndr). Nelle farmacie definite ‘amiche dei bambini’ si entra e i sostituti del latte materno non sono visibili: sono dietro il bancone o nel magazzino, e vengono venduti solo su richiesta. Non solo: il farmacista (che ha seguito tre giorni di formazione) è tenuto a chiedere il perché di questa richiesta, e nel caso spiegare che il sostituto potrebbe non essere necessario. Il Codice non proibisce la vendita, ma la promozione”.
Come è strutturato il rapporto?
“Le violazioni più frequenti occupano la parte più importante e centrale. Un capitolo è dedicato ai media e ai giornalisti. Raccontiamo, ad esempio, di una società di pubbliche relazioni che ha invitato un gruppo di giornalisti a partecipare a un seminario con due esperti di nutrizione sui latti formulati, in un lussuoso agriturismo della Valpolicella. Nel pacchetto -tutto gratuito- anche fitness e giro enogastronomico. Il tutto coordinato da un noto giornalista. Chi pagava? Mellin. È stata la prima volta in cui abbiamo documentato un caso del genere, comprese tutte le agenzie stampa che poco dopo il seminario diffondevano le informazioni sui latti formulati come se fossero indipendenti da interessi commerciali. Un parte interessante de Il codice violato è dedicata alle violazioni tramite social network, molto difficili da fermare. Infine, un altro capitolo importante riguarda la ‘battaglia’ che si è condotta a Strasburgo, tra Parlamento e Commissione europea, dopo che -per la prima volta- un’azienda è stata autorizzata a utilizzare un’asserzione di salute (tecnicamente un ‘claim’) che esaltava una proprietà del latte artificiale. Si tratta della Mead Johnson, che in uno spot sostiene che il latte artificiale migliora la vista”.
Quali sono le violazioni più frequenti?
“Sono sempre all’interno del Sistema sanitario nazionale. I medici sono il bersaglio preferito dal marketing.
Gli ospedali sono di continuo visitati dai cosiddetti ‘informatori’ che in realtà sono rappresentanti di commercio. Lasciano campioni, si mettono d’accordo per forniture gratuite: una pratica vietata anche dalla legge italiana. Regalano attrezzature, anche molto costose. Queste attenzioni si comprendono solo alla luce del mercato italiano del latte artificiale, che vale -nel caso del solo ‘latte 1’, quello fino a 6 mesi- qualcosa come 600 milioni di euro l’anno. Non sappiamo di tutti gli altri prodotti. Tuttavia sappiamo anche che le donne allattano sempre di più, quindi il mercato dei latti iniziali è in calo in quantità, sia pur non in termini economici. Per questo le ditte stanno sviluppando altri prodotti, come il ‘latte di crescita’, un prodotto totalmente inutile commercializzato per bambini da 1 a 3 anni, o i latti cosiddetti ‘speciali’”.

Il codice violato sarà disponibile a ottobre. Sarà venduto attraverso il sito di Ibfan. Quello del 2008 è disponibile in pdf

Genitori a impatto zero, con il libro di Ae
Piccole fragili creature con l’impronta ecologica a mezza strada tra Paris Hilton e Pantagruel. I nostri figli pesano sul Pianeta molto più di quanto il loro aspetto di cuccioli ci possa far credere. Chi viene dalla “generazione ciripà” noterà prima di tutto la montagna di pannolini usa e getta, di cui il piccolo tra santissime pipì e pupù produce circa una tonnellata, tutta da avviare all’inceneritore. Ogni banale pappa confezionata è rivestita di plastica, materiali accoppiati, vetro e cartone quasi fosse un tabernacolo. Ma è il consumismo di genitori e nonni, cinque o sei adulti con ansia da prestazione a fare più danni: colline di giocattoli si ergono in stanze pittate come confetti, mentre enormi peluche fanno la felicità degli acari. Quando si sposta il piccolo principe ha un servizio taxi che comprende auto o Suv, carrozzina pieghevole fino a dimensione da ombrello, passeggino a quattro ruote motrici. E così via. Primi passi verdi è il manuale che vi aiuta -senza costringervi a diventare asceti- a crescere il vostro o i vostri pargoli in modo attento alla loro salute e a quella dell’ambiente, dalla nascita a 6 anni, dedicato a mamme e papà che vogliono essere eco-sostenibili dalla prima poppata al primo giorno di scuola e oltre. Informazioni preziose sull’allattamento al seno, mai abbastanza valorizzato, lo svezzamento senza pappe pronte, i pannolini lavabili, i vestiti essenziali, bagnetti e igiene al naturale, mobili e giochi sani e sicuri e tante attività all’aria aperta, vacanze, animali e tante altre piccole idee. Un vero concentrato di informazioni, dati e pareri autorevoli che sfata luoghi comuni e spiega come non buttare via il neonato con l’acqua calda.
Primi passi verdi. Manuale per genitori e bimbi eco-sostenibili, da 0 a 6 anni: allattamento, cibo, pannolini, vestiti, pulizie, giochi, vacanze e altre piccole idee, di Nicoletta Pennati e Rita Imwinkelried, 104 pagine, 5 euro. In vendita in libreria, nelle botteghe del commercio equo e sul sito www.altreconomia.it/libri

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