Il cambiamento preso per la gola – Ae 8

Numero 8 – Luglio/agosto 2000di Davide Musso Il mondo? Lo si può cambiare mangiando. I Gruppi di acquisto solidale (Gas) comprano cibo biologico direttamente dai produttori e in grandi quantitˆ per risparmiare rispetto ai negozi. E come primo passo per…

Tratto da Altreconomia 8 — Giugno 2000

Numero 8 – Luglio/agosto 2000
di Davide Musso

Il mondo? Lo si può cambiare mangiando. I Gruppi di acquisto solidale (Gas) comprano cibo biologico direttamente dai produttori e in grandi quantitˆ per risparmiare rispetto ai negozi. E come primo passo per costruire un’economia più giusta. é la parola «solidale» a distinguerli da normali gruppi di consumatori.
Te lo spiegano con lo scheletro della loro idea: solidali con i produttori che altrimenti non avrebbero un grande mercato, «solidali con l’ambiente, perchè la scelta del biologico, del prodotto di stagione, permette il rispetto dell’equilibrio ambientale e anche con il Sud del mondo, con chi è sfruttato e inquinato per mandarci pesche e ciliegie a Natale».
Il padre di tutti i Gas nasce a Fidenza (Parma) nel 1994. Oggi i gruppi sono sparsi per tutta la penisola, 39 quelli ufficialmente censiti. Hanno dimensioni diverse (di solito dai 10 ai 50 soci), e fisionomie differenti: alcuni nascono già come associazioni, altri si appoggiano ad associazioni esistenti, altri ancora alle Botteghe del commercio equo oppure decidono di mantenere una struttura informale. Negli stessi anni parte anche “Bilanci di giustizia” (vedi AltrEconomia n. 7 e, su questo numero, a pagina 28)  e spesso le due esperienze viaggiano appaiate.
Dopo cinque anni di vita e in occasione del loro primo convegno nazionale, l’anno scorso, è stato approvato il «Documento base». Messe nero su bianco le motivazioni, l’organizzazione e indicazioni «spicciole»: cosa fare quando il gruppo diventa troppo grande o i consigli per chi comincia.
Il criterio guida -si legge- è «il concetto di giustizia e solidarietà. Finalità di un Gas è provvedere all’acquisto di beni e servizi cercando di realizzare una concezione più umana dell’economia, cioè più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente, formulando un’etica del consumare in modo critico che unisce le persone invece di dividerle». Non solo risparmiare «acquistando prodotti in grandi quantitativi, ma soprattutto chiedersi che cosa c’è dietro un determinato bene di consumo».
I soci si incontrano periodicamente, i compiti divisi in base alle diverse disponibilità. Alcune persone cercano i produttori e preparano le liste di merci disponibili, altri mettono a disposizione il «magazzino», spesso una stanza di casa o il proprio garage. Su indicazione dei soci si prepara l’ordine che viene inviato ai produttori: quando la merce arriva viene suddivisa tra le varie famiglie. Il prezzo dei prodotti subisce un leggero «ricarico» per coprire le spese (telefono, fotocopie, ecc.). I prodotti più gettonati: cereali, pasta, riso, carne. Soprattutto per un problema pratico: il fresco è più difficile da conservare e da immagazzinare in attesa che chi lo ha ordinato passi a ritirarlo. Gli ordini, oltretutto, non vengono fatti spessissimo (magari una volta al mese), così frutta e verdura ci sarebbero di rado, col rischio di doversi consolare con quelle del supermercato sottocasa. Che vuol dire pesticidi in quantità industriale o prezzi da ipoteca se si tratta di biologico. Ma il problema si può risolvere. Molti agricoltori biologici partecipano ai mercati settimanali: i Gas si accordano con loro su luogo e ora e ritirano la merce fresca.
I criteri per la scelta sono semplici: prodotti biologici e meglio se locali. Questo «significa in primo luogo ridurre l’inquinamento, il consumo di energia e il traffico per il trasporto della merce».
Chi proprio non può fare a meno di generi «esotici» (caffè, tè, cacao) compra quelli del commercio equo e solidale.
Anche la selezione dei produttori non è casuale. La messa al bando dei pesticidi non è l’unico criterio. Meglio le aziende piccole, magari a conduzione familiare: in questo modo è più facile «controllare» le fasi di produzione. Ma soprattutto «i produttori piccoli sono in generale ad elevata intensità di manodopera, rispetto alle aziende grandi che sono per lo più ad elevata intensità di capitale». Comprare dai piccoli  serve a creare occupazione, a fare in modo che «i soldi che spendiamo servano a pagare in misura maggiore chi ha lavorato rispetto alle banche o agli azionisti». !!pagebreak!!
Un colpo alla botte e uno alla globalizzazione potrebbe essere lo slogan: attenzione alle condizioni di lavoro significa anche opporsi alle logiche delle multinazionali che «spostano le loro produzioni dove i costi sono più bassi, ovvero dove la manodopera è pagata meno».
Da qui il tentativo di andare verso la «creazione di un’economia locale. Questo processo è un modo per marginalizzarsi rispetto all’economia globale e quindi limitarne gli effetti speculativi».
La nuova rotta è verso un’economia di relazioni, «dove la comunità che abbiamo in mente -spiega Carlo Marini del Gas di Piacenza- ha un segno opposto rispetto a quelle che il mercato vorrebbe costruire». é un processo comunque scritto nel Dna dei Gas fin dalla nascita: «Questa esperienza -racconta Mauro Serventi, uno dei pionieri di Fidenza- è nata dall’esigenza di soddisfare un bisogno (mangiare sano), ma facendolo ‘insieme’».
Il 2000 è stato dichiarato dai Gas stessi «Anno delle rel-azioni» e se ne è discusso anche al secondo convegno, lo scorso 4 giugno. La socializzazione è uno dei punti del “Documento base”: «L’attenzione alle relazioni e allo scambio d’idee, nel tempo, può fare arrivare fino a uno stile di vita comune, basato sulla ricerca quotidiana dell’essenzialità e della sobrietà».
Si cerca di mantenere i gruppi entro argini ben definiti, quelli troppo grossi sono considerati a rischio. Quando il gruppo «scoppia», avvertono, si tira dietro soprattutto problemi pratici. Gli ordini possono diventare troppo grossi per esempio e difficili da gestire, e così i rapporti tra i soci. Come a Piacenza dove, con 50 famiglie, è complicato organizzare le tradizionali cene tra i soci o le gite dai produttori. O nella stessa Fidenza che, raggiunta quota 100, ha deciso di dividersi dando vita al Gas di Salsomaggiore.
La rete di rapporti diventa più importante dell’acquisto stesso. Gli strumenti: sviluppare -come detto- la produzione biologica sul territorio per stabilire relazioni fiduciarie con i produttori, che si conoscono di persona. Da qui si possono poi dare vita ai mercatini, che servono tra l’altro da contatto con chi non conosce i Gas, o a filiere di cibi biologici: produzione, trasformazione, distribuzione e consumo locali (come stanno tentando di fare alcuni Gas emiliani).
Da queste premesse il futuro non potrà che essere… verde. «I gruppi dovranno essere molto flessibili -dice Serventi- per adattarsi alle diverse situazioni. E soprattutto in rete fra di loro: in questo modo ogni Gas potrà far riferimento agli altri». Così da creare una specie di mappa del biologico solidale in Italia e sapere subito dove trovare un determinato prodotto.
Le «prospettive» chiudono anche il “Documento base”. Dilemma: «restare piccoli e ininfluenti» o crescere con il rischio di snaturarsi e «rendere più difficile la partecipazione democratica?».
Crescere, sicuramente crescere. Ma come «rete fittissima di piccoli gruppi che copra tutto il territorio nazionale». Così sarà possibile avere un certo peso, permettere l’aumento di chi coltiva «la terra con amore» per ripopolare la campagna «spazzando via le monoculture».
Perchè il biologico -diciamoci la verità- sta diventando anche un fatto di costume, quasi una moda. Ma la diffusione a livello industriale non «renderà insensato parlare di gruppi di acquisto», che continueranno a essere  il ponte tra produttori e consumatori senza perdere il loro ruolo solidale.
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Dal 1997 anche i Gruppi di acquisto solidale sono in “rete”: una struttura molto leggera che collega le varie realtà, finalizzata allo scambio di informazioni ed esperienze. L'adesione, inutile dirlo, è assolutamente libera.
Il primo passo è stato un parto gemellare: con la rete è nato anche “Bogar”, che sta per “Bollettino dei gruppi di acquisto regionali”. Pubblicato ogni tre mesi, si può ricevere in abbonamento. Oltre alla lista di tutti i Gas caduti nella rete e relativi indirizzi, ci sono le novità del settore e gli articoli da leggere per diventare un consumatore critico “doc”. Su ogni numero vengono anche presentati un gruppo e uno o più produttori.
“Bogar” potete trovarlo anche sul sito Internet, il secondo strumento della rete dei Gas. In una grafica essenziale, informazioni generali sui Gas, la storia, le motivazioni, il funzionamento, qualche esempio pratico (come il capostipite di Fidenza o il gruppo di Reggio Emilia).
Nella sezione “PiPoL” (Piccoli produttori locali) gli indirizzi dei mercatini e tre tipi di ricerca possibile: per regione, prodotto, produttore.
Dal web è anche possibile iscriversi alla lista di discussione -il modo migliore per far circolare rapidamente le notizie- o leggere le bozze dei primi capitoli della “Guida al consumo locale”, che uscirà in autunno con la casa editrice Emi. Per realizzarla si stanno raccogliendo contributi da tutti i gruppi (che devono arrivare entro luglio). Oltre a storia e funzionamento, anche i recapiti dei produttori e delle associazioni e tutte le indicazioni per chi volesse “mettersi in proprio” e fondare un nuovo Gas. Un capitolo a sè è dedicato ai criteri di scelta suddivisi in schede per genere (prodotti agricoli, olio, uova, detersivo per lavatrice, giocattoli e tessili). Potrete così imparare cosa si intende per agricoltura biologica, perchè preferire uova di galline ruspanti o quali detersivi scegliere e soprattutto come utilizzarli per ridurre il più possibile l'impatto ambientale. http://pages.inrete.it/cocorico/gas.html !!pagebreak!!

Tra le esperienze milanesi, oltre al più famoso “Maltrainsema”, un secondo Gas è quello che si appoggia alla Bottega del commercio equo e solidale “Cose dell'Altro Mondo” di via Solari, nato una decina di anni fa, consolidato, ma sempre con una struttura informale, da un paio di stagioni.
Il Gas è partito aderendo a Bilanci di giustizia, alle campagne del Centro nuovo modello di sviluppo, sposando le idee del commercio equo, ma anche per una questione di salute, soprattutto per quella dei piccoli.
“Il pane quotidiano arriva da agricoltori biologici, i vestiti, i prodotti di bigiotteria e gli articoli in ceramica per la casa da cooperative sociali.
Esperienza parallela e collegata ai Gruppi d'acquisto è quella dell'associazione culturale “Elicriso”. Anche qui, come per “Maltrainsema”, la matrice è anarchico-libertatria: la sede è in una storica casa occupata, dove si vendono tra le altre cose anche prodotti biologici al dettaglio. La lista è  ricca e i prezzi buoni: si va dai cereali alle farine, dalla pasta al riso, ma si trovano anche condimenti, conserve, formaggi, frutta secca, vino, succhi di frutta e medicine naturali. “Il problema -spiega Roberto- è che non sempre è tutto disponibile”. Ma se siete fortunati potete trovare anche verdura fresca. La difficoltà più grave, confessano, “è che non c'è un gran giro di clienti. Quando abbiamo iniziato, nel '98, pensavamo che qualcuno potesse ricavarci uno stipendio. Invece abbiamo addirittura dovuto ridurre i giorni di apertura”. Oltre al negozio milanese, l'”Elicriso” rifornisce alcuni Gruppi d'acquisto liguri e produce in proprio olio biologico. !!pagebreak!!

L'ideale è un gruppo piccolo, affiatato. Quando i numeri iniziano a lievitare l'esperienza di un Gas può perdere parte del suo significato. E' il caso di Piacenza, che con 50 soci (e un'ottantina di persone e famiglie che gravitano attorno) è uno dei gruppi italiani più grandi. «Nei gruppi più grossi -conferma Carlo Marini- le relazioni rischiano di sfumare”.
Tra le soluzioni consigliate dai “veterani” la trasformazione del gruppo in un' associazione con una struttura più rigida o addirittura la scissione. “Noi stiamo cercando di creare -spiega Carlo- un notiziario interno e un sito Internet”.
Lo spazio virtuale dovrebbe servire come punto di incontro per i soci. Sarà organizzato in quattro livelli. Il primo dedicato all'ambiente: potranno accedervi tutti quelli che hanno interesse nel settore, comprese associazioni e gruppi “verdi” che potrebbero trovare uno spazio per le proprie idee.
Al secondo piano l'”Economia di relazione”, ossia la casa di Gas, produttori biologici, botteghe del commercio equo, “ma magari anche l'ecoturismo…”. Si sale al terzo per trovare la “solidarietà”: una pagina elettronica dove lasciare le proprie richieste d'aiuto o la disponiblità ad aiutare. In cima, al quarto livello, il “pensiero creativo” e tutto quello che può esservi connesso, un luogo aperto ai talenti e alla fantasia.
“Chissà se ci riusciremo -dice Carlo- per ora ci lavoriamo ed è un sogno. Ma io ho iniziato a sognare negli anni '60 e non ho ancora smesso”.

Il principio fu Fidenza.
Nel 1994 una decina di famiglie decise di unirsi per “soddisfare un bisogno primario -mangiare- in modo diverso da come lo faceva il mercato”. A spiegarlo è Mauro Serventi, uno dei promotori dell'iniziativa: “O almeno così dicono”, scherza.
Un altro dei motivi era la possibilità di dare uno sbocco commerciale ai piccoli produttori biologici locali, “che altrimenti non avrebbero avuto molte possibilità”.
Metteteci poi la voglia di realizzare un sogno insieme ad altri: ridotti all'osso avete in mano gli ingredienti base di un Gruppo di acquisto solidale.
I propositi di Fidenza, come si legge in un documento d'”epoca” (1996), non erano quelli di intaccare “i fondamenti dell'economia capitalista e del libero mercato (libero per chi?), ma per ciò che ci riguarda testimoniamo che è possibile affermare principi di solidarietà anche a livello economico”.
L'esperimento ha avuto successo, perchè il Gas è cresciuto velocemente: anche troppo. Arrivati a 100 soci si è deciso di dare un taglio: da qui è nato il Gas di Salsomaggiore.
E visto che comunque le dimensioni del capostipite restano grandi (60 famiglie), Fidenza si è costituito in associazione. Il gruppo così è più strutturato e organizzato in sottogruppi. Ogni produttore all'interno del Gas ha un referente specifico che prepara la lista di prodotti a disposizione. Le liste vengono distribuite ai capigruppo e da loro ai soci del sottogruppo. I soci consegnano l'ordine al referente e lo pagano in anticipo. Il denaro viene depositato in banca e si procede all'ordine. Quando arriva la merce, il referente avvisa di nuovo i capigruppo per il ritiro della merce. “E' una struttura che cerca di essere il più distribuita possibile. L'ordine non fa capo a un centro”.
La procedura pu sembrare troppo rigida, ma serve a far funzionare un gruppo di queste dimensioni.
Il progetto a cui sta lavorando in questo periodo il Gas di Fidenza (insieme con altri emiliani come Parma e Piacenza) ? quello delle “filiere locali”.
“Se tutto ? locale, dalla produzione al consumo, possiamo conoscere nel dettaglio il percorso di un prodotto. In questo modo ? anche pi? facile fornire al cliente una garanzia di qualitˆ e di distribuzione equa degli utili”.
Il problema maggiore?
“Mettere insieme i produttori: ognuno ? un'entitˆ a sŽ stante. Difficile farli convergere su un progetto comune”.

Dalle Alpi trentine al mare siracusano, i Gruppi di acquisto solidale sono 39, concentrati per lo pi? nelle regioni del Centro-Nord. Il conto non ? per˜ esaustivo perchŽ non tutti aderiscono alla rete ufficiale dei Gas (che usa come collegamento il bollettino Bogar) e difficile se non impossibile ? stabilire il numero preciso dei soci, perchŽ non sono mai stai fatti censimenti precisi in questo senso. Secondo stime potrebbero essere circa 3 mila le persone che mangiano “sano”. Ma senza contare i cosiddetti “clandestini”: chi acquista cio? attraverso i soci pur senza far parte del gruppo. Il Gas di Piacenza, per esempio, ha una cinquantina di soci ma le persone rifornite sono circa 80.

La rete di Lilliput ha occupato la parte conclusiva del secondo convegno dei Gas: “Ci rendiamo conto della necessitˆ di avviare una trasformazione -dice Andrea Saroldi-. é emerso chiaramente che l'esperienza dei Gas da soli pu˜ essere limitata: in questo senso Lilliput pu˜ inserirci in un contesto pi? ampio”. Che posto potete avere allora all'interno della rete? “Molto modestamente, nella trasformazione dell'economia i Gas si sono trovati a occuparsi delle vettovaglie -continua-. D'altronde l'umore della truppa gioca un ruolo fondamentale per ogni esercito… E cos“ pensiamo di portare il nostro contributo soprattutto attraverso i cibi gustosi e il buonumore. Oltre, ovviamente, all'attenzione alle relazioni e alle economie locali”.

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Informazioni sui Gruppi di acquisto solidali si trovano su http://pages.inrete.it/cocorico/gas.htlm .
Ecco comunque qualche indirizzo. Milano: c/o Cose dell’Altro Mondo, via Solari 3, tel. 02-89.40.17.35; «Maltrainsema», via Procaccini 41, tel. 02-34.51.490; «Elicriso», via Vigevano 2/A, tel. 02-58.11.19.25.
Gasp Piacenza, Ettore Figini, Vicomarino 46,  29010 Ziano Piacentino (PC).
Gas Fidenza, Mauro Serventi, via Nagy 12, 43036 Fidenza (PR)

Non tanto un supergruppo, piuttosto un coordinamento. I 6 Gas torinesi stanno lavorando a una sorta di mini federazione cittadina, che gestisca comunitariamente la spina dorsale della loro esperienza: scelta di prodotti e produttori e supporto ad altri gruppi. Per il momento il punto di riferimento ? ancora la Bottega del mondo “Equamente” (via Vasco 6, 10124 Torino), che funziona come punto di raccolta e smistamento degli ordini. Il sogno ? quello di trovare uno spazio pi? ampio che possa diventare una vera e propria “Casa del consumatore critico”. Non solo magazzino, ma anche biblioteca e centro di documentazione oltre a spazio per incontri e convegni.
L'occasione buona potrebbe essere quella offerta da “Terra mia” a Moncalieri, cooperativa sociale di intervento sul disagio e la marginalitˆ giovanile. Gli “ospiti” si occupano proprio di agricoltura biologica (con marchio di certificazione Aiab). La “Casa del consumatore critico” potrebbe diventare un progetto comune dei Gas e della cooperativa, che metterebbe a disposizione i locali e alcune persone per la gestione degli ordini.

Anche oltre confine i gruppi d'acquisto fioriscono intorno al biologico. Un esempio sono quelli legati all'East Anglia Food Link (Eafl), cooperativa inglese nata per fornire informazioni, consigli e consulenze sulla produzione locale di cibo biologico, ma anche per creare un mercato dei prodotti.
Molti i punti in comune con i Gas italiani: incrementare la produzione biologica, responsabile sia sul piano sociale sia su quello ambientale, costruire legami pi? stretti tra agricoltori e consumatori, risparmiare. Un esempio di “buying group” vicino all'Eafl ? il “Good Food Co-op”, a sua volta strutturato in forma di cooperativa. Chi diventa socio deve pagare una quota simbolica di due sterline, circa 6 mila lire (che si dimezzano per i senza-reddito e le persone oltre i 65 anni). Gli ordini sono settimanali, i prodotti disponibili: frutta fresca, verdure, pane, uova, succhi di frutta. A tutti ? richiesto di partecipare attivamente, per un massimo di due ore al mese.
Info: www.eafl.org.uk L'economia alternativa viaggia su quattro ruote. Mondo Solidale, Bottega del mondo di Fermo (AP), da gennaio consegna a domicilio prodotti del commercio equo e cibi biologici. Il perchŽ lo spiega Gilda Camillucci: “é quasi necessario in una realtˆ come quella marchigiana. Siamo piccoli paesi appollaiati su dolci colline, soprattutto nel sud. Chi si fa 10, 20 o anche 40 chilometri per venire in bottega a comprare il biologico? Pochi”. Il progetto ? iniziato da qui e grazie a Ronni, un “pazzo” -scherza Gilda”- che si ? licenziato per buttarsi al volante di un furgone e rifornire le valli. L'operazione funziona: per ora hanno aderito 80 famiglie e la bottega non ha perso un soldo.
Il progetto ? stato battezzato “Consumo consapevole”: “Non pi? critico -sottolinea Gilda- ma consapevole, perchŽ non solo cerchiamo di fornire prodotti eticamente puliti, quindi che non siano gestiti dalle multinazionali, ma anche biologici per rispetto della natura e dell'essere umano”.
La motivazione che dˆ la spinta: “Si parte dal presupposto che il paradigma dello sviluppo ? fallito e che anche quello delle sviluppo sostenibile non ha dato frutti. Quindi una risposta ? cambiare il nostro stile di vita”.
Il men? itinerante comprende i prodotti classici del commercio equo e altri di produzione biologica raccolti in tutta Italia. Vino e aceto sono di zona (Ascoli Piceno) cos“ come la carne, ma tonno, alici e sale arrivano da Palermo attraverso la Bottega del mondo “Macondo” (il tonno, tra l'altro, viene pescato a lenza e non con le tonnare). E cos“ i succhi di frutta sono di una cooperativa riminese in mano a suore, il riso di una famiglia di coltivatori pavesi, il latte arriva da Brescia. Per info: Ronni Ricci, tel. 0734-62.31.96.

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