Interni

I passi di Scampia

Nel quartiere napoletano un corteo dà vita a una delle più grande biblioteche popolari della Campania. Sedicimila volumi raccolti in quattro mesi, col passaparola

Tratto da Altreconomia 139 — Giugno 2012

Il 2 giugno un corteo di persone ha attraversato il quartiere napoletano di Scampia: ciascuna aveva in mano un libro per portarlo alla nuova biblioteca, per ora l’unica dedicata ai ragazzi e agli adolescenti “perché” dice Rosario “bisogna lavorare sulle nuove generazioni affinché cambi qualcosa”. Rosario Esposito La Rossa (nella foto) è un giovane scrittore e attore di teatro che, insieme alla sua compagna Lena, ha sviluppato diversi progetti sul territorio per accrescere il tessuto culturale e relazionale di un quartiere con 100mila abitanti che non conosce luoghi di aggregazione al di fuori dei bar.
Da quando Antonio Landieri, il cugino diversamente abile di Rosario, è stato ucciso per sbaglio dalla camorra durante un regolamento di conti -nel 2004- a Rosario è venuto spontaneo spendere tutte le energie per aiutare il quartiere a cambiare, stanco di vedere i suoi coetanei finire tutti allo stesso modo.
“Gli bastava un passo per mettersi in salvo” sottolinea continuamente Rosario.
E quel passo lo hanno fatto simbolicamente lui e Lena, prima fondando l’associazione Vo.di.Sca (acronimo di Voci di Scampia) nel 2007, poi diventando una compagnia teatrale portando attraverso seminari e laboratori il teatro fra i giovani, poi ancora trasferendo a Scampia una casa editrice, la Marotta&Cafiero, partecipando alla rinascita del centro sportivo Arci Scampia e in ultimo creando i presupposti per la biblioteca.
“La nostra intenzione era quella di creare un luogo dal basso, attraverso l’impegno della cittadinanza e soprattutto dei giovani” racconta Rosario. Un progetto ambizioso ma nato dopo aver portato a Scampia la Marotta&Cafiero. “Quando abbiamo chiesto alle istituzioni di aiutarci nel portare qui la casa editrice -riprende Rosario- queste si sono messe a ridere. Oggi, dopo un anno e mezzo, nel nostro quartiere c’è una casa editrice che ha pubblicato 12 libri e dove lavorano addetti stampa, web master, promoter, editor, tutti giovani sottratti alla criminalità organizzata. Una realtà tangibile,  nata e cresciuta all’interno del quartiere e per il quartiere».
L’antimafia a Scampia proviene dalla cultura. Dai libri, dal teatro, dal calcio inteso come formazione. “Questi progetti connessi tra loro cercano di costruire la consapevolezza di poter volgere lo sguardo verso un futuro, di poter raggiungere un obiettivo. Molti dei ragazzi coinvolti nella scuola-calcio vengono invitati a partecipare attivamente alla formazione della biblioteca popolare”. Prima dell’attuale amministrazione comunale nessuno aveva raccolto l’invito di Rosario a individuare una sede per l’ipotetica biblioteca. Ma la nuova giunta ha riacceso le speranze dei Vo.di.Sca individuando uno spazio di 400 metri quadrati ricavato in un asilo vicino al campo rom. Il 2 giugno la manifestazione ha fatto conoscere la destinazione dei libri ma si dovrà aspettare settembre per poterla aprire al pubblico. Intanto i giovani del quartiere catalogheranno i volumi, predisporranno un piano di prestito online e i writers la dipingeranno. “Questa biblioteca non sarà una teca ma un luogo costruito dai cittadini del quartiere”.
Per un anno intero Rosario e Vo.di.Sca hanno girato l’Italia vendendo i libri della casa editrice. “Abbiamo messo insieme 7mila euro, quello che abbiamo guadagnato in un anno di incontri e presentazioni. Potevamo fare di tutto con quei soldi e invece li abbiamo utilizzati per comprare mille libri, da quelli di padre Alex Zanotelli a Harry Potter. Ci siamo detti: anche se nessuno ci aiuterà, anche se le istituzioni rideranno anche stavolta, la nostra piccola biblioteca popolare per ragazzi ci sarà. Ci dicevamo: non importa nemmeno se sarà piccola, intanto sarà tangibile con una sezione dedicata alla letteratura d’infanzia, una all’adolescenza ma anche una alla pace e una all’antimafia. Poi invece, grazie a internet e agli incontri fra le persone e le associazioni, abbiamo raccolto in soli quattro mesi più di 16mila libri. Avevamo chiesto ai ragazzi di tutta Italia di aiutarci in questo progetto, di regalarci un libro con su scritto il motivo per il quale un ragazzo di Scampia avrebbe dovuto leggerlo e questa rete di passaparola ha funzionato”. I risultati sono stati incredibili: “Quella di Scampia è diventata ora una delle più grandi biblioteche popolari della Campania. La intitoleremo attraverso una petizione popolare per darle ancora di più un carattere collettivo e condiviso”. Un paio di idee in realtà già ci sono: un nome è quello di Antonio Landieri e l’altro quello di Felice Pignataro, uno dei writers politici più famosi al mondo insediatosi a Napoli negli anni 70 e fondatore dell’associazione Gridas, Gruppo Risveglio dal Sonno.
Anche il centro sportivo Arci Scampia potrà contare sulla sua biblioteca sportiva: “I libri devono arrivare a tutti i ragazzi, per questo abbiamo già pensato all’espansione della biblioteca. Dal libro di Del Piero a quello di Maradona: perché la scuola calcio è prima di tutto una scuola”. Una scuola di vita, dove poter imparare le regole del senso civico.
Dal “Maracanà” di Scampia -così è chiamato il campo da calcio principale- escono ogni anno una ventina di giocatori che accedono alle categorie professioniste. Ma ai 600 ragazzi con rispettive famiglie che gravitano intorno al centro è spiegato che non tutti potranno fare il calciatore nella vita. Per questo il centro sportivo diventa anche scuola di pizzaioli e artigiani con veri e propri corsi di formazione. Senza contare che è proprio attraverso il calcio che si riesce a portare i ragazzi a teatro o al museo. Lo dice anche il presidente di Arci Scampia, Antonio Piccolo: “Sono orgoglioso perché questo centro e tutti i progetti che ruotano attorno sono all’altezza dei ragazzi”.
“I bambini ti insegnano il piacere della scoperta -conclude Rosario- e noi attraverso il nostro impegno vogliamo riconsegnare agli abitanti del quartiere il diritto di guardarsi negli occhi, che spesso è un diritto calpestato nei territori di mafia”. —

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