Diritti

I NUOVI SERVIZI…

I NUOVI SERVIZI In parlamento la riforma dei servizi segreti sta procedendo a ritmi spediti, ma il dibattito pubblico sui suoi contenuti è alquanto scarso. E dire che ci sono punti assai controversi, come l’ampia facoltà di accedere ai tabulati…

I NUOVI SERVIZI

In parlamento la riforma dei servizi segreti sta procedendo a ritmi spediti, ma il dibattito pubblico sui suoi contenuti è alquanto scarso. E dire che ci sono punti assai controversi, come l’ampia facoltà di accedere ai tabulati telefonici, accordata agli 007 senza l’autorizzazione del magistrato. La riforma, motivata con gli scandali degli ultimi mesi – da Abu Omar rapito da agenti statunitensi in territorio italiano senza che i servizi, a sentire l’ex capo Pollari, ne sapessero niente, fino alle intercettazioni illegali e al commercio che se ne è fatto – dovrebbe impedire comportamenti troppo disinvolti e mettere un freno all’attività di dossieraggio che è stata intensa e senza limiti (su partiti, ledaer politici, magistrati, giornalisti etc.), ma con alcune norme accorda agli agenti un’autonomia mai vista finora.

Si riducono in sostanza i controlli della magistratura, crescono i legami con la politica: in questo modo si afferma un sistema che spaventa, visti i segnali che già abbiamo visto in questi anni e che inducono sempre più a domandarsi chi veramente conduca il gioco, fra i politici eletti democraticamente e i capi di apparati sempre meno trasparenti.

Corre voce che un ruolo di primo piano nei vertici dei "servizi riformati" spetterà a un personaggio ben noto: l’attuale capo della polizia Gianni De Gennaro. La sua è stata la polizia di Napoli e Genova, della protezione a oltranza garantita agli imputati nei processi (tutti promossi, inclusi uomini a lui molti vicini), delle molte ambiguità sulla vicenda Abu Omar. E’ stata una polizia violenta durante innumerevoli manifestazioni, arrogante con i tribunali, lontanissima dalla società civile, legatissima ai servizi segreti ‘atlantici’: è stata la polizia di anni segnati da un forte ritorno culturale dell’autoritarismo. De Gennaro si è perfettamente calato nei panni dell’ossessione securitaria post 11 settembre, e spesso è sembrato molto più potente dei ministri degli interni di turno.

Se davvero il prefetto De Gennaro sarà nominato in un luogo chiave al vertice dei servizi, il governo Prodi avrà nuovamente compiuto una scelta politica precisa e pesante, di continuità con il governo precedente e di piena condivisione di una visione del ruolo della polizia nella società – come corpo sempre più autonomo e sempre meno trasparente –  che dovremo contrastare con determinazione.

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