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“I ministri dal cielo, i contadini del Belice raccontano”

La Marcia per la Sicilia Occidentale, il terremoto del 1968, la ricostruzione, le mobilitazioni e la violenza contro le proteste della popolazione locale. È un manuale di "disobbedienza civile" il libro di Lorenzo Barbera, già collaboratore di Danilo Dolci. Pubblicato per la prima volta trent’anni fa, aiuta a capire l’Italia di oggi. Martedì 24 aprile la presentazione a Milano, cui partecipa anche Altreconomia

"I ministri dal cielo” sono quelli che arrivano nel Belice in elicottero, subito dopo il devastante terremoto del gennaio 1968. Si chiamano Moro, Saragat, e promettono agli abitanti di questa zona dell’entroterra siciliano -tra le province di Palermo, Trapani ed Agrigento- lavoro e gli aiuti per la ricostruzione. “I ministri dal cielo” è anche la storia che dà il titolo al libro di Lorenzo Barbera. Il sottotitolo è “i contadini del Belice raccontano”, perché è a loro che dà voce l’autore, sociologo e fondatore -nel 1973- del Cresm (Centro di ricerche economie e sociali per il Meridione), la cui sede è da sempre a Gibellina (Tp), nell’epicentro del sisma. 

Pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1980, “I ministri dal cielo” oggi viene riproposto in libreria da :duepunti edizioni.
E, a 30 anni dalla prima stesura, e oltre quaranta dai fatti narrati, si mostra capace di una lettura quando mai attuale della realtà italiana. Il perché lo spiega nell’introduzione, e senza giri di parole, Goffredo Fofi: “Di fronte a un governo ingiusto, a una classe dirigente ipocrita e autoreferenziale, cui importano solamente o anzitutto i propri privilegi, e che è oggi più distante che mai dai bisogni profondi del Paese e da qualsiasi proposito di giustizia sociale, il fondamentale strumento di lotta che rimane a chi non accetta quoto iniquo stato delle cose è la disobbedienza civile, di cui questo libro narra uno degli episodi più belli e più luminosi della nostra storia civile”.

Anche se l’Italia allora non guardava al Belice, infatti, c’è un “prima” del terremoto, un evento che rappresenta un episodio (quasi) unico nella storia del Paese: nel marzo del 1967, migliaia di persone si mettono in marcia per 180 chilometri, tra Partanna (Tp) e Palermo.
È la Marcia per la Sicilia Occidentale, e la guida Danilo Dolci, di cui Lorenzo Barbera è uno stretto collaboratore. L’obiettivo: la “piena occupazione”; interventi in grado di frenare l’emigrazione, l’abbandono delle campagne. “C’eravamo maschi e femmine, vecchi e picciotti, padri e figli. Mariti e mogli, paesani e campagnoli, mastri e garzoni. E c’erano le signorinelle” racconta il contadino Peppe Mulu pi Arcamu, che con le sue parole apre “I ministri dal cielo”. 

Poi arriva la notte terribile tra il 14 e il 15 gennaio, con le scosse che cambiano tutto. “In tutta la valle del Belice il 16 gennaio c’era fame e freddo, morti e feriti e bambini senza latte”. È in questo scenario che arrivano, da Roma, i ministri dal cielo. Non portano coperte, né latte. Solo promesse, che rimarranno inevase. Forse lo aveva capito Tina Manulonga, che -racconta Mariano lu Lampusu- accoglie con uno schiaffo il presidente della Repubblica, Saragat. 
Così, consapevoli che senza una mobilitazione popolare non otterranno niente, i contadini del Belice partono di nuovo. È il primo marzo del ’68, e il loro obiettivo è Roma, il palazzo del Parlamento. Quando arrivano a Palermo, però, “il treno dei terremotati” non c’è più. E il direttore delle ferrovie si giustifica così: “’Voi avete ragione, ma a Messina è tutto bloccato a causa dei treni merci carichi d’arance che aspettano. Arance che hanno la precedenza…’”; “’perché hanno la precedenza?’, chiede Quartarazza. ‘Se non passano le arance va in rovina l’economia siciliana’, risponde il signor Ferrovie dello Stato”. “Quando abbiamo appreso che l’economia siciliana va in rovina se un treno d’arance passa lo stretto con mezz’ora di ritardo -annota Barbera-, abbiamo informato il signor Ferrovie che, se non partirà il nostro treno, ci accamperemo sui binari”. 



È la “disobbedienza civile” il filo che lega le vicende della popolazione del Belice all’Italia di oggi, segnalava Fofi. Nei racconti de “I ministri dei cielo”, dove i dialoghi tra contadini, istituzioni e forze dell’ordine sono talmente belli che sembrano scritti per esser portati a teatro, c’è L’Aquila, c’è la Val di Susa, c’è il G8 di Genova: i terremotati che protestano contro una ricostruzione calata dall’alto (“Se pianti case, guarda avanti cent’anni”) vengono accolti a Roma a manganellate; in Belice arrivano le forze speciali, per bloccare l’ennesima marcia dei contadini verso Palermo; tra le forze dell’ordine, i responsabili di quest’episodio vengono tutti promossi. Sullo sfondo, c’è la presenza della criminalità organizzata. 


Ecco perché un libro scritto nel 1980 è quanto mai attuale, e ci aiuta a leggere il presente. Con un filo di speranza: dall’11 al 17 aprile 2011 si è tenuta una nuova “Marcia per un mondo nuovo”: “Nel marzo del 1967, mentre l’Italia e il mondo erano nel pieno di cambiamenti epocali, la Sicilia Occidentale si mise in marcia per chiedere Pace, Sviluppo e Dignità per tutti. Oggi viviamo in un periodo altrettanto carico di sconvolgimenti. […] mai come oggi avvertiamo su di noi la pressione della crescente speculazione su ogni aspetto della nostra vita”. E la Sicilia c’è, a rivendicare la tutela dei diritti delle persone e dei beni comuni.

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