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I migranti e il diritto all’accoglienza

A Milano il 10 giugno sono arrivati due autobus pieni di persone fuggite dall’Africa e dalla Siria. Un "viaggio" organizzato dalla Prefettura di Taranto, che ha scaricato i passeggeri a Milano Rogoredo. Soli ed abbandonati a loro stessi. Fino all’intervento degli operatori del NAGA

Ieri mattina, due autobus provenienti da Taranto hanno scaricato davanti alla Stazione ferroviaria di Milano Rogoredo persone provenienti da Gambia, Mali e altri paesi dell’Africa sub-sahariana e dalla Siria.
Un viaggio "organizzato" dalla Prefettura di Taranto, come riferisce un comunicato stampa del NAGA, un’associazione milanese che garantisce di assistenza sanitaria, sociale, legale ai migranti e si occupa di ricerca sulle problematiche legate all’immigrazione (www.naga.it).

Gli operatori del NAGA sono arrivati a Rogoredo allertati dalle telefonate che segnalavano la presenza di “africani” davanti alla stazione: “Sono visibilmente affaticati, disorientati, scossi, molti non hanno neppure le scarpe e alcuni di loro hanno un numero attaccato ai vestiti -spiega un comunicato-. Così come sono scesi dalla barca, così sono adesso sul piazzale antistante la stazione”.
 
Il NAGA raccoglie i racconti dei migranti: “Siamo in viaggio da 7 giorni -spiega Prince della Nigeria-: dopo un viaggio in mare, durato 5 giorni, siamo arrivati a Taranto, abbiamo compilato un foglio con i nostri dati anagrafici e poi ci hanno chiesto di metterci in fila”. Continua: “Una fila era per le persone che volevano andare a Milano e una per chi voleva andare a Roma. Noi ci siamo messi nella fila per Milano perché ci avevano detto che c’erano delle strutture di accoglienza e siamo arrivati qui stamattina”.
 
“Ci hanno fatto salire su un autobus, abbiamo viaggiato tutta la notte poi ci hanno lasciato qui. Io non conoscono nessuno, sono solo, non so dove andare, vorrei solo lavarmi e dormire. Ci porteranno in un centro? Ci lasceranno qui? Non ci hanno detto nulla” aggiunge Dagmawy.
 
Secondo l’analisi del NAGA, la sensazione è quella di totale sospensione nel tempo, senza alcuna prospettiva: “Nessuno dei presenti sa dove si trova, né cosa sta succedendo”.
 
“Kwame ci chiede di poter usare il telefono per trovare, sul suo profilo Facebook, il numero di un amico che gli aveva detto di chiamarlo appena fosse arrivato. Kwame scorre messaggi gioiosi che raccontano dei preparativi di una partenza, messaggi pieni di forza della volontà di avere un futuro diverso, di prendere in mano la propria vita e partire. Improvvisamente Kwame scoppia a piangere e ci mostra la foto sorridente che appare sul social network ‘Era un mio carissimo amico, l’abbiamo perso in mare nelle acque internazionali’” continua il racconto.  
 
Nel pomeriggio del 10 giugno la Questura di Milano è arrivata a Rogoredo verso le 16, per avviare le procedure di identificazione e per chiedere se qualcuno vuole presentare domanda di protezione internazionale.
 
“Denunciamo con sconcerto quanto accaduto e l’evidente mancanza di un sistema minimo di accoglienza, denunciamo l’ipocrisia di un sistema che non volendo gestire il fenomeno  migratorio cerca di lavarsene le mani e sposta le persone che arrivano nel nostro Paese con l’evidente obiettivo di non doversene occupare, sperando che, come per magia, che diventino invisibili -dichiara Luca Cusani, presidente del Naga, presente a Rogoredo-. Facciamo appello alle istituzioni affinché garantiscano a chiunque arriva un’accoglienza dignitosa non solo per rispetto della legge, ma per doveri minimi di umanità e solidarietà”.

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