Diritti / Attualità

Tra Italia e Francia un confine sempre più mortale. L’appello di Asgi per cambiare rotta

Da Oulx a Ventimiglia, tre persone sono morte a inizio febbraio nel tentativo raggiungere il territorio francese. La presenza di polizia aumenta le difficoltà di chi vuole attraversare e si trova costretto a percorrere vie più pericolose. L’illegittimità nei controlli rischia di diventare normalità con la riforma del codice Schengen

Il "Passo della Morte" è il pericoloso sentiero utilizzato dai migranti per attraversare il confine italo-francese. Lungo il percorso si trovano le indicazioni per raggiungere Mentone © Luca Rondi

Modificare le politiche relative alla gestione delle frontiere interne. Dopo le tre morti al confine italo-francese avvenute all’inizio del mese di febbraio, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) lancia un appello per chiedere alle autorità italiane maggior rispetto dei diritti delle persone in transito. “Le politiche di controllo delle frontiere, intensificate negli ultimi anni, concorrono quanto meno indirettamente all’aumento delle morti al confine”, scrive l’Asgi preoccupata anche delle recenti proposte di riforma del Codice di frontiere Schengen che mirano a “potenziare le azioni di controllo dei confini”.

Il primo febbraio 2022 è stato ritrovato il corpo di Ullah Rezwan Sheyzad, quindicenne proveniente dall’Afghanistan, travolto da un treno nei pressi di Salbertrand, nell’alta Val Susa, mentre tentava di raggiungere Modane, la prima cittadina francese. Lo stesso giorno, al confine “marittimo” tra Italia e Francia, un uomo è rimasto folgorato mentre tentava di raggiungere Mentone appeso al pantografo di un treno: il corpo carbonizzato non ha permesso di restituirgli, per ora, un nome e un’età. Il 4 febbraio Fathallah Balafhail, 31 anni, di origine marocchina, è stato ritrovato al Barrage del Freney, non lontano da Modane. Si aggiunge una tragedia sfiorata: quella del 10 febbraio quando un giovane originario del Mali è stato ritrovato tra Col Saurel e il Lago dei sette colori, mentre tentava di attraversare il confine a 2.000 metri di altezza senza l’equipaggiamento necessario. “È innegabile che le violazioni in atto nelle aree di frontiera che in alcuni casi conducono le persone alla morte spiega l’Asgi- siano l’effetto collaterale di precise scelte politiche adottate tanto a livello locale e nazionale quanto a livello europeo”. Come raccontato da Altreconomia, in Val Susa, a Oulx, la “farsa” dei controlli in frontiera spinge le persone a percorrere sentieri sempre più pericolosi. Così come a Ventimiglia, dove i passeur sono l’ultima speranza delle persone in transito per attraversare il confine.

Da un lato la Francia continua dal 2015 a rinnovare i controlli in frontiera ben oltre il limite di due anni previsti dal Codice di frontiere Schengen, dall’altro la modalità stessa con cui si realizza tale controllo è problematica. Sia perché ha uno scopo “unicamente repressivo” senza nessuna “attenzione specifica ai profili di vulnerabilità delle persone sottoposte a controllo” con riferimento a minori e vittime di tratta; sia perché “i controlli svolti dalla polizia italiana e da quella francese sono diretti esclusivamente nei confronti di persone straniere”. Questo nonostante il codice Schengen vieti espressamente l’esercizio di discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale nello svolgimento dei controlli di frontiera.

Proprio la gestione delle frontiere interne è tra le priorità del semestre di presidenza francese del Consiglio dei ministri dell’Unione europea. Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha annunciato lo scorso 2 febbraio che istituirà un “Consiglio Schengen” che riunirà mensilmente i ministri della Giustizia e degli Interni dei Paesi membri per valutare il funzionamento dell’area senza frontiere. “Questo Consiglio può diventare il volto di un’Europa forte e proattiva che è a suo agio nel controllare i suoi confini e quindi il suo destino”, ha spiegato Macron. Sia quelli esterni che quelli interni. In un documento pubblicato dall’Euobserver datato 8 febbraio e distribuito alle delegazioni degli Stati membri prevede che i richiedenti asilo che arrivano ai confini dell’Ue non siano ancora considerati tecnicamente all’interno dello spazio europeo: un limbo della durata di cinque giorni nonostante la loro presenza fisica all’interno di uno Stato membro. “Per la sola durata del processo di screening, le persone interessate sarebbero considerate come non in possesso delle condizioni di ingresso”, si legge nel documento. Una sorta di detenzione sistematica di persone migranti ai confini dell’Ue. Quale sia la direzione verso cui si muove la governance delle frontiere interne è chiaro. “La Commissione europea ha di recente reso pubblica la proposta di regolamento di riforma del Codice frontiere Schengen -ricorda l’Asgi-, un documento che, unitamente all’intero pacchetto di riforme in programma contenuta nel documento politico ‘Strategia per uno spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne pienamente funzionante e resiliente’ pare fortemente improntato potenziare le azioni di controllo delle frontiere attraverso la promozione di accordi bilaterali di riammissione e un ulteriore nuovo impulso agli accordi di cooperazione di polizia”.

L’appello, firmato tra gli altri anche dalla rete RiVolti ai Balcani, chiede alle autorità nazionali e locali di cambiare rotta modificando le politiche di gestione delle frontiere interne con particolare riferimento “alle modalità con le quali i controlli di polizia e di frontiera vengono svolti”. Per quanto riguarda le zone di confine, inoltre, l’Asgi propone di “predisporre servizi adeguati a rispondere alle esigenze e al bisogno di protezione dei migranti presenti nei luoghi di frontiera garantendo, in primo luogo, accoglienza anche alle persone in transito”.

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