Diritti

I “consigli” di Cossiga e l’esempio di Genova G8

Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova, ha scritto questa “Lettera agli studenti”, nella quale ricorda le preoccupanti analogie fra quanto “promesso” da Silvio Berlusconi e quanto “consigliato” da Francesco Cossiga e ciò che avvenne a Genova…

Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova, ha scritto questa “Lettera agli studenti”, nella quale ricorda le preoccupanti analogie fra quanto “promesso” da Silvio Berlusconi e quanto “consigliato” da Francesco Cossiga e ciò che avvenne a Genova nel 2001. L’amara conclusione è che viviamo in un paese a “democrazia ridotta”.

Lettera aperta agli studenti

 Genova, 31 0ttobre 2008

 Pochi giorni fa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha minacciato l’uso della forza, con l’intervento della polizia, per fermare le proteste degli studenti.

 Immaginate che di notte la polizia irrompa in una scuola, occupata pacificamente dagli studenti, che durante l’irruzione la polizia massacri oltre 60 persone, sulle 93 presenti, causando il coma a due di loro e danni permanenti a molti dei presenti. Senza che da parte degli occupanti ci sia stata la benché minima reazione e provocazione, la maggior parte di loro dormienti.  Questo è successo la notte del 21 luglio 2001 a Genova, nella Scuola Diaz. La scuola in questione non era nemmeno “occupata” si trattava di un edificio ufficialmente concesso in uso al Genova Social Forum in occasione delle manifestazioni anti-G8.

 Sempre alcuni giorni fa, l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, ha spiegato come si reprimono le proteste studentesche in Italia: “Basta lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.  Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.  Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.”

 Tutto questo è già successo, molte volte, anche a Genova, a luglio del 2001. Durante le manifestazioni anti-G8 del 20 e 21 luglio, centinaia di manifestanti picchiati, un ragazzo di vent’anni, Carlo Giuliani, ucciso.

Ed il suono delle ambulanze, la notte del 21 luglio del 2001, ha sovrastato quello delle auto di polizia e carabinieri, Le forze di polizia non hanno avuto pietà e li hanno mandati tutti in ospedale.

 Cari studenti, scrivo a voi questa lettera, perché nel buio nel quale è precipitato da anni il nostro paese, senza diritti e senza futuro, voi siete la speranza di un paese più giusto, più libero,  più attento ai diritti ed ai bisogni di tutti, a partire dai vostri.

 Tra pochi giorni ci sarà la sentenza per il massacro alla scuola Diaz, quale sia la decisione nei confronti dei 26 imputati, (molti dei quali nel frattempo promossi ai massimi vertici della Polizia di Stato), nessuno di loro sconterà nemmeno un giorno in prigione. La prescrizione, imminente, cancellerà ogni colpa, ogni responsabilità.

 Come è già successo per il processo già concluso riguardante le violenze e le torture commesse ai danni dei manifestanti, fermati o arrestati, nella caserma di Genova Bolzaneto: 15 condannati appartenenti alle forze di polizia, medici ed infermieri, nessuno sospeso, nessun procedimento disciplinare nei loro confronti. Tutti al loro posto, pronti a ripetere le stesse violenze e violazioni, forti del consenso politico, della parzialità ed apatia dei media, dell’ignoranza consapevole della maggior parte degli italiani.

 Cari studenti, vi scrivo, ricordandovi quanto è successo a Genova, nelle strade, nelle piazze, in Piazza Alimonda, alla scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto, nel mese di luglio del 2001,  perché molti di voi non c’erano e molti non sanno.

Anche a Genova molti dei manifestanti erano giovani: italiani, europei, cittadini del mondo, volevano manifestare pacificamente per un mondo migliore, più equo, più giusto. Hanno invece incontrato la repressione violenta dello Stato, la stessa auspicata nei vostri confronti da Berlusconi, ricordata e suggerita da Cossiga.

 E fino a che non avremo verità e giustizia per Genova, fino a che non saranno chiarite tutte le responsabilità penali e politiche di quella che è stata la più grande violazione dei diritti umani in un paese occidentale, dal dopoguerra, continueremo a vivere in un paese a “democrazia ridotta”, dove il capo del Governo può minacciare l’intervento della Polizia di fronte alle pacifiche manifestazioni di studenti, genitori e docenti, dove un ex-capo dello Stato può suggerire il loro massacro, senza pietà.

 Enrica Bartesaghi, presidente Comitato verità e giustizia per Genova

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