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Giustizia: il futuro incerto dei tribunali dei minori

Il Senato continua a discutere la “riforma” proposta dal Governo che prevede la soppressione dei tribunali minorili. Un paradosso: sono stati presi a modello dalla Commissione europea, per la direttiva sul “Giusto processo minorile” che l’Italia dovrebbe recepire entro il 2019. Il 6 marzo a Milano convegno nazionale sul tema

“Che la giustizia minorile debba essere riformata nessuno lo nega, che il Tribunale minorile sia da migliorare è pure vero, ma la soluzione sicuramente non è abolirlo” spiega Paolo Tartaglione, referente del settore infanzia, adolescenza e famiglie del CNCA Lombardia (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza) e responsabile della Cooperativa Arimo.

La proposta di riforma della Giustizia, contenuta nel disegno di legge di delega al Governo “recante disposizioni per l’efficienza del processo civile”, prevede l’inserimento dei tribunali minorili in quelli ordinari, nei quali sarà poi istituita una sezione specializzata dedicata ai minori. Il passaggio, epocale, è all’articolo 1, comma 1, lettera b) del testo, ed è un cambiamento contro il quale hanno preso posizione anche autorevoli giuristi come Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida, tra i firmatari di un appello diffuso nei primi giorni del mese di marzo.

Siamo infatti di fronte a un paradosso tutto italiano: il tribunale minorile, per la sua struttura e le sue funzioni, è stato preso come modello per la scrittura della direttiva europea “Giusto processo penale minorile” (la 2016/800), presentata dall’europarlamentare Caterina Chinnici. Non a caso, proprio Chinnici è stata dal 2012 al 2014 a capo del dipartimento per la Giustizia minorile. Con questa, l’Europa ha voluto vincolare gli Stati membri a introdurre garanzie per i minori indagati nei processi penali, attraverso l’adozione di “misure appropriate per garantire che i giudici e i magistrati inquirenti che si occupano di procedimenti penali riguardanti minori abbiano una competenza specifica in tale settore”. In direzione contraria si muove invece il ddl del ministro Andrea Orlando, che “de-specializza i giudici inserendoli nell’organico ordinario”continua Tartaglione. Ma il Governo, l’11 giugno 2019, dovrà fare i conti con la scadenza per recepire la Direttiva sul giusto processo minorile.

Il pacchetto di articoli sulla giustizia minorile è stato inserito nel disegno di legge due anni dopo l’inizio dei lavori, a gennaio 2016, ad opera della deputata Donatella Ferranti del Pd. Ciò ha fatto discutere sulla liceità del progetto a causa dell’assenza delle associazioni forensi penalistiche nei lavori per la legge. Infatti, l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia ha fatto presente, nell’audizione del 18 gennaio 2017 in commissione Giustizia, che “a causa dello stampo originario del disegno di legge, in cui erano estranei mutamenti ordinamentali, avendo ad oggetto solo modifiche al processo civile, come ancora riportato nel titolo del disegno di legge” le associazioni penaliste non erano state interpellate.
Associazione nazionale magistrati, Unione delle Camere minorili, l’Ordine degli assistenti sociali e degli psicologi, Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia e la maggioranza delle sigle del terzo settore hanno lanciato una petizione online su change.org per chiedere unanimemente al Senato che venga modificata la parte che interessa i minori. 22 senatori hanno accolto la richiesta e hanno presentato il 6 febbraio un emendamento per la cancellazione della parte relativa ai Tribunali minorili. “Le ripercussioni- spiega Tartaglione- saranno innanzitutto sui bambini. I quali si troveranno a venir giudicati dai Tribunali ordinari che non hanno la specializzazione e l’esperienza per poter trattare con situazioni delicate come i casi che interessano bambini e adolescenti”.

Le paure delle associazioni e degli ordini legati al mondo minorile sono dovute principalmente alle conseguenze che potrebbe comportare l’assenza del procuratore minorile, colui che esamina le segnalazioni e le denunce che giungono in tribunale, e poi valuta quali meritino di essere approfondite per vie legali e quali risolvere in altro modo.
“Per un pubblico ministero, esperienza e competenze specialistiche vanno assieme, e aiutano il giudice a ridurre al minimo le frustrazioni per il minore”. Infatti “per la metà dei provvedimenti che arrivano in tribunale -continua Tartaglione- vengono predisposte delle indagini specifiche che non toccano direttamente il minore e non portano l’apertura del provvedimento”.

Ridurre al minimo lo stress dell’aula per i minori è fondamentale. Bambini e ragazzi che già hanno sofferto per abusi, separazioni complesse, maltrattamenti o anche accusati di delinquenza minorile “hanno bisogno della funzione rieducativa della giustizia più che di quella giudicante”. Mentre “nel mondo della giurisdizione ordinaria la tendenza è di andare in aula”. Questa prospettiva, secondo i magistrati minorili, porterà ad un aumento dei processi, che avranno ripercussioni sul piano economico e mineranno l’obiettivo dell’“efficientamento della giustizia”.

Oggi il tribunale dei minori opera in modo indipendente, con una sua struttura e un proprio organico specializzato. Ce ne sono trenta in tutta Italia. “Non basta un aggiornamento per essere un operatore che ha a che fare con i minori. I giudici, formati all’interno del tribunale con un percorso specializzante, sono oltretutto coadiuvati nel collegio da due giudici onorari. Quest’ultimi sono professionalità legate al mondo della pedagogia e della psicologia con pari poteri per garantire un giudizio completo sul soggetto”. Se poi consideriamo anche la mole di lavoro sotto cui sono schiacciati i tribunali “sarà difficile credere che verranno mantenute le Sezioni Specializzate e non saranno impiegate anche queste per la regolare attività giuridica”.

“Non credo che la riforma nasca da esigenze di risparmi, che sarebbero peraltro minimi-riflette Tartaglione-.È  un fattore culturale: fino a qualche anno fa era chiaro all’opinione pubblica il fatto che l’interesse dei bambini non sempre coincide con quello dei loro genitori. Adesso, invece, ci sono organizzazioni di avvocati familiaristi che combattono il tribunale per i minorenni perché ritengono che intervenga in maniera arbitraria e sfavorevole per i loro clienti che sono sempre adulti, e mai bambini. E questo pensiero rischia di portare il legislatore a decisioni deleterie per l’interesse dei più piccoli e va contrastato proprio sul terreno culturale”.

È per questo che il 6 marzo a Milano, nella sala Alessi di Palazzo Marino (Piazza della Scala), è stato organizzato il convegno “Decidere con lo sguardo al futuro. Quale Giustizia per i Minorenni e le relazioni familiari?” al quale prenderà parte Roberto Bichi, presidente del Tribunale di Milano, Joseph Moyersoen, presidente della sezione europea dell’Associazione internazionale dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (AIMJF) ed altri relatori tra magistrati, avvocati minorili e rappresentanti degli ordini professionali e del terzo settore (l’intervento del ministro della Giustizia è in “attesa di conferma”). Obiettivo: mettere a fuoco le conseguenze della riforma della giustizia minorile.

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