Interni

Generali e le sue sorelle

La raccolta, 126 miliardi, vale l’8% del Pil. 10 gruppi ne controllano il 72%

Tratto da Altreconomia 135 — Febbraio 2012

L’Italia produce pezzi di carta. Con 126 miliardi di euro di premi raccolti nel 2010, le assicurazioni italiane valgono l’8% del prodotto interno lordo nazionale, almeno stando alle analisi dell’Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicurative (www.ania.it). I primi 10 gruppi (su 74) da soli fanno oltre 91 miliardi di euro. In testa a tutti c’è Generali con 21 miliardi di euro. Di gran lunga dietro -almeno fino al gennaio 2012- il gruppo assicurativo Fondiaria-Sai. Tutte insieme rappresentano il 4,2% del mercato assicurativo mondiale. Il comparto detiene, tra l’altro, l’11% del debito pubblico italiano. Anche per questo motivo, il 2010 ha chiuso per il settore con una perdita complessiva di 726 milioni. Le cose non sembrano essere andate meglio nel 2011. Nel primo semestre, infatti, la raccolta premi è stata di 58 miliardi di euro, il 15,4% in meno del primo semestre 2010, secondo quanto riporta l’Isvap, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (www.isvap.it) nella relazione presentata il 22 dicembre 2011. Il settore danni vale circa 35,9 miliardi di euro l’anno. Poco meno della metà è riconducibile alle  polizze Rc auto, che nel 2010 hanno raccolto premi per quasi 17 miliardi di euro.
Secondo l’Ania, in Italia ci sarebbero circa 35 milioni di veicoli, di cui 25 milioni automobili. Nel 2010 ci sono stati 2,1 milioni di incidenti stradali, con un danno medio di 3.500 euro. Secondo l’Isvap, sarebbero quasi 70mila i sinistri riconducibili a fenomeni criminosi, ovvero a truffe ai danni delle compagnie assicurative. Una vera e propria industria che fattura circa 300 milioni di euro, concentrata soprattutto in Campania (dove i casi sarebbero 25mila, un incidente su 10), in Puglia e in Calabria. A Napoli l’Isvap ha stimato per il 2010 16.900 sinistri di questo tipo. Secondo l’Ania, inoltre, esiste la “piaga del milione e oltre di infortunati o presunti tali”: la percentuale di sinistri con danni alle persone in Italia è doppia rispetto alla media europea. Se fossero rivisti i criteri di indennizzo per il “colpo di frusta”, sempre secondo l’Ania, il costo medio di una polizza “potrebbe scendere anche del 10%”.
Fino alla fine del 2011 i primi 10 gruppi (su 31) del comparto Rc auto raccoglievano l’88% dei premi. In vetta alla classifica, il gruppo assicurativo Fondiaria-Sai con quasi 4 miliardi, seguito dalle Generali.
A gennaio 2012 però la famiglia di Salvatore Ligresti -cui fa capo il gruppo Fondiaria, attraverso la holding Premafin- ha stipulato col gruppo assicurativo Unipol Gruppo Finanziario (che nel 2010 ha raccolto 9,4 miliardi di euro di premi) una lettera di intenti. In questa si prefigura un’operazione complessa: Unipol rileva il 51% di Premafin, versando quasi 77 milioni di euro. Il 20% però è dato in pegno alle banche -Mediobanca e Unicredit su tutte- verso le quali Premafin è debitrice. Unipol acquista il resto delle azioni Premafin per altri 150 milioni di euro. Fondiaria-Sai, a quel punto, vara un aumento di capitale fino a 750 milioni di euro, che Premafin sottoscrive per il suo 35%. Alla fine si fondono Unipol Assicuazioni, Fondiaria-Sai, Milano Assicurazioni, l’altra compagnia assicuratrice dei Ligresti, e Premafin.
Nel comunicato stampa del 13 gennaio di Unipol Gruppo Finanziario che dà conto di questo impegno “non vincolante”, si legge tra l’altro: “Unipol ha ottenuto dalla famiglia Ligresti la disponibilità a stipulare con ciascuno dei suoi componenti un patto di non concorrenza di durata quinquennale nel settore assicurativo con l’impegno a non avvalersi dei loro consolidati rapporti con la rete agenziale e la clientela del gruppo Fondiaria-Sai. Unipol riconoscerebbe a fronte di tale impegno un corrispettivo annuo lordo pari a 700mila euro ciascuno”. Come ha rilevato il giornalista Giovanni Pons su la Repubblica, a guadagnarci dall’operazioni sarebbero soprattutto le grandi banche creditrici di Fondiaria: Mediobanca e Unicredit (azionista al 7% di Fondiaria) nel cda delle quali peraltro hanno seduto a lungo i Ligresti.
A perderci, i piccoli azionisti, che negli ultimi tre anni hanno visto crollare del 90% il valore delle azioni Fondiaria-Sai. A operazione conclusa Fondiaria-Sai/Unipol controllerebbe il 37% del mercato dell’Rc auto italiano. —

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