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Lavoro, lo svantaggio precoce delle ragazze

Tra i 15 e i 34 anni lavora solo il 34% delle giovani donne, a fronte del 43% dei coetanei. Colpa di una cultura del lavoro troppo orientata verso il genere maschile, degli stereotipi di genere e della scarsa propensione delle ragazze per le materie scientifiche.
L’analisi di Eleonora Voltolina, direttrice di “Repubblica degli Stagisti”

© Isabelle Saldana
© Isabelle Saldana

Nel mondo del lavoro, la diseguaglianza tra uomini e donne si manifesta in maniera molto forte già tra i giovanissimi. Nella fascia d’età che va dai 15 ai 34 anni c’è già un disequilibrio di quasi 10 punti percentuali  tra i due sessi: solo il 34 per cento delle giovani donne lavora, a fronte del 43 per cento dei coetanei. È uno dei dati che emerge dalla “Guida Best Stage 2017”, un documento dedicato ai giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, che viene pubblicato ogni anno dalla testata online “Repubblica degli stagisti” e che è stato presentato nei giorni scorsi a Milano.

“C’è un aspetto positivo in questo dato – riflette la direttrice di “Repubblica degli stagisti”, Eleonora Voltolina -. Le ragazze, in modo particolare quelle più giovani, studiano più dei loro coetanei maschi. E questo è un elemento che tutti i  dati disponibili ci confermano”. A preoccupare, però, è quello che succede dopo i 24-25 anni di età quando le giovani donne vengono escluse dal mercato del lavoro perché molte aziende le vedono come “vere e proprie bombe a orologeria”: la gravidanza, il conseguente congedo, la maternità vengono ancora considerate come un problema per molte aziende. “In primo luogo, i datori di lavoro devono capire che due o tre anni di congedo su 40 anni di vita lavorativa non sono una tragedia – aggiunge Voltolina -. Inoltre ci sono diversi studi che dimostrano come la maternità permette alle donne di sviluppare nuove competenze”.

Ma a pesare sui bassi livelli di occupazione femminile non è solo la discriminazione da parte dei datori di lavoro. Anche la scelta del percorso di studi incide in maniera significativa sui livelli di occupazione: le materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics) sono scarsamente presidiate dalle ragazze, in un mercato del lavoro dove invece questi sono i settori che continuano ad assumere e creare occupazione.

Sebbene il genere femminile sia il più rappresentato negli atenei italiani (55 per cento, Istat 2016) tra gli iscritti alle facoltà di area scientifica nel 2015-2016 le donne erano solo il 37 per cento contro il 63 per cento degli uomini. Fa eccezione solo la facoltà di matematica, uno dei pochi ambiti Stem in cui le donne non sono in minoranza, ma con tutta probabilità è solo l’insegnamento lo sbocco professionale che attira le giovani donne verso questa facoltà. “Le ragazze – si legge nel rapporto – tendono a scegliere facoltà più legate alla sanità e all’educazione, seguite da arte, comunicazione e lingue e lasciando le Stem per ultime”.

Voltolina, però, evidenzia un dato interessante. “I pregiudizi di genere giocano un ruolo molto importante del determinare il percorso scolastico delle ragazze”. Uno studio citato dalla ricerca “Best Stage” evidenzia come oltre il 40 per cento delle ragazze italiane tra gli 11 e i 18 anni si dice propensa a intraprendere una carriera nell’ambito Stem e quasi la metà (46-48 per cento) è convinta di essere brava quanto i maschi. Ma questa propensione non si riflette poi sulla carriera scolastica. “I pregiudizi di genere iniziano ad emergere già durante le scuole medie – spiega Voltolina -. Le ragazze si auto-convincono di non essere brave in alcune materie e questo determina la scelta delle scuole superiori e successivamente quella dell’università”.

Cambiare la mentalità delle aziende da un lato, spingere le ragazze verso lo studio delle materie STEM dall’altro sono i due elementi che possono aiutare a ridurre il gap tra i sessi sul mercato del lavoro. E per incentivare questo cambiamento non mancano iniziative istituzionali (come “Il mese delle Stem”, promosso dal ministero dell’Istruzione in occasione dell’Ada Lovelace Day) o accademiche come il blog “leragazzepossono.org” del Politecnico di Milano: un blog dedicato al gender gap e al tempo stesso una vetrina per le iniziative dell’Università volte ad avvicinare le ragazze alle materie scientifiche.

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