Cultura e scienza / Opinioni

Il nostro egoismo e quel “patto” con le generazioni future

Trent’anni fa nasceva la formula “sviluppo sostenibile”. Oggi consideriamo ambiguo il termine “sviluppo”. Ma il cuore di quella nozione è ancora pulsante: perché riguarda il nostro futuro comune. L’editoriale del numero di luglio/agosto del direttore di Altreconomia

Tratto da Altreconomia 195 — Luglio/Agosto 2017
© Salvatore Vastano - flickr
© Salvatore Vastano - flickr

La nostra nozione di “sviluppo sostenibile” deriva da un rapporto pubblicato esattamente 30 anni fa, nel 1987, intitolato “Our Common Future” (“Il nostro futuro comune”). La genesi di quel rapporto va individuata nel 1983, quando l’allora Segretario generale dell’Onu (il peruviano Javier Pérez de Cuéllar) affidò alla norvegese Gro Harlem Bruntlad il compito di realizzare, alla guida di una commissione indipendente, una grande inchiesta sul rapporto tra problemi globali dell’ambiente e lo sviluppo socioeconomico dei popoli.

La cosiddetta “commissione Bruntland” lavorò quattro anni, al termine dei quali presentò i suoi risultati dinnanzi all’Assemblea generale dell’Onu. Il cuore di quel rapporto è quello che oggi definiremmo un “patto intergenerazionale”: “L’umanità -vi si leggeva- ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, facendo sì che i bisogni dell’attuale generazione vengano soddisfatti senza compromettere le capacità di quelle future di realizzare i propri”.

Una generazione dopo, consideriamo lo “sviluppo” un termine ambiguo: lo sviluppo di che cosa? Lo sviluppo a favore di chi? È un processo inevitabile? Esistono Paesi “in via di sviluppo”? O piuttosto esistono Paesi arricchiti e Paesi impoveriti? E tuttavia, nessuno mette in dubbio i progressi in campo medico, i risultati delle campagne di prevenzione. Così come non chiudiamo gli occhi di fronte a 65 milioni di rifugiati nel mondo, e alla “regressione” cui ci stanno costringendo i cambiamenti climatici.

Sono dunque stati 30 anni di “sviluppo sostenibile”?

Dieci anni prima del rapporto Bruntlad, veniva dato alle stampe un libro dal titolo “Che cos’è l’ecologia”. L’autrice è Laura Conti. Non tutti si ricorderanno di lei. Nata nel 1921 a Udine, ancora studentessa partecipò alla Resistenza nelle brigate del Fronte della Gioventù. Fu arrestata e internata nel campo di transito di Bolzano, dal quale però fortunosamente evitò la deportazione verso la Germania. A Milano divenne medico, e iniziò a dedicarsi alla politica (nel Consiglio regionale, e in Parlamento) e all’ambientalismo (sarà tra i fondatori di Legambiente).

Ecco quel che scriveva 40 anni fa: “L’ecologia è una scienza molto più vasta di quanto fanno apparire gli articoli di giornale che si occupano oggi della cappa di smog che è calata sulla città, domani della moria di pesci in un lago contaminato. Di questa scienza solo una parte coinvolge scelte da farsi in sede politica: quella parte che è attinente alle attività umane e ai loro rapporti con le componenti biologiche e non biologiche dell’ambiente naturale, cioè con l’aria, l’acqua, la terra, le piante e gli animali. È opinione ormai diffusa che il potere politico debba indirizzare le attività umane, comprese le attività economiche, in modo tale che non vengano messe in circolazione sostanze velenose, in modo tale che l’acqua e l’aria possano venire impiegate non solo dall’industria ma anche dall’agricoltura, e anzi non solo nelle attività produttive ma anche per lo sport e il divertimento, e infine in modo tale che le generazioni future non debbano rimproverarci per il nostro egoismo” (corsivo nostro).

Dopo tutto questo tempo siamo ben consapevoli delle cause, delle responsabilità, dei rimedi, delle difficoltà, dei pericoli. E del ritardo che abbiamo accumulato, mentre le generazioni si susseguono. Ma il cuore dello “sviluppo sostenibile” rimangono quelle poche parole: “Il nostro futuro comune” in un solo Pianeta, in una sola Storia.

PS. Con questo numero anche la redazione di Altreconomia si prende una pausa (si fa per dire…). Appuntamento con la rivista a settembre nelle botteghe, on line, per strada e nella casella di posta degli abbonati. Il sito verrà costantemente aggiornato per tutto luglio, e a partire dalla metà di agosto. Buone vacanze a tutti!

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