Diritti

Fuori dalla democrazia a furor di popolo, l’esempio svizzero

In Svizzera un referendum ha approvato una norma che contraddice apertamente quegli stessi princìpi democratici che in teoria sono alla base dello stesso istituto referendario. Il quesito, in sostanza, proponeva di facilitare l’espulsione di cittadini stranieri responsabili di alcuni reati escludendo,…

In Svizzera un referendum ha approvato una norma che contraddice apertamente quegli stessi princìpi democratici che in teoria sono alla base dello stesso istituto referendario. Il quesito, in sostanza, proponeva di facilitare l’espulsione di cittadini stranieri responsabili di alcuni reati escludendo, per loro, di fare ricorso giudiziario contro il provvedimento di espulsione.

Il 58% dei votanti ha detto sì, ma la possibilità di ricorrere in giudizio contro possibili arbitri del potere è la quintessenza del processo democratico: escludere da questo istituto una parte della popolazione conduce in una terra di mezzo che non è ancora – necessariamente – una dittatura, ma di sicuro non è più democrazia.

L’esito del  referendum svizzero, fra le altre cose, confligge con tutte le carte e i documenti internazionali posti a tutela dei diritti umani ed è una clamorosa sconfessione delle stesse autorità elvetiche oggi al potere, che avevano invitato i cittadini a bocciare il quesito dagli intenti manifestamente xenofobi.

In Svizzera siamo dunque al paradosso di una palese violazione dei princìpi democratici all’interno di una cornice democratica, ossia un referendum. In verità non dovrebbe essere possibile, nemmeno a maggioranza, abrogare i princìpi esseziali di una democrazia – ad esempio l’uguaglianza fra i cittadini e appunto la facoltà di ricorrere in giudizio contro un provvedimento del potere – senza smettere d’essere una democrazia.

Evidentemente la Svizzera ha delle regole, in materia di referendum, piuttosto larghe ed è oggi un buon esempio di quel che può accadere in un paese europeo al tempo della xenofobia e del populismo.

In questi anni, in tutta Europa – con l’Italia spesso a fare da apripista – si è formato un "partito della xenofobia" che sta mettendo allegramente in discussione i pilastri. La Svizzera ci insegna che i disastri possono avvenire – eccome – a furor di popolo. 

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