Economia

Fibre ottiche: affari d’oro alla velocità della luce – Ae 16

Numero 16, aprile 2001Se da un po' vi stanno scavando sotto casa, date pure la colpa alla new economy. Perché la nuova frontiera della comunicazione passa sotto marciapiedi e strade, nei cunicoli e nelle fognature: chilometri di tubi percorsi da…

Tratto da Altreconomia 16 — Marzo 2001

Numero 16, aprile 2001

Se da un po' vi stanno scavando sotto casa, date pure la colpa alla new economy. Perché la nuova frontiera della comunicazione passa sotto marciapiedi e strade, nei cunicoli e nelle fognature: chilometri di tubi percorsi da una ragnatela di sottile filo di vetro, la fibra ottica.
A chi dobbiamo buche e lavori infiniti? A tutti quegli operatori privati di telecomunicazioni -in 120 hanno ottenuto dal ministero licenza di servizio pubblico da quando il settore è stato liberalizzato, cioè dal 1998- che hanno deciso di offrire i loro servizi senza utilizzare la rete Telecom (con relativo “affitto”), creandosi una propria infrastruttura. Che tradotto vuol dire posare fibra ottica, a oggi il modo più conveniente di fornire servizi di “banda larga”, la vera rivoluzione del mondo digitale.

Un rubinetto di 4 metri di diametro. La “banda larga” è questo: tecnologie capaci di trasferire quantità di dati migliaia di volte superiori a quelle cui i modem di casa ci hanno abituato. Miliardi di bit al secondo: l'intera Enciclopedia Britannica che passa da un computer a un altro nel tempo impiegato per pronunciarne il nome. Ma anche una rete totale -Internet, Tv, telefono- sullo stesso cavo e a prezzi stracciati. Le prospettive sono affascinanti, l'affare economico è indiscutibile.

La capitale italiana della fibra ottica è Milano, che in nemmeno 3 anni ha subìto un vero e proprio assalto. Se abitate a Milano c'è una possibilità su due che la vostra via sia stata interessata dal cablaggio. Oggi gli operatori che posano fibra ottica in città sono 20, erano 9 due anni fa. Il Comune ha scelto la via del libero mercato, concedendo a chiunque di scavare, pur nel rispetto di un rigoroso regolamento che risale al giugno del 1998. È stato anche istituito un ufficio ad hoc, l'Ursit (Ufficio reti e servizi integrati di telecomunicazioni), con il quale gli operatori devono firmare una convenzione. Chi ha intenzione di posare fibra ottica deve presentare all'Ursit un piano triennale dei lavori, indicando le vie dove vuole passare. L'Ursit raccoglie i progetti degli operatori e li coordina, evitando scavi inutili, rilevando sovrapposizioni e controllando che vengano rispettati certi vincoli, come quello di far passare almeno un anno tra un lavoro e l'altro per ogni marciapiede. Ciononostante il cablaggio si è fatto notare, causando non pochi disagi. E non poteva essere altrimenti: al 31 dicembre 2000 gli scavi ammontavano a poco più di 300 chilometri (per 904 chilometri di tubature già installate e 160 mila di fibra ottica), un quinto della lunghezza di tutte le vie della città. Se nella vostra non c'è ombra di fibra ottica e vi sentite nell'età del telegrafo, non temete: nei prossimi 2 anni, stando ai piani presentati dagli operatori, alle tubature già installate si aggiungeranno altri 2.372 chilometri, 1.413 solo nel 2001.

In testa a tutte le società che cablano c'è Metroweb, che appartiene per due terzi alla ex municipalizzata milanese Aem e per il restante 33% alla società e.Biscom. Il progetto di Metroweb è ambizioso: portare la fibra ottica sotto ogni palazzo della città. Finora ha cablato 5.500 immobili, ma per il 2001 dovrebbero aggiungersene 20 mila, il che vuol dire più della metà degli edifici milanesi. Alla sola Metroweb dobbiamo più di 180 chilometri di scavi già fatti e centinaia in arrivo. Metroweb fa la rete, Fastweb fornisce i servizi: proprietà invertite rispetto a Metroweb (la maggioranza è di e.Biscom, la minoranza di Aem) e più di 5 mila clienti per i servizi a banda larga.

Tra gli altri operatori, i maggiori sono Colt, Worldcom, Wind, Ebone. Se Aem ed e.Biscom mirano alle famiglie, per i concorrenti i clienti sono soprattutto aziende, banche, assicurazioni e ogni società che abbia bisogno di trasferire imponenti quantità di dati in tempi brevi, da una parte all'altra d'Europa. Ma una volta fatta la rete, l'affare è anche solo affittarla o addirittura venderla ad altri operatori.

E Telecom? L'ex monopolista quasi non scava: ha dalla sua migliaia di chilometri di fibra installata nel corso degli anni e investimenti su Milano per 500 miliardi. Ma niente servizi alle famiglie: il segmento non è conveniente.

Nel business della fibra ottica una cosa sembra certa: anche il sottosuolo ha un valore. E il sottosuolo è dei Comuni. Cosa è entrato nelle casse delle amministrazioni cittadine dove si sta cablando? Finora non molto, tanto che quelli interessati (oltre Milano, Torino, Firenze e Genova tra i maggiori) lamentano unanimi una legislazione inadeguata. In base alla Finanziaria 2001 gli operatori di telecomunicazioni pagano un canone di occupazione (il Cosap) commisurato al numero di utenze finali del servizio. 1.250 lire per utente, a essere precisi. Ma non sempre chi mette fibre fornisce anche i servizi, e soprattutto clienti come banche e assicurazioni pagano molto ma sono pochi. Risultato: fatturati record per gli operatori, briciole per i Comuni.

In attesa dell'invocata riforma, le amministrazioni trovano altre soluzioni. Sempre Milano: nel biennio 1999/2000 ha incassato poco più di 2 miliardi, il che è nulla se si pensa ai 160 mila chilometri di fibra ottica che la percorrono in lungo e in largo. Con una delibera dello scorso 9 marzo la Giunta ha però stabilito che per ogni metro scavato a partire dal 1 gennaio 2001 si dovranno pagare 52 mila lire per il “degrado” stradale. Ma si pagherà anche per i lavori già terminati: 4 mila lire al metro. Fatti due conti il Comune è in credito di almeno 1 miliardo. Cablare è una bella spesa: a Milano solo per posare i tubi i 20 operatori hanno speso non meno di 135 miliardi, e molti altri ne spenderanno.

“Ma il vero affare è offrire servizi su banda larga” ci spiega Franco Morganti, vice presidente dell'Anfov (Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione) e membro dei consigli di amministrazione di Enel e Wind. “Assisteremo a una notevole ecatombe di operatori: resteranno solo quelli competitivi nel fornire Internet veloce, video on demand, commercio elettronico, giochi. Gli altri probabilmente venderanno”. Ma il cablaggio è un buon investimento? “La fibra ottica avrà tra poco almeno 4 concorrenti: il Wireless Local Loop, cioè banda larga via radio (la gara per le licenze è prevista per luglio), il satellite, la nuova generazione di telefonia mobile Umts e la televisione digitale terrestre. Sino ad ora il cablaggio è stato solo tecnicamente il più semplice da realizzare. Ma questi operatori non guardano troppo al futuro: quel che conta è attirare investitori e capitale. E che le quotazioni in Borsa salgano. Poi si vedrà”.

Oltre a Metroweb (vedi pagina 6) le principali società di cablaggio a Milano sono quattro. Da queste dipende più di un terzo della rete di fibra ottica che attraversa la città. La Colt è una delle maggiori aziende per i servizi di telecomunicazioni in Europa, quotata a Londra e al Nasdaq. Con 20 mila chilometri di fibra collega 27 città europee: in Italia, oltre Milano, Torino e Roma. Nel 2000 il gruppo ha fatturato 1.996 miliardi di lire, il 60% in più rispetto al '99, e punta per il 2001 ai 3 mila miliardi. Appartiene per il 51% a una finanziaria americana, la Fidelity Investment. Worldcom è in Italia dal 1996, con sedi a Milano e a Roma. È una multinazionale da 40 miliardi di dollari di fatturato, 77 mila dipendenti in 110 Paesi. Collega Milano alla rete europea che comprende tutte le principali città, tra cui Parigi, Londra, Bruxelles, Zurigo, Amsterdam, Strasburgo, Francoforte. Si rivolge unicamente a piccole e medie imprese.!!pagebreak!!

I padroni della ragnatela di vetro

Oltre a Metroweb le principali società di cablaggio a Milano sono quattro. Da queste dipende più di un terzo della rete di fibra ottica che attraversa la città. La Colt è una delle maggiori aziende per i servizi di telecomunicazioni in Europa, quotata a Londra e al Nasdaq. Con 20 mila chilometri di fibra collega 27 città europee: in Italia, oltre Milano, Torino e Roma. Nel 2000 il gruppo ha fatturato 1.996 miliardi di lire, il 60% in più rispetto al '99, e punta per il 2001 ai 3 mila miliardi. Appartiene per il 51% a una finanziaria americana, la Fidelity Investment. Worldcom è in Italia dal 1996, con sedi a Milano e a Roma. È una multinazionale da 40 miliardi di dollari di fatturato, 77 mila dipendenti in 110 Paesi. Collega Milano alla rete europea che comprende tutte le principali città, tra cui Parigi, Londra, Bruxelles, Zurigo, Amsterdam, Strasburgo, Francoforte. Si rivolge unicamente a piccole e medie imprese.
Wind è nata nel dicembre 1997 su iniziativa di Enel (che oggi detiene il 57% delle azioni), France Télécom e Deutsche Telekom, uscita dal gruppo lo scorso luglio. Offre servizi di telefonia fissa, telefonia mobile e Internet. A dicembre ha superato gli 8 milioni di clienti. Con 41 sedi in tutta Italia, conta più di 4.800 dipendenti. Ebone è una società del gruppo Global TeleSystems Inc. Si occupa esclusivamente del settore trasmissione dati e banda larga. Prende il nome da una delle più importanti dorsali transnazionali in fibra ottica d'Europa, attraverso la quale passa quasi il 30% del traffico continentale. A Milano sta realizzando una propria rete per collegare alla dorsale i propri clienti, che sono di solito altri operatori.

La rete Metroweb/Fastweb sinora ha interessato 24 zone di Milano raggiungendo 5.500 edifici. In totale sono più di 178 chilometri di scavi per 380 chilometri di tubature. Per il 2001 l'intenzione è di cablare altri 20 mila immobili, per coprire la quasi totalità della città nel 2002.
Il piano di espansione di Fastweb prevede l'espansione in circa 500 centri urbani nell'arco di 9 anni. I primi saranno Genova, Torino e Roma

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