Diritti

F-35: i costi di mantenimento sono fuori controllo

Un rapporto del GAO statunitense sottolinea l’esplosione dei fondi necessari alla gestione complessiva del programma, mentre il Pentagono cerca di spostare sul progetto soldi destinati alle operazioni di guerra.

Le stanno davvero provando tutte per cercare di sostenere la prosecuzione del programma Joint Strike Fighter dei caccia F-35. E di garantire così contratti miliardari per Lockheed Martin. La constatazione, che non è solo una cattiveria di chi si è sempre opposto programma, sorge spontanea andando ad analizzare le ultime mosse condotte dal Pentagono sulla questione.
Le strutture ed articolazioni del Dipartimento della Difesa statunitense che utilizzeranno il caccia si sono talmente fissate sulla questione da arrivare addirittura ad una richiesta incredibile: lo spostamento di fondi dedicati alle operazioni di guerra in giro per il mondo sul programma dei caccia. Una richiesta importante anche dal punto di vista delle cifre, perché il Pentagono aveva richiesto al Congresso di spostare quasi 900 milioni di dollari per comprare sei nuovi F-35 nella versione “B” destinata al corpo dei Marines. Nella richiesta complessiva, che ammontava a 1,5 miliardi di dollari, erano presenti anche acquisti di altri aerei ed elicotteri. Un controsenso lampante se pensiamo che i vertici della difesa Usa stanno da tempo lamentando problematicità nella loro possibilità di dispiegarsi nelle aree di conflitto proprio a causa della mancanza di fondi. Denaro che però non esiterebbero a spostare sul programma militare più costoso della storia. La richiesta è stata comunque rimandata al mittente dalla Commissione sulle acquisizioni per la difesa della Camera statunitense. Una decisione che toglie ogni speranza ai desideri del Pentagono: per legge i cambi di programmazioni sui fondi di questo tipo devono essere approvate da tutte e quattro le commissioni specifiche presenti nei due rami del Parlamento.
 
Che il programma dei cacciabombardieri F-35 sia un divoratore di fondi lo dimostra anche l’annuncio di un recente contratto sottoscritto dalla Difesa Usa. Il 19 settembre scorso alla Lockheed Martin, capofila del programma, è stata accordata una modifica di un precedente contratto, per complessivi 25 milioni di dollari. A che scopo? Non certo per la produzione di nuovi aerei ma al contrario per riallineare alle previsioni di sviluppo ed intervenire con sistemazioni di post-produzione sugli aerei del lotto VI. Aerei in parte già prodotti per una tranche che interessa anche il nostro Paese, che ha già acquistato tre aerei di tale lotto. Come a dire: i soldi già spesi non bastano perché i problemi tecnici da sistemare sono troppi.
E sono proprio queste modifiche al rialzo a rendere del tutto inattendibili le previsioni di spesa che i Ministeri della Difesa di mezzo mondo continuano a diffondere sui cacciabombardieri F-35. Un pericolo, quello dei cosiddetti “retrofit” necessari a causa delle problematiche tecniche e di sviluppo del programma, da sempre sottolineato e denunciato dalla campagna “Taglia le ali alle armi”.
 
Ma non sono solo i costi di produzione e d’acquisto a richiamare nubi oscure sul futuro del progetto e per le tasche dei contribuenti, sia statunitensi che italiani. Il conto più salato arriverà dalle necessità operative e di supporto richieste annualmente, per tutto il ciclo di vita dei velivoli, dalla flotta degli F-35 . Una problematica comune a tutti i programmi militari aeronautici ma che per caso del JSF toccherà livelli mai visti. Il risultato? La triplicazione dei costi complessivi di “piena vita” del progetto.
Un’analisi in tal senso era già stata condotta un paio di anni fa da uno studio del Governo Canadese, che se rapportato all’Italia farebbe collocare la spesa complessiva per acquisto e gestione di una flotta di 90 aerei ad oltre 50 miliardi di euro. Siamo di fronte ad un elemento che, stranamente e problematicamente, di norma non entra nelle discussioni e dibattiti anche parlamentari a riguardo dell’acquisto di caccia, ma che al contrario non viene per nulla sottostimato dai controllori del Congresso statunitense.
Il pericolo di costi di gestione fuori controllo viene confermato da un recentissimo ed appena pubblicato (23 settembre) rapporto del Government Accountability Office statunitense. Secondo i risultati dell’indagine appena terminata i costi annuali di operatività e supporto del solo F-35 risulterebbero essere dell’80% più alti rispetto alla stessa tipologia di costi complessiva di quattro diversi aerei già in dotazione alle forze armate statunitensi (F-15, F-16, AV8-B, F-18). E tutto questo a partire da una stima effettuata dal Dipartimento della Difesa che lo stesso GAO definisce non affidabile: la forbice di costi potrebbe quindi addirittura essere ancora più elevata.
 
Tra gli elementi di maggiore debolezza nelle stime del Pentagono la struttura di analisi e controllo del Governo Statunitense sottolinea che le valutazioni condotte non hanno usato ragionevoli ipotesi sui tassi di consumo di carburante davvero probabile per l’uso futuro dei caccia F-35, sui tassi e le necessità di sostituzione delle parti e la manutenzione in deposito. Il tutto nella situazione paradossale per cui il Dipartimento della Difesa ha cercato di prendere alcune misure per mitigare le incertezze inerenti alla stima dei costi, ma senza condurre alcuna analisi, che sarebbe fondamentale, per determinare il livello di rischio associato con alle stime stesse. Un particolare non di poco conto se si pensa che le stime complessive di gestione per la flotta Usa di caccia oscillano tra 900 e 1000 miliardi di dollari. Una somma enorme che, se continuerà questa deriva, potrebbe diventare non conveniente e gestibile da parte del Governo statunitense a riguardo di un programma che ha già sperimentando aumenti di costo e un ritardo complessivo di oltre sette anni sulle previsioni.
 
“La gestione ed il mantenimento rappresentano tradizionalmente circa il 70 per cento del costo del ciclo di vita di un sistema d’arma – scrive il GAO nel rapporto – e fino a che il Dipartimento della Difesa non svilupperà una strategia di sostentamento realmente praticabile, affrontando i rischi principali e migliorano le sue stime dei costi, il Pentagono continuerà probabilmente a presentare al Congresso richieste di finanziamento a breve termine senza avere piena la conoscenza della portata del fabbisogno finanziario a lungo termine del programma”. Una mazzata sui denti per tutti coloro che, sui due lati dell’Oceano, continuano a ritenere il Programma del cacciabombardiere Joint Strike Fighter il migliore e il più sensato investimento militare possibile.
Le otto prescrizioni finali del GAO riguardano poi anche il sistema ALIS (il fondamentale strumento logistico che permette l’operabilità, la pianificazione di missione e la superiorità aerea degli F-35) e la fase di affidabilità e manutenzione dei velivoli, già in passato sottoposta a dure critiche.
 
Notizie che dovrebbero far salire alle stelle l’attenzione dei Parlamentari italiani, chiamati in queste ore ad esprimersi nuovamente sul programma, e convincere il Governo dell’opportunità di una maggiore trasparenza su tutti i contratti.
 
 

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