Diritti

È possibile l’informazione low-cost e hi-tech?

Murdoch e Apple lanciano il "Daily" solo per l’Ipad. Ma stiamo parlando di nuovo giornalismo?

Dall’astuzia del magnate Rupert Murdoch (proprietario della Newscorporation, una delle più grandi industrie media al mondo e in Italia di Sky) e dalle vincenti idee di Steve Jobs è nato il "Daily" per Ipad vale a dire un quotidiani totalmente pensato per il tablet di Apple. Si rivolge ad un particolare pubblico "istruito e sofisticato" come ha detto Murdoch. La forza di questa trovata sta nel prezzo: sarà venduto a 99 centesimi di dollaro alla settimana, 39,99 all’anno. Vale a dire meno di 14 centesimi al giorno. Murdoch ha parlato "di nuovi tempi che richiedono nuovo giornalismo" con la forza di essere solo online "senza carta, tipografie, camion che girano per il mondo". 
 
Il trucco sta nel prezzo: la piattaforma rende fruibile (a coloro che la possiedono, pochissimi ma quanto bastano per essere una fetta di mercato importante) l’informazione a costi bassi. La cosa affascina se si pensa alle frontiere dell’informazione che apre, al risparmio di emissioni inquinamento, a come questa novità possa scardinare certezze e incertezze di questo momento di passaggio dell’informazione mondiale. Lo rende fruibile a prezzi modici, grazie ad un’operazione di "sottrazione": significa togliere dal ragionevole profitto tutto quello che è relatico a stampa, distribuzione, smaltimento di copie invendute, contando solo redazione, impaginazione e marketing. 

Attenzione però: chi si può permettere un ipad, certamente non trova problematico un prezzo più alto, quindi si può affermare senza grossi dubbi che più che un’operazione giornalistica, è un’operazione commerciale, per aggiudicarsi cioé fette di mercato, utenti di informazione che crescono con altri profili, altre esigenze, altri tempi.

L’esperimento Murdoch-Jobs può significare anche una valorizzazione del lavoro giornalistico, dal momento che la qualità dell’informazione è centrale per offrire un prodotto che non sia la replica di ciò che di seconda mano si trova sul web. L’altro aspetto interessante è che scardina le vecchie barriere fra i media: tv, web, radio, cartaceo, facendo in modo che, forse per la prima volta, un prodotto sia realmente multimediale e non "prevalentemente" di un media solo e in parte multimediale. 

Secondo Murdoch gli Ipad nel mondo saranno 50 milioni nel 2012 (oggi sono 14,8 milioni dopo un anno di diffusione) e ad aprile arriverà già l’Ipad 2 (migliore risoluzione, possibilità di telefonare, videocamere e videochiamate). I dubbi rimangono molti e mostrano un grado di ambiguità che affascina e spaventa: forse il futuro del giornalismo è legato alla possibilità di offrire informazione più competitiva, eliminando i costi inutili e alleggerendone il lettore senza per questo squalificare il lavoro giornalistico (in Italia la prima cosa che si fa è tagliare, vedi Il Sole 24 Ore di cui parleremo a breve su "non chiederci la parola").

Ma d’altra parte la proposta si dirige ad un lettore che rappresenta una nicchia di mercato mondiale. Quindi stiamo parlando di fette di mercato giornalistico da occupare o di nuovo giornalismo? 

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