Diritti

DON MILANI E IL DIRITTO DI UCCIDERE…

DON MILANI E IL DIRITTO DI UCCIDERE Una volta don Milani reagì a modo suo alla notizia di un cosiddetto delitto d’onore: un parente di una ragazza deflorata aveva ucciso l’uomo "responsabile" dell’atto. Il prete di Barbiana usò un’espressione urticante,…

DON MILANI E IL DIRITTO DI UCCIDERE

Una volta don Milani reagì a modo suo alla notizia di un cosiddetto delitto d’onore: un parente di una ragazza deflorata aveva ucciso l’uomo "responsabile" dell’atto. Il prete di Barbiana usò un’espressione urticante, sostenendo che non si poteva uccidere un uomo per via di una piccola membrana… L’intervento destò molto scandalo, ma così don Milani metteva l’accento sulla sacralità della vita, in un’epoca in cui il delitto d’onore era considerato un omicidio "minore", previsto dal codice penale ma con forti sconti di pena. Sono passati tanti anni, il delitto d’onore non esiste più, ma nella legislazione entra una norma – quella sulla legittima difesa, appena approvata in parlamento – che pone la vita umana in secondo piano rispetto a una presunta esigenza di maggiore sicurezza. E’ ora possibile sparare, senza essere puniti, anche se non c’è proporzione fra l’offesa ricevuta e la reazione armata.

Sul piano etico, su quello giuridico e su quello politico è questa una riforma che va ben oltre le contingenze della lotta fra partiti. E’ certamente vero che questo provvedimento serve a fornire la Lega Nord e alle correnti più populiste della destra nuovi argomenti per la campagna elettorale, ma è altrettanto vero che attorno a questo provvedimento esiste un certo consenso popolare, che si riflette ad esempio nei commenti compiaciuti o comunque non scandalizzati di buona parte della stampa. E soprattutto in questo modo cade un altro tabù: hanno avuto legittimazione, con un voto in parlamento e un’accoglienza distratta (nella migliore delle ipotesi) fra intellettuali e opinion leader, posizioni che in altri tempi nessuno avrebbe osato sostenere in pubblico.

Già abbiamo dovuto incassare, in questi travagliati anni, la caduta del tabù culturale che circondava la pratica della tortura. Il nostro parlamento, l’altro giorno, ha dato un contributo alla diffusione di quella cultura autoritaria che sta guadagnando spazio nelle nostre stanche e impaurite società. 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia