Diritti

DIAZ, DOPO I RICORSI…

DIAZ, DOPO I RICORSI ARRIVERA’ LA CIRAMI? Nell’inchiesta sulla Diaz in corso a Genova e prossima ormai all’udeinza preliminare (forse a gennaio), è in corso una battaglia legale – chiamiamola così – ingaggiata da alcuni dei poliziotti indagati. In sostanza,…

DIAZ, DOPO I RICORSI ARRIVERA’ LA CIRAMI?

Nell’inchiesta sulla Diaz in corso a Genova e prossima ormai all’udeinza preliminare (forse a gennaio), è in corso una battaglia legale – chiamiamola così – ingaggiata da alcuni dei poliziotti indagati. In sostanza, tramite i loro avvocati, stanno cercando di ottenere lo spostamento degli atti da Genova a Torino, sostenendo che nell’inchiesta c’è stata una irregolarità (un pm genovese, chiamato in causa da un indagato, andava secondo i legali messo sotto inchiesta, con conseguente spostamento degli atti alla procura torinese). Per il contenuto e per la forma, questa iniziativa somiglia fortemente a quelle attuate dai vari Previti, che hanno rimandato per anni il giudizio invocando spostamenti, ricusazioni, leggi Cirami. A Genova siamo probabilmente alle prese con lo stesso atteggiamento, stavolta attuato da altissimi dirigenti della polizia di Stato. E’ una strategia rispettosa dei doveri che incombono su così alti funzionari dello Stato? Perché farsi questa domanda oggi fa sentire così fuori moda?

Qui sotto c’è il testo di un comunicato diffuso l’8 dicembre e ignorato da tutti i giornali (compresi quelli genovesi).

Dichiarazione di Lorenzo Guadagnucci, giornalista, autore di “Noi della
Diaz”, membro del Comitato Verità e Giustizia per Genova.

“Il dottor Francesco Gratteri, l’indagato di grado più alto per l’inchiesta
sulla sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, ha presentato ricorso in
Cassazione per ottenere il trasferimento degli atti dell’inchiesta a
Torino. Il suo avvocato, Luigi Li Gotti, ha affermato che il nuovo ricorso
non è un atto eversivo ma un semplice richiamo alla correttezza della
procedura. Pare che altri funzionari e dirigenti seguiranno la stessa strada.
Chiedo scusa all’avvocato, al dottor Gratteri, agli altri indagati, ma così
è davvero troppo comodo. Per così alti funzionari dello Stato, e che
continuano a ricoprire delicati incarichi nonostante l’esito brutale e
indifendibile della cosiddetta perquisizione del 21 luglio 2001, la via
maestra da seguire sarebbe un’altra. Questi funzionari e dirigenti della
polizia di Stato dovrebbero accelerare, e non ritardare, il corso della
giustizia. Ricordo che su di loro gravano accuse pesantissime, riferite a
fatti gravissimi che nessuno può negare: decine di noi furono pestati
selvaggiamente dentro la scuola senza motivo, e fummo arrestati sulla base
di prove false costruite dalla stessa polizia…

Questi dirigenti e funzionari, che quella notte vidi confabulare nel
cortile della scuola, mentre in barella passavo vicino a loro, dovrebbero
avere fretta di chiarire le loro posizioni.
Il dottor Gratteri e gli altri avrebbero anche il dovere civile di dare
spiegazioni su quanto accaduto quella notte, ancora prima del processo.
Invece tacciono e non riescono neppure ad ammettere che quel blitz è stata
una delle pagine più vergognose nella storia recente della polizia di
Stato. Tacciono e agiscono in modo da ritardare il processo: oggi si
appellano alle deposizioni – subito ritrattate – di uno degli indagati,
domani invocheranno la legge Cirami o troveranno qualche altro cavillo. Non
è questo il modo di rispettare l’istituzione che rappresentanto. Possibile
che non sentano di avere dei doveri verso le vittime della brutale
irruzione del 21 luglio e verso la cittadinanza indignata per
quell’episodio? Possibile che non trovino il coraggio di affrontare subito
il processo?”

Genova, 8 dicembre 2003

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