Diritti / Opinioni

Le democrazie illiberali e il “marchio decoro”

Dalle ordinanze dei sindaci-sceriffo si è passati alle leggi dello Stato contro le “non-persone”. Un percorso lungo di cui il ministro Salvini è l’esito. La rubrica di Lorenzo Guadagnucci

Tratto da Altreconomia 211 — Gennaio 2019

Scriveva Tamar Pitch in un  libro del 2013 (“Contro il decoro”, Laterza) che a leggere le numerose ordinanze firmate da sindaci di mezz’Italia “una città decorosa è una città dove miseria e marginalità non si vedono, dove germi e batteri portatori di contagio si identificano nei rom, nei mendicanti, nei lavavetri, nei venditori abusivi di strada, nelle prostitute, nel proliferare di negozi di cibo ‘etnico’, e via dicendo”.

Sono passati alcuni anni e non parliamo più di ordinanze dei sindaci ma di leggi dello Stato che definiscono una precisa e tassativa idea di decoro, scaturita dalla retorica della paura e della sicurezza che domina la scena pubblica da molto tempo. Due leggi hanno portato a compimento questo lungo percorso: il “Decreto Minniti” del febbraio 2017, convertito nella legge 48/17, e il  “Decreto Salvini”, divenuto legge nello scorso mese di dicembre. Il primo ha messo a regime un insieme di norme sperimentate sul campo nel decennio precedente, la fase storica dei sindaci-sceriffo: pensiamo alle ordinanze contro lavavetri, questuanti, ambulanti, turisti squattrinati; agli sgomberi dei campi rom; ai sistemi di telesorveglianza; all’estensione dei cosiddetti Daspo (pensati per punire gli ultrà del calcio) ben oltre gli avvenimenti sportivi.

Il nuovo ministro Salvini ha trovato il lavoro quasi del tutto fatto, ma è riuscito ad aggiungere qualcosa: la maliziosa inclusione dentro lo stesso decreto delle misure sulla “sicurezza urbana” e di quelle contro gli immigrati; un ulteriore allargamento del campo di applicazione dei Daspo; norme più dure contro le proteste di piazza (blocchi stradali e occupazioni) e il ritorno nel codice penale del cosiddetto “accattonaggio molesto”, depenalizzato nel 1999, quando ancora la “politica della paura” non era all’ordine del giorno.

Quest’ultimo provvedimento può essere indicato come il marchio di fabbrica del ministro leghista, che ha voluto in qualche modo segnare sul piano simbolico la sua gestione in materia di sicurezza cittadina, nonostante il suo predecessore avesse anticipato quasi tutti i punti del classico programma leghista. Se il laico Minniti non aveva osato infierire così a fondo contro i mendicanti, ecco il cattolico tradizionalista Salvini che abbatte il comandamento della carità.

Alla fine sotto l’etichetta del “decoro” si è col tempo codificata una distinzione fra le persone perbene e le presenze moleste, secondo la metafora della pulizia di casa, proprio come diceva Tamar Pitch. Sindaci e ministri si sono pensati come brave casalinghe, intente a proteggere la casa comune da germi e bacilli (ossia rom, stranieri, poveri, emarginati e perdenti vari). Zygmunt Bauman parlava di “vite di scarto”. Si sono così avverate le più cupe previsioni di quanti contestarono, una decina d’anni fa, l’accettazione dello slogan secondo cui “la sicurezza non è né di destra né di sinistra”.

100.000 il limite di abitanti oltre il quale ai Comuni è concesso di dotare due agenti della polizia municipale di pistole taser, in via sperimentale per sei mesi

Per quanto l’ex ministro Minniti, nel suo libro “Sicurezza è libertà” (Rizzoli), tenti ancora di difendere un simile concetto, l’esito di questa stagione politica è scritto nella sicumera con la quale il ministro Salvini traccia una linea di confine fra i cittadini che considera degni di rispetto e tutte le altre persone (ma sarebbe meglio dire non-persone). È un confine che chiude rabbiosamente la democrazia in un recinto, trasformandola in una democrazia illiberale, come si usa dire di questi tempi. Ora c’è da ricostruire una cultura dei diritti, cancellando i compromessi e i cedimenti dell’ultimo decennio.

Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri “Noi della Diaz” e “Parole sporche”.

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