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Decreto immigrazione: la stretta sui diritti che creerà nuove tensioni sociali

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre colpisce i richiedenti asilo e i titolari di protezione e smantella il modello diffuso di accoglienza. Per l’Asgi si tratta di “scelte frettolose e fortemente ideologiche, avulse dalle necessità concrete del Paese”. Ecco perché

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il suo vice nonché ministro dell'Interno, Matteo Salvini - © Palazzo Chigi, 24/09/2018

Il “decreto Salvini” in materia di immigrazione e sicurezza approvato il 24 settembre dal Consiglio dei ministri presenta “ampi profili di illegittimità”, è “frettoloso”, “fortemente ideologico” e frutto di scelte “errate e in odio agli individui”. Un testo che se convertito in legge determinerebbe solamente maggiore pericolosità. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ha pubblicato in questi giorni una sintetica analisi dei contenuti del decreto legge del governo Conte. Non è entrata nel dettaglio data l'”assenza di un articolato normativo certo e definitivo”.

La premessa dell’associazione riguarda lo strumento scelto dall’esecutivo, ovvero il decreto legge. “Non si comprende, innanzitutto, la necessità del ricorso alla decretazione d’urgenza, specie in una fase come quella attuale, in cui il numero delle persone straniere che giungono in Italia è talmente ridotta da non comportare alcuna forma di allarme sociale. È evidente che in relazione a quasi tutte le misure previste dal decreto legge non sussistono i presupposti di necessità di cui agli artt. 72 e 77 della Costituzione trattandosi di una radicale riforma modificativa di istituti giuridici esistenti da molto tempo. Tale modus procedendi è evidentemente rivolto ad impedire ogni confronto democratico sia in sede parlamentare, sia (soprattutto) nella società civile e tra le istituzioni maggiormente coinvolte da tale decreto”.

Per quanto riguarda i contenuti, l’Asgi rileva “lampanti volontà di restringere i diritti e le libertà degli individui e di creare nuove forme di tensione sociale”. Come? Abrogando ad esempio la norma che regola la protezione umanitaria, che interessa persone “cui non è consentito nel proprio Paese di origine l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana e dei diritti internazionalmente riconosciuti”.
Presentata come “residuale”, in realtà, come ricorda l’associazione, la protezione umanitaria rende “pieno ed effettivo un diritto fondamentale della persona quale è il diritto d’asilo che è ben più vasto delle due nozioni di protezione internazionale”.
Di fronte a questa eccezione, il presidente del Consiglio dei ministri, durante la conferenza stampa di presentazione del testo, ha dichiarato di aver “scoperto”, dopo attento studio, che questa forma di protezione esisterebbe solamente in Slovacchia e in Italia (http://www.governo.it/media/conferenza-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n20/10023, da 19:50). Una sorta di eccezione. Non è così. “Almeno 20 dei 28 Paesi dell’Unione europea (Austria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria) prevedono forme di protezione umanitaria, sia pur con modalità diversificate”, segnala l’Asgi.

L’eventuale abrogazione della protezione umanitaria -sostituita da “permessi di soggiorno speciali” rilasciati da Questure e ministero dell’Interno- non cancellerà il sacrosanto diritto di riceverla. Come ricorda l’associazione, infatti, il vuoto “riaprirà lo spazio per azioni giudiziarie destinate a successo per fare accertare il diritto di asilo”, garantito dalla nostra Costituzione.
Nel frattempo, però, il “numero di coloro che avranno uno status giuridico incerto o che saranno irregolari sul territorio” è destinato ineluttabilmente a ingigantirsi, “generando nuove serissime problematiche assistenziali che si scaricheranno sui territori e sugli enti locali in primis”.

Qualche esempio. Il nuovo “permesso di soggiorno per calamità”, rilasciato dal questore, concepito tra i sostituti del permesso per motivi umanitari, avrebbe una durata di sei mesi e non più di due anni. Questa circostanza impedirebbe ai titolari per calamità di accedere in condizioni di parità alle prestazioni di assistenza sociale. O ancora. I titolari del nuovo “permesso di soggiorno per cure mediche”, rilasciato sempre dal questore e della durata “comunque non superiore ad un anno”, sarebbero tagliati fuori dall’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

“La ragione giuridica dello stato di diritto non conosce nemici ed amici, ma solo colpevoli e innocenti”. Luigi Ferrajoli

Destinata a soccombere al vaglio di legittimità costituzionale è anche la prevista privazione della libertà personale del richiedente asilo sprovvisto di documenti di viaggio, che peraltro è in contrasto con la normativa europea che “esclude ogni automatismo e richiede che l’eventuale trattenimento possa essere applicato allorché il richiedente entrato irregolarmente nel territorio dello Stato, pur potendolo fare, non abbia presentato la sua domanda di protezione appena possibile”.

Non si comprende poi quali siano i “locali idonei” dove trattenere lo “straniero” nel caso in cui ci fosse indisponibilità di posti nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), potenzialmente “inaccessibili ad una trasparente ed effettiva difesa giudiziaria”.
L’articolo 10 del decreto legge prevede poi la sospensione del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale e l’espulsione con accompagnamento alla frontiera del richiedente asilo che fosse stato sottoposto a procedimento penale per determinati reati commessi nel nostro Paese. Salvini ha agitato ancora una volta la questione dello spaccio fuori dalle scuole. Asgi evidenzia tre aspetti di palese violazione: la presunzione costituzionale della non colpevolezza dell’imputato (Art. 27), il principio di non refoulement della Convenzione di Ginevra e l’impossibilità di sospensione dell’esame delle domande o di omissione dell’esame in presenza della commissione di determinati reati prevista dalla direttiva europea 2013/32.

Ma non è tutto. Come già scritto all’inizio di settembre, il governo Conte ha deciso di smantellare l’unico “sistema di accoglienza che ha fissato standard rigorosi di erogazione dei servizi unitamente a un ferreo controllo della spesa”, modello in Europa, capace di articolare l’accoglienza in strutture diffuse seguite da personale qualificate: lo Sprar. Il “sistema” verrebbe infatti abrogato per i richiedenti asilo e per i titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari, rendendo per questi ultimi “ordinario ciò che attualmente la legge prevede essere straordinario -chiarisce l’Asgi-, ovvero i centri di accoglienza straordinari”. La “logica di gestione territoriale” dei richiedenti e dei titolari di protezione rappresentata dallo Sprar verrebbe meno, a favore del ritorno alle “grosse concentrazioni” di migranti che tanto ingrossano il consenso governativo.

Gli ultimi punti messi in fila dall’Asgi riguardano l’eliminazione del diritto all’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo e la definizione o revoca della cittadinanza. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’associazione di giuristi prefigura il riaprirsi del “contenzioso per stabilire quale debba ritenersi la dimora abituale del richiedente” e il fiorire di “incertezze per gli enti locali” anche nella determinazione dei servizi pubblici e sociali che hanno l’obbligo di garantire. Beneficio per la collettività, nessuno. In materia di cittadinanza, invece, il Governo ha allungato (“incredibilmente” secondo Asgi) a quattro anni il termine per definire il procedimento di “riconoscimento” in capo alla Pubblica amministrazione. Accanto a questo ha previsto la revoca in caso di condanne definitive per gravi reati, cosa che si porrebbe “in violazione del divieto di privazione della cittadinanza per motivi politici previsto dall’articolo 22 della Costituzione”.
Sfugge come queste misure possano contrastare i trafficanti di esseri umani. “Questi -ricorda l’Asgi- vivono della chiusura delle frontiere e della impossibilità di ingresso legale in Italia ed in Europa”. Questioni nemmeno sfiorate dall’esecutivo.

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