Ambiente / Attualità

Convivere con il lupo è possibile. Per farlo è necessario combattere le bufale

Il progetto Life WolfAlps Eu ha pubblicato un vademecum per combattere la disinformazione attorno al grande carnivoro. E l’associazione DifesAttiva promuove l’uso dei cani da guardiania per combattere le predazioni e tutelare gli allevatori

© Augusto Rivelli, archivio Aree Protette Alpi Marittime

Il lupo è un animale che non lascia indifferenti. “Ha un carisma tutto speciale, risveglia fortissimi sentimenti e si presta anche a un discorso politico: tutto quello che riguarda la gestione della coesistenza con le attività di pastorizia e allevamento travalica i confini meramente tecnici e diventa tema di dibattito pubblico. Del lupo parlano anche i decisori politici. Per tutti questi motivi è facile che si presti alla diffusione di notizie false”, racconta Laura Scillitani, communicator manager del progetto Life WolfAlps Eu (lifewolfalps.eu) per il Museo della scienza di Trento (Muse – muse.it), uno dei partner del progetto europeo che ha come obiettivo quello di migliorare la coesistenza tra il lupo e le persone che vivono e lavorano sulle Alpi in Italia, Svizzera, Francia, Slovenia e Austria.

“Per coesistere con il lupo bisogna innanzitutto imparare a conoscere l’animale per quello che realmente è: la diffusione di notizie false non favorisce questo processo”, sintetizza Scillitani, tra i curatori di “Lupus in bufala”, un manuale pratico che permette di riconoscere e smontare le fake news sul lupo. A partire dall’evergreen secondo cui il predatore è stato reintrodotto in Italia, quando invece la ri-colonizzazione delle aree montane e rurali è frutto di un processo naturale alimentato dall’elevata capacità di dispersione dell’animale, che può percorrere centinaia di chilometri per trovare un ambiente adatto in cui insediarsi. Una diffusione favorita anche dal crescente spopolamento di aree rurali e montane, dall’aumento delle aree boscose dove si sono create le condizioni ecologiche ideali per un grande predatore. A partire dalla presenza di selvaggina.

Il vademecum mette in allerta anche rispetto ai video che immortalano l’avvistamento di un lupo in una determinata zona e che, nelle settimane o nei mesi successivi, vengono attribuiti ad altre località italiane. “Il manuale nasce dall’esigenza di aiutare i cittadini a sviluppare un approccio critico sul tema quando si imbattono in un video condiviso sui social network. Ma anche quando leggono il titolo di un articolo di giornale in cui si parla di un’aggressione, e poi leggendo bene la notizia ci si rende conto che le cose sono andate un po’ diversamente -spiega Scillitani-.  Il lupo non è un animale pericoloso, ma è un animale selvatico e un carnivoro. Solitamente sfugge l’uomo, ma è importante spiegare come comportarsi in caso di avvistamento: ad esempio non avvicinarsi mai a un animale ferito, perché potrebbe sentirsi in pericolo e reagire, mordendo. In generale, non bisogna avvicinarsi agli animali selvatici né dare loro del cibo. Compromettendo la normale relazione con l’uomo possono venirsi a creare situazioni spiacevoli, e non si possono escludere incidenti”.

Completamente estinto sulle Alpi italiane nel XX secolo, il lupo è ritornato a colonizzarle a partire dagli anni Novanta raggiungendo nel biennio 2017-2018 una popolazione di 51 branchi stabili per un minimo di 293 animali. Nel corso dei primi mesi del 2022 è prevista la pubblicazione dei risultati del primo monitoraggio nazionale coordinato da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – isprambiente.gov.it) che permetterà di conoscere con una maggiore precisione il numero minimo di lupi presenti nel nostro Paese. Il ritorno del predatore ha provocato forti tensioni in alcuni territori, soprattutto con allevatori e pastori che oggi devono studiare nuove forme di coesistenza, adottando diverse strategie per proteggere i propri animali e con questi la sostenibilità economica delle loro aziende. Dal Piemonte alla Toscana, passando per il Friuli-Venezia Giulia, fino a pochi anni fa era normale lasciare capre, pecore o bovini in alpeggio per lunghi periodi, senza portarli in un ricovero per la notte, proprio perché l’assenza di predatori naturali ne garantiva la sicurezza. Il ritorno del lupo ha stravolto radicalmente la situazione, costringendo gli allevatori ad adottare contromisure adeguate.

© Lupus in bufala. Life WolfAlps Eu

Una di queste è l’utilizzo dei cani da guardiania. “Non sappiamo quanti ce ne siano, perché non esiste un registro nazionale relativo ai cani da lavoro. Ma stiamo assistendo a un ritorno di questi animali in tutta Italia. Isole comprese, dove il pericolo per il bestiame è rappresentato da cani vaganti”, spiega Luisa Vielmi, laureata in Scienze naturali (proprio con una tesi sul lupo) e tecnico di DifesAttiva (difesattiva.info), associazione formata da allevatori che utilizzano i cani per la protezione del bestiame (dalle capre alle pecore, passando per i bovini e persino per gli allevamenti avicoli) e si impegnano a far conoscere le modalità migliori per crescerli.

Nel nostro Paese le razze più conosciute per questo tipo di lavoro sono il pastore abruzzese, il cane dei Pirenei (dall’omonima regione francese), il pastore del Caucaso e quello della Sila. Ma tanti sono anche gli incroci di razze che lavorano bene nei campi. Non si tratta quindi di una semplice questione di pedigree: “Questi animali hanno un’attitudine basata su alcune caratteristiche fondamentali: attenzione, protezione, affidabilità ed efficacia: tratti che vengono studiati già dagli anni Ottanta -spiega Vielmi-. Sono animali che creano un legame profondo con il bestiame. E quindi con il territorio dove i capi pascolano e li difendono da qualsiasi minaccia o elemento estraneo che si avvicini”.

Pur non azzerandole completamente, la presenza di cani pastori può rappresentare un buon deterrente alle predazioni da parte dei lupi e di altri carnivori: “Se ci si pone l’alternativa tra un negozio in cui è tutto gratuito e uno in cui invece la merce si paga, non abbiamo dubbi su quale scegliere per rifornirci -argomenta la referente di DifesAttiva-. Di fronte a un gregge di pecore incustodito, il lupo fa la stessa cosa. Quando si trova davanti a un ostacolo inizia ad analizzarlo per trovare delle strategie con cui raggiungere il suo obiettivo. Gli allevatori che osservano da anni queste dinamiche le descrivono come una vera e propria sfida tra cani e lupi”.

Ma dotarsi di uno o più animali e portarli in mezzo alle pecore non basta per affrontare il problema delle predazioni. “Il cane deve essere cresciuto e allevato adeguatamente. Se il pastore ha già un branco equilibrato, con cani di diversa età, l’inserimento di un nuovo cucciolo o l’allevamento di quelli nati tra i presenti è più semplice. Ma se non ci sono cani adulti, deve essere il pastore ad assumersi questo compito -spiega Vielmi-. E qui, spesso, arriva il tasto dolente: non sempre l’allevatore riceve il supporto di cui avrebbe bisogno. E questo può causare problemi”.

DifesAttiva offre agli allevatori che vogliono fare ricorso ai cani da protezione una consulenza mirata per iniziare questo percorso. E anche il progetto Life WolfAlps Eu dedica particolare attenzione a questo tema, evidenziando come i cani da guardiania rappresentino un efficace strumento di protezione del bestiame dagli attacchi del lupo, ma possono anche essere la causa di alcune problematiche: “Potrebbe, a volte, succedere che il cane manifesti aggressività verso gli esseri umani e i loro simili, ma questo comportamento non è la norma, bensì la conseguenza di qualcosa che è andato storto”, sottolinea Vielmi. Per il cane impegnato nella difesa di un gregge, infatti, anche un escursionista o un cercatore di funghi possono rappresentare una minaccia se si avvicinano troppo al bestiame perché riconosciuti come elementi estranei. “Da un lato è necessario che i cani siano cresciuti bene e socializzati nel modo corretto. Ai cani, specialmente quelli privi di una guida più matura o anziana, devono essere dati gli strumenti per capire come affrontare ogni situazione con equilibrio e senza entrare in conflitto con i fruitori del territorio -riprende Vielmi-. Dall’altro è importante che anche gli escursionisti e tutti coloro che, a vario titolo, frequentano la montagna imparino a relazionarsi anche con questi animali”. Evitare di avvicinarsi troppo o di passare in mezzo al bestiame, allontanarsi lentamente quando i cani iniziano ad abbaiare, conducendo la bicicletta a mano se si sta viaggiando su due ruote sono alcuni dei buoni comportamenti da adottare in queste situazioni.

Per affrontare le diverse problematiche collegate alla gestione dei cani da guardiania DifesAttiva in collaborazione con la cooperativa Eliante di Milano e l’associazione “Io non ho paura del lupo” stanno lavorando a una proposta di legge che preveda un inquadramento specifico del cane da protezione, tutelando il lavoro svolto da questi animali e il loro benessere. Tra le varie richieste, c’è anche quella di istituire un registro nazionale ad hoc.

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