Diritti / Opinioni

Chi restituisce un volto ai numeri

Il “sogno” della onlus “L’Abbraccio”, capace di costruire, dal 2005 a oggi, una scuola, un ospedale pediatrico e un’azienda agricola a Sokpontà, nel Sud del Benin. Il racconto di Luigi Montagnini, medico senza frontiere

Tratto da Altreconomia 218 — Settembre 2019
© L'Abbraccio ONLUS

A Fubine Monferrato, meno di duemila anime, alla festa della onlus “L’Abbraccio”, i cui principali progetti sono in Benin, qualche sedia è stata prestata dalla “Lega Nord”. Sono le dinamiche del “mondo piccolo” di Guareschi. Quando qualche settimana dopo a Fubine è arrivato il ministro dell’Interno Salvini, sarà stato lieto di sapere che le sedie della Lega avevano sostenuto un’organizzazione che aiuta gli africani “a casa loro”. In realtà gli amici di “L’Abbraccio” sanno bene che aiutare le persone a casa loro è il cuore di ogni progetto umanitario, senza distinzione di colore politico. Le ONG esistono per questo. Lo sa bene anche Pino Di Menza, fondatore de “L’Abbraccio”. Due occhi azzurri di bambino. Il cuore di chi ha sofferto in prima persona, ma ha saputo farsi carico della sofferenza degli altri. I modi diretti e sorridenti di chi è consapevole di stare costruendo qualcosa di grande ma continua a esserne stupito. È stata questa la sorpresa di “Africare”, la manifestazione dedicata a tutte le associazioni di volontariato della provincia di Alessandria, che si è tenuta a Fubine a fine giugno. La sorpresa è stata ascoltare Pino, mentre racconta la storia di un sogno. È immaginare che l’impegno di una comunità, iniziato con l’acquisto di un’ambulanza per la Croce Rossa, abbia saputo costruire, dal 2005 a oggi, una scuola, un ospedale pediatrico e un’azienda agricola a Sokpontà, nel Sud del Benin. Benin. Un Paese di quasi 11 milioni di abitanti che ha un alto livello di disparità tra ricchi e poveri, città e campagna, maschi e femmine. “Uno dei problemi più gravi che il Benin deve affrontare è il traffico dei bambini: migliaia di bambine e bambini vengono acquistati e venduti, per finire nelle piantagioni della Costa d’Avorio, nelle fabbriche della Nigeria o nelle abitazioni di persone benestanti”, racconta Di Menza.

7% è la percentuale di bambini delle comunità rurali del Benin che può utilizzare toilette o latrine igienicamente sicure

Sokpontà. Uno di quei posti che devi per forza inserire in un motore di ricerca perché altrimenti su una mappa non avresti idea di dove andare a trovarlo. Scorrono le immagini della scuola materna e di quella elementare frequentate da 250 bambini, perché l’istruzione è “il mezzo determinante, basilare, assolutamente irrinunciabile, per far sì che un popolo si affranchi dalla schiavitù della dipendenza”; del collegio per le bambine con particolari difficoltà economiche o che abitano molto lontano dalla scuola; dell’“Hôpital des Enfants”, con il nuovo reparto di Neonatologia con i 20 lettini-culline tutti occupati e con le sale operatorie perfettamente attrezzate; ma anche le immagini delle centinaia di galline ovaiole, del vivaio e dell’orto da poco terminato, con i primi frutti “che serviranno per i bambini ricoverati in ospedale, spesso denutriti, ma anche per dare lavoro alla gente del villaggio e a produrre un sano sviluppo economico”. Sono tante le realtà che “prestano soccorso”. È sempre emozionante conoscerne da vicino una così straordinaria. “Improvvisamente, abbiamo smesso di guardare i migranti, abbiamo smesso di vederli uomini, di vederli donne e di vederli bambini. Sono numeri, numeri che arrivano […], numeri che muoiono o che non muoiono. […] Numeri e non più esseri umani”, ha scritto Roberto Saviano. I migranti sono persone che non avevano alcuna speranza a casa loro. Restituire loro una possibilità nel loro Paese, come fanno i tanti Pino Di Menza, o soccorrerli quando cercano di fuggirne via, come fanno le Carola Rackete, sono la diastole e la sistole dello stesso battito di cuore che cerca di restituire un volto ai numeri.

Luigi Montagnini è un medico anestesista-rianimatore. Dopo aver vissuto a Varese, Londra e Genova, oggi vive e lavora ad Alessandria, presso l’ospedale pediatrico “Cesare Arrigo”. Da diversi anni collabora con Medici Senza Frontiere.

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